Una frase lunga un libro #4: Iosif Brodskij – Fondamenta degli incurabili

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Una frase lunga un libro #4: Iosif Brodskij – Fondamenta degli incurabili – Adelphi (prima edizione 1991, ultima ristampa 2014) – traduzione di Gilberto Forti

 

E giurai a me stesso che se mai fossi riuscito a tirarmi fuori dal mio impero, per prima cosa sarei venuto a Venezia, avrei affittato una camera al pianterreno di un palazzo, in modo che le onde sollevate dagli scafi di passaggio venissero a sbattere contro la mia finestra, avrei scritto un paio di elegie spegnendo le sigarette sui mattoni umidi del pavimento, avrei tossito e bevuto; e quando mi fossi trovato a corto di soldi, invece di prendere un treno mi sarei comprato una piccola Browling di seconda mano e, non potendo morire a Venezia per cause naturali, mi sarei fatto saltare le cervella.

È probabile che non esista altra frase al mondo che sappia rendere meglio l’amore per Venezia e il suo trascinarti all’interno, nel suo sotto. Entri a Venezia e, se ne scovi la chiave, le appartieni. Venezia, invece, a te non apparterrà mai. Brodskij questo lo sapeva benissimo e lo mise anche in poesia. Prima, però, di analizzare la frase, diciamo del libro. Fondamenta degli incurabili è un libro che racconta la capacità di immedesimarsi, che spiega che cosa significhi far parte di qualcosa senza il vincolo della Patria (concetto chiaro a molti scrittori); di più: immedesimarsi a Venezia, con Venezia, vuol dire fondersi davvero, mischiarsi all’umido e alla bellezza Quando, in questa città, avverti una fitta alle ossa, sai che è l’umidità, la senti, e quando la riconosci senti anche una fitta al cuore, perché quello che ti è entrato dentro è molto più dell’umido. È un’altra maniera di guardare le cose, è riconoscere la bellezza, un tipo diverso di bellezza, sentirla un po’ tua e, contemporaneamente, avere la certezza di non poterla raggiungere: Perché noi andiamo e la bellezza resta. Brodskij, stesso, nel libro spiega che la bellezza non la si può nemmeno raccontare.

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Brodskij arriva la prima volta a Venezia in una sera di inverno, come tutti dovrebbero arrivarci; per prima cosa si innamora di un odore, quello delle alghe ghiacciate, che poi racconterà come sinonimo di felicità. La Venezia di Brodskij sarà quella delle alghe ghiacciate, dell’inverno, della nebbia, del rumore dei passi nel buio, della bellezza e del suo doppio. Amerà così tanto l’inverno veneziano che quando il suo editor, un giorno a New York, gli domanderà: «Si può sapere cosa ci vai a fare in quella stagione?», si prenderà un po’ di tempo e giungerà alla conclusione che nessuna delle cose pensate sarebbe la risposta adatta e risponderà: «Be’, è qualcosa come Greta Garbo al bagno.» Che meraviglia.

La mia copia di Fondamenta degli incurabili è sottolineata un po’ ovunque, ci sono anche delle doppie sottolineature, delle quali non ricordo il motivo. Ci sono, aggiunte a matita, qua e là, delle parole di esultanza. Leggere questo libro può essere un viaggio esaltante, negli anni ho capito che sottolineavo non soltanto per la bellezza della prosa di Brodskij, ma anche perché mi stavo riconoscendo, capivo le sensazioni, le emozioni, vedevo cose non sempre visibili e quasi impossibili da raccontare, a meno che tu non sia Iosif Brodskij. Quando scendo dal treno a Venezia e vado verso i vaporetti, cerco – se è inverno – quell’odore e sento l’acqua sotto i piedi e non ne ho paura. La frase scelta oggi l’ho imparata a memoria, da subito, lì c’è tutta la Venezia del poeta russo. L’uomo che aveva fatto proprie le ragioni dell’acqua alta e del silenzio, arrivando a scrivere che a Venezia si può versare una lacrima in diverse occasioni e, soprattutto: una lacrima è il modo con cui la retina – come la lacrima stessa – ammette la propria incapacità di trattenere la bellezza. Nel desiderio di comprare una pistola, chiunque ami Venezia, che ci sia nato o meno, la ami profondamente, può trovare la certificazione di un’immagine, di un pensiero sfuggente, che qualche volta ha fatto capolino nella mente: vivere la bellezza e la diversità (complessità) di Venezia significa starci e avere voglia perfino di morirci, l’unica maniera di farne parte. A volte si aspetta il vaporetto col buio, con la nebbia, si sente il rumore dell’attracco e si sente l’acqua, un quasi niente che, invece, è quasi tutto.

Iosif Brodskij è da leggere sempre, come poeta, narratore, saggista. Fondamenta degli incurabili è indispensabile sia per riconoscersi, sia per aver voglia di imparare a farlo. Un libro di rara e struggente bellezza.

© Gianni Montieri

su Twitter @giannimontieri

5 comments

  1. Gentile Gianni Montieri, non trovo alcuna differenza tra questo suo (splendido elegante ed appassionato) testo e la sua poesia: una scrittura alta e convincente. Concordo inoltre col fatto che questo libro di Brodskij vada meditato e segnato: chi ama un libro ha con esso anche un rapporto fisico.

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