Poesia latinoamericana #9: Roberto Juarroz

Poesia latinoamericana
Grandi autori del secolo XX

Il nono appuntamento con la poesia latinoamericana ci riporta in Argentina con Roberto Juarroz. Si avvia verso la conclusione il nostro viaggio tra le voci e le terre della poesia latinoamericana dello scorso secolo; viaggio che anticipa il prossimo progetto antologico di Raffaelli Editore, curato da Gianni DarconzaMario Meléndezun’antologia di voci poco note, le più, ai lettori italiani. Una buona occasione per colmare un vuoto e aprire un dialogo. [fm]

Roberto Juarroz
ROBERTO JUARROZ

 

Traduzione di Gianni Darconza
Selezione di Mario Meléndez

.

Roberto Juarroz (Argentina, 1925 – 1995). Poeta, saggista, bibliotecario e critico letterario. È stato membro dell’Academia Argentina de Letras. Ha ricevuto diversi riconoscimenti tra i quali vale la pena menzionare il premio Esteban Echavarría nel 1984, il premio Jean Malrieu a Marsiglia nel 1992, e il premio della Biennale Internazionale di Poesia a Liegi, in Belgio, nel medesimo anno. La sua opera è riunita sotto il titolo Poesía Vertical (14 volumi) ed è stata tradotta in diverse lingue. Dei suoi saggi vale la pena citare Poesía y creación (dialoghi con Guillermo Boido); Poesía y Realidad e Poesía, literatura y hermenéutica (conversazioni con Teresita Saguí).

LA VIDA DIBUJA UN ÁRBOL…

 

La vida dibuja un árbol
y la muerte dibuja otro.
La vida dibuja un nido
y la muerte lo copia.
La vida dibuja un pájaro
para que habite el nido
y la muerte de inmediato
dibuja otro pájaro.

Una mano que no dibuja nada
se pasea entre todos los dibujos
y cada tanto cambia uno de sitio.
Por ejemplo:
el pájaro de la vida
ocupa el nido de la muerte
sobre el árbol dibujado por la vida.

Otras veces
la mano que no dibuja nada
borra un dibujo de la serie.
Por ejemplo:
el árbol de la muerte
sostiene el nido de la muerte,
pero no lo ocupa ningún pájaro.

Y otras veces
la mano que no dibuja nada
se convierte a sí misma
en imagen sobrante,
con figura de pájaro,
con figura de árbol,
con figura de nido.

Y entonces, sólo entonces,
no falta ni sobra nada.
Por ejemplo:
dos pájaros
ocupan el nido de la vida
sobre el árbol de la muerte.

O el árbol de la vida
sostiene dos nidos
en los que habita un solo pájaro.

O un pájaro único
habita un solo nido
sobre el árbol de la vida
y el árbol de la muerte.

LA VITA DISEGNA UN ALBERO…

La vita disegna un albero
e la morte ne disegna un altro.
La vita disegna un nido
e la morte lo copia.
La vita disegna un uccello
affinché abiti il nido
e la morte subito dopo
disegna un altro uccello.

Una mano che non disegna nulla
passeggia tra tutti i disegni
e ogni tanto scambia uno di posto.
Ad esempio:
l’albero della vita
occupa il nido della morte
sull’albero disegnato dalla vita.

Altre volte
la mano che non disegna nulla
cancella un disegno della serie.
Ad esempio:
l’albero della morte
sostiene il nido della morte,
però non lo occupa nessun uccello.

E altre volte
la mano che non disegna nulla
tramuta se stessa
in immagine di troppo,
con figura di uccello,
con figura di albero,
con figura di nido.

E allora, solo allora,
non manca e non avanza nulla.
Ad esempio:
due uccelli
occupano il nido della vita
sull’albero della morte.

O l’albero della vita
sostiene due nidi
nei quali abita un solo uccello.
O un unico uccello
abita un solo nido
sull’albero della vita
e l’albero della morte.

.

ALGÚN DÍA ENCONTRARÉ UNA PALABRA…

 

Algún día encontraré una palabra
que penetre en tu vientre y lo fecunde,
que se pare en tu seno
como una mano abierta y cerrada al mismo tiempo.

Hallaré una palabra
que detenga tu cuerpo y lo dé vuelta,
que contenga tu cuerpo
y abra tus ojos como un dios sin nubes
y te use tu saliva
y te doble las piernas.
Tú tal vez no la escuches
o tal vez no la comprendas.
No será necesario.
Irá por tu interior como una rueda
recorriéndote al fin de punta a punta,
mujer mía y no mía
y no se detendrá ni cuando mueras.

UN GIORNO TROVERÒ UNA PAROLA…

Un giorno troverò una parola
che penetri nel tuo ventre e lo fecondi,
che si fermi sul tuo seno
come una mano aperta e chiusa al tempo stesso.

Troverò una parola
che trattenga il tuo corpo e lo rigiri,
che contenga il tuo corpo
e apra i tuoi occhi come un dio senza nubi
e usi la tua saliva
e ti pieghi le gambe.
Forse tu non l’ascolterai
o forse non la comprenderai.
Non sarà necessario.
Andrà dentro di te come una ruota
percorrendoti infine da un estremo all’altro,
moglie mia e non mia
e non si fermerà neppure quando morirai.

CALLAR ALGUNOS POEMAS…

 

Callar algunos poemas,
no traducirlos del silencio,
no vestir sus figuras,
no llegar ni siquiera a formarlas:
dejar que se concentren como pájaros inmóviles
en la rama enterrada.

Solo así brotarán otros poemas.
Solo así la sangre se abre paso.
Solo así la visión que nos enciende
se multiplicará como los panes.

Los poemas acallados
nos prueban que el milagro es siempre joven.
Y al final, cuando todo enmudezca,
tal vez esos poemas
hagan surgir también otro poema.

TACERE ALCUNI POEMI…

Tacere alcuni poemi,
non tradurli dal silenzio,
non vestire le loro figure,
non arrivare neppure a formarle:
lasciare che si concentrino come uccelli immobili
nel ramo sotterrato.

Solo così germoglieranno altri poemi.
Solo così il sangue si fa strada.
Solo così la visione che ci accende
si moltiplicherà come i pani.

I poemi zittiti
ci dimostrano che il miracolo è sempre giovane.
E alla fine, quando tutto tacerà,
forse quei poemi
faranno sorgere anche un altro poema.

2 commenti su “Poesia latinoamericana #9: Roberto Juarroz

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