Carissimo Luigi

luigi

Carissimo,

fossi vivo non esordirei così, ma tu sei andato a farti il giro lungo, e poi sarà un ricordo pubblico, quindi consentimi un po’ di scenografia. Avevo pensato di scrivere, uno dietro l’altro, tutti gli sms o whatsapp che avrei voluto mandarti quest’anno, sarebbe stata una cazzata. Insomma, dove li avrei mandati? Non so nemmeno che prefisso ci sia dalle tue parti, di sicuro non vale il +39. Per farti stare tranquillo, ti dico subito che la tua Juve è prima, certe cose non cambiano, solo che degli arbitri non si occupa più Moggi, secondo me col primo rigore concessovi contro la Roma c’entri tu, ma non voglio approfondire. Siamo sotto Nobel e vendemmia, nessuno dei nostri ha vinto, nemmeno quest’anno. Ha vinto Modiano, che non è nemmeno dei loro, da Einaudi son tutti lì a cancellare il nome di Murakami dalle fascette. La buona notizia (per me, per te e per tutti quelli che hanno un po’ di fantasia) è che Michele Mari è arrivato in finale sia al Campiello che al Viareggio, no, non ha vinto, ma per fortuna hanno vinto due bravi scrittori con due ottimi libri: Pecoraro e Fontana. Un po’ di luce, un po’ di respiro.

Davvero vuoi sapere dello Strega? Secondo me sai già tutto, non perché tu adesso veda ogni cosa, ma perché nulla è cambiato. Scurati ha sfiorato la vittoria, ma non ha vinto, pare sia fissato con i massaggi, li piazza in ogni libro e per farli venire bene li copia dai romanzi precedenti, vabbè ma queste sono fesserie. Siamo a ottobre, pazzesco che sia già passato un anno, non trovi? È stato un anno fortunato, ho letto dei bei libri. Tre, credo, ti sarebbero piaciuti particolarmente: Stati di grazia di Davide Orecchio, perché è un libro che porta via senza abusare della pazienza del lettore, ed è bellissimo. Il secondo è Critica portatile al visual design di Riccardo Falcinelli (e qui c’entra Rachele), perché è un libro che insegna un sacco di cose e a te piace imparare. Il terzo è Cartongesso di Francesco Maino, per la maniera in cui usa la lingua. Lui mi ha ricordato quel “passo di Palassolo” (e il complimento lo sto facendo a Maino). Tante cose belle, in ogni caso, è appena uscito Pynchon e sto leggendo Lagioia, che promette bene. Adelphi ha da poco pubblicato I Diabolici, qualcuno l’ha fatta passare per una novità, cose che capitano, me l’avevi detto che l’editoria è un mondo dove le omissioni regnano sovrane.

L’avvocato ha un nuovo taglio di capelli e la barba (sì, mi ha copiato). Paolacci vive al mare e ha un sacco di idee pazze e buone, come sempre dovrebbero essere le idee. Anna e io abbiamo un secondo cane, femmina anche questa, e anche questa si sarebbe sdraiata sul tuo pavimento, sentendosi al sicuro. Il giorno del mio compleanno abbiamo letto delle cose tue in un posto dove non saresti mai venuto, in una sera in cui non ti saresti mosso da casa, siamo fatti così. Mi è capitato di pensare spesso a quella volta che ci incontrammo a piazza del Duomo per caso, ti ricordi? Ci conoscevamo ancora poco ed entrambi eravamo un po’ imbarazzati, poi mi dicesti «Noi non ci siamo visti.», ridemmo entrambi e ho capito che saremmo diventati amici. Sento la tua mancanza. Dico spesso, scherzando, che io e te non abbiamo mai lavorato insieme, per fortuna di entrambi, ma in realtà invidio molto chi c’è riuscito. Mi manca il nostro scambio quotidiano con le robe serie mischiate alle cazzate. Mi piacerebbe poter passeggiare ancora con te, a Bologna o a Milano o a Sarzana, e ordinare acque toniche a tarda sera in faccia a camerieri stupiti. Mi piacerebbe che il Napoli schiantasse la Juve, solo per telefonarti la mattina dopo. Comunque Facebook da quando non ci sei più è una bella rottura di maroni. Non sto qui a dirti quali scrittori dobbiamo aggiungere alla nostra lista Antipatici e quindi non li leggiamo, non ho molti nomi nuovi, forse sto invecchiando. Ah, ti ho dedicato un libro, a tradimento, a tua insaputa, giusto per renderti un po’ di pan per focaccia. Vabbè, stammi bene.

Gianni

***

La volta dei piccioni la ricordo
più di tutte, la poca confidenza
che avevamo allora, l’incrocio
degli sguardi in Piazza Duomo
due mezzi sorrisi, il tuo prima
del mio, poi la stretta di mano
e tu cospiratore a dire: “Noi
non ci siamo visti”. Sembravi
più piccolo in tutto lo spazio
di Milano. Non so più
chi mi domandò di te
dribblammo poi  i piccioni
in direzioni opposte
“Il più bravo di tutti” risposi
facendo il bullo in Galleria.

 

***

Ps: scusa se ti ho fregato la foto

Un commento su “Carissimo Luigi

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