Filippo Tuena – Quanto lunghi i tuoi secoli (Archeologia personale) – (due parole su)

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Filippo Tuena – Quanto lunghi i tuoi secoli (Archeologia personale) – ed. Pro Gigioni Italiano 

 

Ti dovevo questo, prima o poi. Per il molto che ti ho tolto e per quello che, pur togliendoti molto, ti ho consegnato vergine, pulito dalle scorie, dai rimorsi e dai ricatti affettivi. È con la memoria che cercherò di consegnarti la storia che ti precede . Consideralo una sorta di risarcimento, te ne renderai conto se non ora, col tempo. Quel che ne farai non è argomento di discussione. Con ogni probabilità non riuscirò a saperlo, il tempo non me lo concederà perché dovrò svanire anch’io perché tu abbia consapevolezza di quel che è accaduto. Pure ho qualche pensiero e rischio qualche azzardo. Azzardo relativo, perché ormai si lavora solo con le parole, occorre dirlo, assai meno feroci degli eventi. Non che manchino di forza ma ormai ho la consapevolezza che l’uso delle parole ha sempre qualcosa di consolatorio. Forse perché ogni libro che si scrive per essere una lettera d’amore dove si trovano giustificazioni per errori commessi, si sottovalutano le omissioni, si abbelliscono le circostanze. Ma quello che racconto è quel che mi è rimasto ed è questo quello che ti consegno. […]

Comincia così Quanto lunghi i tuoi secoli di Filippo Tuena, con una lettera a Cosimo, il figlio, dal titolo Senza destino. L’autore scrive al figlio e apre un varco nella memoria. E racconta, meravigliosamente. Le prime cento pagine, più o meno, rappresentano il vero viaggio nel passato. Le partenze alle origini di tutto, le foto che saltano fuori, vecchie lettere. I nonni, le case di Roma, la Svizzera, la guerra. Una galleria d’arte, gli studi, un bar che non c’è più. I viaggi. Questo, però, non è un diario, è un racconto vero e proprio. La memoria che si fa narrazione in splendide pagine, che si ricompone su carta.

Filippo Tuena si cimenta nel complicatissimo doppio compito: fare ordine e rendere testimonianza. Qui entriamo in gioco noi lettori, noi che non potevamo permetterci il lusso di frugare tra le carte dello scrittore e creargli scompiglio sulla scrivania, ma che possiamo leggere e appassionarci.
Ci sono elementi molto diversi in questo libro: racconti, poesie, prose sparse, appunti di un viaggio in motocicletta, recensioni, scritti teatrali. Ci sono brani editi e inediti. La prosa di Tuena è bella e affascinante come al solito. Indimenticabili le pagine della sezione Città Straniere. Gli appassionati di Bob Dylan potranno leggere (o rileggere) la meraviglia di Like a Rolling Stone (apparso in rete su ‘Nazione Indiana’). Poi Scott e Shackleton, che non potevano mancare.
Quando si aprono i cassetti, è facile che ci si trovino dentro le cose che ci hanno tirato su: dallo giocare con i soldatini alle canzoni dell’adolescenza, agli studi e alle passioni. Ed è impressionante come i cassetti di chi scrive, a volte, somiglino a quelli di chi legge; lì però non c’entrano più i ricordi che restano personali, c’entra come li si porta a conoscenza degli altri, quindi, nel caso di Tuena, come li si scrive. A quel punto saltano fuori odori, immagini sbiadite, tentativi andati a vuoto e cose riuscite: l’archeologia personale di tutti.

Una delle poesie più belle di Tuena, Viale Mencacci, comincia così:

Scriverò romanzi di tutto questo.
Di tutto.

Appunto.

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