“[Ecosistemi]” (L’arcolaio 2013) di Gianluca D’Andrea. Alcune poesie

Gianluca D'Andrea, [ecosistemi]

.

Ora il vuoto sbriciola
minuzie estive,
senti la polvere di primavera
su pianure esterne.

Oggi non si accettano i salti,
la gioia condivisa

nella creazione
sperma sulle spalle
spruzzi e zampilli
escrescenze d’arti e tronchi imbestialiti

una lingua sulla scarpata
l’accesso negato
e il mondo risospinto nell’arcadia
dei rapporti.

.

***

Bave animali invertono i suoni
percussioni invasive
il mondo è un altro ordine
evirare la possanza dei monti
una figura somma, delinquere minerali

oggi invento la mia lingua
su scarpate fossili
slanci di pietra

e mi arrocco
vedo le labbra del disgusto – la lebbra –
putredini, ossate maleolenti
sul mio viso

chiuso nella valle
dove chi detiene si appresta
appronta la montatura

striature di nero
nella gloria, fuori alibi
l’ircocervo si spulcia
rilasciando fioriture e detriti.

.

***

SENSITUDINE

Ammazzano a più non posso,
che poi carne è carne offende
il pudore che la lingua salta
nei video o nelle strane fermate
in cui s’inventa una storia d’amore.

Sono allo stremo della decenza stravolta
e ancora una volta l’origine affianca
un valore alla massa
e fa dello slancio un ordine,
per quanto occluso,
un desiderio d’amore.

.

***

ISOLAMENTI

Distrutto sia il pastore da se stesso,
case su case e nuove architetture
sciamano nello scarico del cesso.

Distratto dal rumore del tuo mondo
s’increspa la mia pelle e le storture
di membra che scaracchiano l’immondo.

Amori, fresche acque, dolci storie
romantiche di un tempo, graffi estorti
a un uomo strangolato, alla memoria
di candide violenze, grembi sporchi.

.

***

IMBRATTAMENTO

Sporcare per dare un ordine al caos
è già un paradosso, sgorgare per dare
senso a una vita in comune
non è un dilemma. Sul versante
della dissacrazione l’azione non è riuscita,
più sobria sarebbe la candida
espressione del tutto si muove come l’autore
vuole o toccare altri tasti, da questo
(«questo» all’infinito) l’errore.
La finzione è già del bambino che gioca
e attraversa il suo tempo.

Il fatto poi che un’idea
debba violentare la primigenia carenza
è il modo di fare in modo
che un mondo s’inventi una speranza,
come vivere in comune un’emozione
o l’emozione di essere fuori di sé,
nell’estasi d’adorazione,
splendore che riluce dove oscuro è.

.

***

CERCAVO LA CLAUSURA

Cercai quel calore infantile,
quel caos d’insorgenze, afrori e ludi
da appiccicare allo studio di parole,
amori madidi e candore
per esperire contatti attuali.

Albedo, lucore di cavi, paesaggi vulcanici
avvertono l’imminenza minerale,
un corpo litico
e la fusione in cui articolare
solidi gesti, cloni,
stimmi febbrili.

.

***

PAROLE – [ALTRI ECOSISTEMI]

La lingua mi è esplosa,
nulla regge
nessuna stessa sorregge
un solo verso,
solo un grumo –

acidi cosmici e condensa,
una polpa viscida,
unta, vischiosa
che s’ama
s’accoppia
s’accavalla
smostrandosi –
dal pallore al groviglio
le membra s’incrostano.

Polpa insincera
è tutto aggettivi
solo salti e dilettanza
nessuna costruzione o sistema,
un solo pensiero
tutto.

.

_______________

Gianluca D'AndreaA tre anni dalla plaquette Evosistemi e a quattro dai testi apparsi in rete già col titolo Ecosistemi, Gianluca D’Andrea amplia la riflessione avviata sin dal 2006 e reinnesta, rivisto nell’impianto, quel primo germe nella nuova raccolta [Ecosistemi] (L’arcolaio, 2013).
Il serrato discorso metapoetico è dilatato per tutta la lunghezza della raccolta, e vien da supporre pure oltre la cornice stessa come fossimo posti tutti innanzi a qualcosa che ancora cresce nell’autore e di conseguenza nella poesia stessa. Una poesia che interroga sé stessa e ricerca in questo procedere non solo la motivazione dell’espressione artistica, bensì la ragione prima di un profondo attaccamento alla vita nonostante tutto il marcio presente nel vivere quotidiano, per superare il marciume stesso (come già notava Stefano Guglielmin all’indomani dell’uscita di Evosistemi). È difatti la costruzione di [Ecosistemi] ad autorizzare una tale ipotesi dal momento che l’ultima sezione porta l’emblematico e polisemico titolo di In-Formare (che risponde a distanza alla prima In-Vo­luto), punto di momentaneo approdo dopo una sorta di gioco a rincorrersi di temi e sezioni (ne siano la prova le due sezioni Ecosistemi Ritorno a Ecosistemi).
La dedica ad Andrea Zanzotto ha l’immediata funzione di contestualizzare questo nuovo percorso e allontanare i capitoli più lirici della produzione precedente di D’Andrea (penso sia a Chiusure sia, e so­prat­tutto, a Canzoniere I, raccolte uscite entrambe nel 2008). Ma la dedica è anche altro: è sia espres­sione del riconoscimento di un interlocutore in assenza, sia il segno di una continuità di dialogo con l’uomo così come è stato condotto dal poeta di Pieve di Soligo negli ultimi vent’anni, con le ultime raccolte. Se i paesaggi geografici sono diversi, uguale è il dolore espresso dai due nel guardare il degrado dell’uomo. La differenza sta nella freschezza dell’invettiva di D’Andrea che non vuole per nulla emulare la voce forte ma stanca del grande maestro. Spetterà ai critici entrare nel reticolato di queste poesie volutamente diseguali nella forma, scelta stilistica che rende all’istante la frantuma­zione di ogni nesso, di ogni nodo.
Spetta invece al lettore – se vorrà – superare l’apparente ostacolo di una lingua forzata nuovamente dal suo interno e lasciarsi condurre in questa inquieta disamina della vita. [f.m.]

Gianluca D’Andrea (Messina, 1976) è poeta, critico e traduttore.
Suoi testi, interventi critici e traduzioni sono disseminate in varie sedi: antologie, riviste italiane e sul web.
Ha pubblicato: Il Laboratorio (Lietocolle, 2004); Distanze (2007, scaricabile al sito http://www.lulu.com); Chiusure (Manni, 2008); Canzoniere I (L’arcolaio, 2008); Evosistemi (Edizioni L’Arca Felice, 2010).
Il suo sito web è all’indirizzo http://gianlucadandrea.wordpress.com.

11 comments

  1. Un sentito ringraziamento ai redattori di poetarum silva. In particolare a Fabio Michieli, che sempre ci onora, ospitandoci. Conto molto su questa prova del mio autore Gianluca. Grazie, grazie di nuovo!! Vs Gianfranco!!!

    Mi piace

  2. gianluca sono davvero bellissime. spero di prendere al più presto il lbro. sembra davvero densissimo. la linea zanzottiana è evidentea la lingua mediterranea lirica gli dà quel quid che dal mio punto di vista fa la differenza. davvero davvero complimenti anche a fabio per la sua puntuale analisi (anche se su questo ormai non ho nessun dubbio). sempre cose di qualità su poetarum. bravi ragazzi

    Mi piace

    1. attraverso l’immagine di copertina si può accedere direttamente al sito dell’editore Arcolaio e quindi procedere all’acquisto della raccolta di Gianluca.

      lo scarto linguistico delle poesie di Gianluca sono in un certo senso la risposta mediterranea alla solidità (o mollezza?) collinare di Zanzotto.
      la lingua del resto è un pendant del paesaggio geografico, come già notò Guglielmin all’epoca di “Evosistemi”

      Mi piace

      1. Leggendo l’intera raccolta potrebbe chiarirsi la scelta stilistica tesa allo scontro con un reale degradato e la traccia tematica ecologica accostabile ad alcune prospettive aperte dall’ultimo Zanzotto (quello del dopo trilogia e dei topinambùr). L’espressionismo, evidenziato a suo tempo da Mimmo Cangiano, va rintracciato nell’approfondimento della temperie critica che diede avvio all’esperienza vociana, al tentativo etico di rispondere a un disagio storico in crisi di riferimenti e tecnologicamente in forte progressione (anche il riferimento a Rimbaud va letto in questa direzione). [Ecosistemi] è, nelle intenzioni dell’autore, per necessità un libro etico, spero possa raggiungere il lettore questa tensione. Ringrazio gli intervenuti, in particolar modo Fabio Michieli, per l’attenzione, per sensibilità critica

        Mi piace

  3. Leggendo l’intera raccolta s’intravede la traccia tematica effettiva e inglobata nelle scelte linguistiche e stilistiche: l’ecologia collegabile alle riflessioni dell’ultimo Zanzotto (vedi topinambùr nelle raccolte finali, dopo la trilogia per intenderci). La spinta espressionistica nasce dal disaccordo critico nei confronti dell’attuale, come evidenziato da Mimmo Cangiano un’altra sede, occorre riconsiderare la temperie storica in cui sorge l’esperienza vociana, la crisi etica così tanto accostabile all’odierno. [Ecosistemi] vuole essere un libro etico, spero di essermi avvicinato a qust’intenzione. Ringrazio gli intervenuti, in special modo Fabio Michieli per l’attenzione e la sensibilità critica.

    Mi piace

I commenti sono chiusi.