in-side stories #18 – Angeli

foto gm - biennale architettura 2010

in-side stories #18 – Angeli

Il messaggio da parte del suo angelo gli venne recapitato quando mancava poco alla fine dell’incontro. Era la seconda volta che partecipava a questa specie di meeting. Si svolgevano in una casa appena fuori città. Una casa bellissima. C’era questa tizia che parlava con gli angeli, li vedeva e cose del genere. Ti iscrivevi, versavi una quota, ascoltavi le storie che raccontava, poi arrivavano i messaggi per i partecipanti, i più fortunati, perché non era detto che il tuo angelo avesse un messaggio da darti o che avesse voglia di parlarti. Per come la vedeva lui, alcuni dei partecipanti avevano un aspetto, un modo di fare, che l’angelo di pertinenza avrebbe lasciato l’incarico solo a vederli.

La tizia gli appoggiò la mano sulla spalla e disse: «Il tuo angelo ha due messaggi per te, vuoi ascoltarli?» «Certo, voglio dire, siamo qui apposta no? Tutta la faccenda è questa no? ascoltare il messaggio?» Lei chiuse gli occhi e sorrise: «Devi lasciare il tuo lavoro e aprire un laboratorio di dolci vegani e perdonare tuo padre.» Ma che cazzo significava? Era rimasto lì tutta la sera ad ascoltare la predica e tutti i messaggi che ricevevano gli altri per questo? I tizi per i quali la posta era arrivata prima, si erano sentiti consigliare abbracci, annunciare ritorni di mogli partite con chissà chi e per chissà dove, nascite di figli, fratelli rilasciati sulla parola, trasferimenti in città più belle di quella topaia. A uno addirittura era stata promessa una medaglia d’oro alle olimpiadi, uno che a vederlo non aveva mai fatto sport in vita sua. E a lui toccavano i dolci vegani? E peggio ancora di perdonare quel bastardo di suo padre? Guardò la tizia che continuava a tenere gli occhi chiusi e le chiese se fosse sicura che i messaggi fossero proprio quelli e quelli soltanto. Lei rispose con un cenno affermativo della testa. Passò a quello dopo di lui per il quale il messaggio diceva di non stare in pena che presto tutto si sarebbe risolto. Il succo della serata era che gli angeli avevano tolto l’angoscia a tutti meno che a lui. Il suo angelo doveva essere un dannato figlio di puttana. Si alzò e se ne andò ancora sconvolto. Non partecipò mai più a quegli incontri.

Negli anni successivi la sua vita prese una certa piega. La fabbrica di arredi per cui lavorava, fallì. Visse per un po’ con il sussidio di disoccupazione. Sua moglie disse che visto come stavano andando le cose se ne sarebbe andata via per un po’. Pensò che non l’avrebbe più rivista, fanculo. Suo padre morì l’estate successiva. A quei tempi non aveva preso nemmeno in considerazione l’ipotesi di perdonarlo. Né lo avrebbe fatto a posteriori.  Andò a vivere in un’altra città. Prese a bere moltissimo. Poi smise. Lavorò come meccanico. Intanto, di sera, faceva il cameriere in un ristorante. Si licenziò da entrambi i lavori. Cambiò di nuovo città. In questa seconda città ebbe una donna. Questa donna aveva una lavanderia in centro, lavorò per lei. L’anno dopo la donna lo lasciò e lo licenziò.  Cambiò città. Trovò lavoro in una ditta di trasporti. Faceva consegne con un furgone bianco e rosso. Gli piaceva il rosso. Ebbe qualche saltuaria relazione. Si era trovato un paio di buoni amici. Questo lavoro gli piaceva. Una mattina mentre faceva il suo giro di consegne, una bella mattina di febbraio, si trovò coinvolto in un incidente stradale. Era certo che la precedenza fosse sua, l’altro tizio, che guidava una vecchia Audi nera, non la pensava allo stesso modo. Una parola tira l’altra e il tizio dell’Audi lo accoltellò. Morì sul colpo. In tutti quegli anni il pensiero di fare il pasticciere vegano non l’aveva mai sfiorato.

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© Gianni Montieri

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Vasco Rossi – Gli angeli (Album: Nessun pericolo per te, 1996)

Quello che si prova
non si può spiegare qui
hai una sorpresa
che neanche te lo immagini
dietro non si torna
non si può tornare giù
Quando ormai si vola
non si può cadere più….
Vedi tetti e case
e grandi le periferie
E vedi quante cose
sono solo “fesserie”…
E da qui….e da qui…
…qui non arrivano gli angeli
con le lucciole e le cicale..
E da qui….e da qui….
“non le vedi più quelle estati lì”
“quelle estati lì”

Qui è logico
cambiare mille volte idea
ed è facile
sentirsi da buttare via!!
Qui non hai “la scusa”
che ti può tenere su
Qui la notte è buia
e ci sei soltanto tu
Vivi in bilico
e fumi le tue Lucky Strike
e ti rendi conto
di quanto le maledirai…..

E da qui….e da qui…
qui non arrivano “gli ordini”…
a insegnarti la strada buona…
E da qui….e da qui….
QUI NON ARRIVANO GLI ANGELI!!

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