Sergio Soda Spam (alcune poesie)

biennale architettura 2010 -foto gm

 

UNA TRAGEDIA DEL ‘94

Nel 1994 avrei dovuto trovare un equilibrio
tra il sogno e l’isolamento, e tu tra il sogno
e essere una troia. Non ci siamo riusciti, è un fatto

Ora io non so a cosa è valso il tuo vivere,
se così si può chiamare, e il mio non vivere,
se così si può chiamare

sono curioso però dei tuoi ricordi
Sapere se un cazzo casuale vale
le luci colorate della milano como
Se un bacio senza storia vale davvero nell’infinito,
perché delle luci io garantisco

(…)

n’è passata d’acqua sotto i ponti
io adesso davvero vorrei… io vorrei…
forse dimenticare tutto al posto tuo
E che tu versassi una lacrima per i miei giorni vuoti

 

POESIA: TI RICORDI COME TI HO CONQUISTATA?

Si discuteva di lana e ti dissi
che il cachemire non era la mia
Essa era lo shetland ruvido e luminoso

Poi rincarai la dose
Ti parlai di un pullover immaginario
Giallo e a pelo lungo
Elettrico che sapeva di limone

Ti dissi che lo avevamo in due sulla faccia della terra
Io e brian eno
Ridesti senza capire come una matta

Poi mi feci serio
“queste maglie con le loro trame non si trovano più”
Ma tu mi prendesti la mano e sussurrasti
“Io lo troverò”

Passarono gli anni
Di quell’oggetto nemmeno la traccia
Eravamo ostili sulla spiaggia dell’estate, il nostro inverno

La lana era lontana

 

POESIA: FOTOGRAFIE

In una ho la maglietta con lo squalo
Sono fuori dal balcone di the dream of naples
La luce mi bagna come un new waver popolare
La mia tradizione è tutta in vita

Poi in un’altra faccio ridere
Sono grasso e ho i pantaloni cortissimi per far vedere i burlington
Indosso la polo definitiva di best company, viola e verde

Poi c’è quella brandless
A edimburgo w l’anarchia c’è scritto
Non sono mai stato così preciso
I capelli sono sparati e ho i wayfarer

In un’altra c’è germana, attorno al subbuteo
Ho una lacoste gialla a strisce

Mi viene da piangere

 

Quando sei in albergo e fai colazione
E c’è il sole che ti bagna e la sera prima hai fatto l’amore
Con la donna che ti mangia di fronte
E le cade qualche briciola dalla bocca

Meglio ancora se fuori c’è una città ordinata
Non per forza gradevolissima
Oppure bellissima chissà ricca d’ori e spezie
E i taxi sono belli e silenziosi

Fai un patto con te stesso
Cerca di non fotografare la situazione per quello che è
Non essere il cronista di te stesso

Lavora per il ricordo e correggi la storia
Mettila in un luogo mitico di voi più che di te
Falsifica la memoria

 

UN’ALTRA STORIA DELLA PORNOGRAFIA (OMAGGIO A FRANCESCO FILIA)

L’ordine di leccare è perentorio quanto inutile
Chi sta lì sta lì per ubbidire
Assai più rivoluzionario risulterebbe un divieto
Assai più moderna un’inibizione

Ma l’ascolto ha una sola via
È impossibile uscire dalla fossa
La strada segnata dai corpi chiede solo i vermi
E la storia ammutolisce nella viscosità dei segni

 

POESIA: SE UNA NOTTE D’ESTATE UN PENDOLARE

a Saronno tutte le strade condussero a me
Nicoli mi narrò del sottopasso il primo giorno
il topos del santuario fu l’annuncio dei ragazzi
nei lembi del nuovo romanzo

Ma nel giro di sei anni divenni un habitué
Ogni donna rividi alla sera del teatro
La varesina costituì la mappa
Tanto che mi muovevo come se fosse una patria

Ci venni in tutti i luoghi allora
Dal sogno al pianto che non poteva mancare
Fino all’apparizione di un taxi

E finii dietro le sbarre a guardare la corsa vuota
A rivedere il film della stazione, della mia stazione
E poi feci le valigie Saronno, addio

 

POESIA UN PO’ SQUALLIDA: LA DOMENICA 

Domenica tu sei per me qualcosa
Che non so dire. Scendo a prendere il caffè
Con un amico e parliamo un po’ e tu sei con noi
Quasi non invitata ma attenta.

Ad ogni istante c’è quella promessa di pranzo
Di una madre apprensiva ed ansiosa
Che sta cucinando ora senza problemi
In un’angoscia che va tutta nello stomaco.

A tavola è come il gran premio
La vera formula uno di noi che mai ci divertimmo
Ma ridemmo sempre.

Oh domenica resta per sempre nel mio cuore allegro
E triste e senza sabati e vacanze.

 

© Sergio Soda Spam

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

One comment

  1. le poesie di Sergio Soda Spam (che ringrazio per la citazione) sono una lama di luce livida gettata nell’inautenticità dell’esistenza nel suo slabbrarsi pornografico giorno dopo giorno (anche l’amore è una sconfitta, la più cocente e irrimediabile, che può essere salvata solo nell’invenzione mitica di un ricordo) e della parola. La vita si mostra nel suo squallore estremo in ogni momento in ogni gesto, nel suo essere spam munnezza appunto, e la parola non fa che peggiorare le cose nella sua costitutiva approssimazione, nel essere irrimediabilmente altro dalla cosa detta.Eppure in questa catastrofe anonima che la vita è si mostra, nel momento della resa, uno spiraglio sotto forma di trama di un tessuto, di pranzo domenicale che nel suo orrore rimanda a un’assenza, a un Altro irraggiungibile che pure ci parla per accenni, precisazioni, sgrammaticature. Insomma per cogliere quella pagliuzza, quello spiraglio, di bello di stupendo che c’è nella vita bisogna spingerla verso la sua radice orribile e squallida, solo così potremo ricavare qualcosa (un verso indecifrabile o una poesia che si disfa sotto gli occhi di chi scrive e di chi legge), un attimo di stupore, che non servirà a salvarci, che non servirà a niente, ma di cui no abbiamo potuto fare a meno.

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