Anna Toscano – my camera journal 12

2013-08-09-20-21-51

Penso al rumore delle città che ho attraversato, che ho camminato, al loro suono, alla loro melodia. Non vi è una città uguale all’altra per l’udito. Ma la domenica, verso metà o fine pomeriggio, ciò che senti è simile in molte città: stoviglie che si impilano, televisioni che cambiano canale, lavatrici in centrifuga, qualche chiodo sotto un martello poco convinto, bottiglie di plastica in accartocciamento, passi lenti su pavimenti di briciole, luci che iniziano ad accendersi nei tinelli, lampadine gialle dai lampadari nelle cucine, figure che stendono panni nelle verande, sagome dietro le finestre dei cessi, forse donne con bigodini, risa di bambini nei terrazzini, di certo cani annoiati che abbaiano all’accendersi e spegnersi delle luci nelle scale del palazzo. E così mi fermo in una veranda di largo do Arouche, in piedi su uno sgabello, una mano sul filo l’altra a tenere canovacci bagnati, mi fermo mi guardo attorno ascolto e sono ad Affori sporta alla ringhiera, sono a san Samuele in corte, a Trastevere ad aspettarti sotto casa, alla Recoleta con una rosa per Evita, con una per Susan Sontag a Montparnasse, su un tetto di rio Branco o di Punta Gorda. Per più di un attimo ti puoi confondere, perdere l’orientamento: essere a casa in ogni luogo nelle domeniche prêt-àporter.

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testo e foto di Anna Toscano

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5 comments

  1. Gran fortuna perdere l’orientamento e trasformarsi in liberati ostaggi del tempo e del luogo. Bella sensazione leggerti,grazie Anna.

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