Luigi Bernardi: Avvoltoi – Tre storie strappate

Avvoltoi

Luigi Bernardi – Avvoltoi Tre storie strappate – Doppiozero – ebook

 

Se esiste una norma che regolamenta tutti i racconti scritti come si deve di questo mondo, è quella della precisione. Questa norma vale per tutti i più efficaci autori di racconti. Da Čechov a Babel, a Carver, alla Paley, a Cheever, alla Munroe, a Barthelme, a Foster Wallace e altri. Tutti autori molto diversi per impostazione, per stile, per scelte lessicali, per ambientazione, per struttura, eppure tutti devoti all’unica regola a cui un racconto non può sottrarsi: quella della precisione. Luigi Bernardi questa norma la conosce bene e ci fa il piacere di seguirla, rispettando così le storie che va a scrivere e i lettori che le leggeranno. L’ha seguita anche in questi tre racconti, da poco usciti per la collana in e-book di Doppiozero. Tre storie apparentemente legate a due tematiche, quella della morte e quella dei rapporti familiari. In realtà queste storie (soprattutto la prima) sono anche altro, mostrano il risultato di  uno sguardo lucido sulla società, sui cambiamenti avvenuti negli ultimi quarant’anni. Queste sono storie sul tempo che passa, sui segni che lascia. Il tempo che passa e il tempo a cui abbiamo dovuto rinunciare (anche per nostra volontà, per pigra accettazione) tornerà anche nella splendida nota finale che accompagna il libro. “Il coperchio di zinco lo adagiano due addetti delle pompe funebri. Si sono tolti la giacca, indossano entrambi i pantaloni grigio topo e la camicia bianca, solo la cravatta è diversa, una è bordeaux a tinta unita, l’altra di un granata a losanghe grigie. Sembrano addestrati al rispetto. Lo sono, dato il mestiere che fanno. Neppure un battito accompagna il contatto fra le due parti dello stesso metallo. Nessuno sfrigolio neppure quando centrano il coperchio, così che rimanga la stessa scanalatura sottile da saldare.” Ecco l’incipit del primo racconto, lo utilizziamo per dire ancora qualcosa sulla precisione. Notiamo come la scena sia ben descritta e che lo sia senza intoppi, orpelli o altre diavolerie. Bernardi descrive ciò che avviene in maniera perfetta, i verbi: adagiare, togliere, accompagnare. I pochissimi aggettivi. L’uso della punteggiatura. Tutto è da manuale ed è da manuale principalmente perché ciò che è scritto racconta e fa vedere due cose importantissime che stanno lì affinché noi possiamo percepirle: l’attesa e il silenzio. L’attesa delle persone che seguiranno il corteo funebre e il silenzio che tutti mantengono. Questa è tutta la scena, compreso ciò che l’autore non ha scritto, lasciando che noi lo vedessimo leggendo i gesti di chi sta chiudendo la bara. Il primo racconto è il più lungo e l’unico narrato in terza persona. Accompagnato dalle strofe di “Due Mondi”, una delle canzoni più belle tra quelle di Mogol/Battisti, racconta le vicende di un fratello e una sorella, che prima di allora non si sono mai incontrati, figli dello stesso padre. Padre che è il regista assente delle loro vite in un certo senso mancate. Padre che ha fatto la lotta armata, che è stata soprattutto cronaca spacciandosi per storia. Gli altri due racconti sono più brevi, più intimi e introspettivi e sono scritti in prima persona. Il narratore porta a compimento due distacchi, cominciati molto prima della morte dei familiari. Tre racconti che si leggono molto velocemente, veloci come una rapida, profondi come il centro del fiume.

© Gianni Montieri

3 comments

  1. La recensione a Bernardi è concreta come i testi che commenta, e apprezzo questo rilievo dato alla precisione nel narrare. Sto leggendo Chiamate telefoniche di Bolano (maghifica la prima sezione, ha valore documentario) e mi piacerebbe sapere cosa pensa Montieri di un racconto come William Burns per me invalidato da una fila di “non so come fu che”, un comodo collage di cose improbabili. chiustificate come enigma.

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    1. Grazie Anna Maria del passaggio e per apprezzare quello che ho evidenziato. La precisione è fondamentale, credo, soprattutto per le storie brevi.

      Sul racconto di “Chiamate Telefoniche” William Burns, ne parleremo, ma devo rileggerlo, ho letto quei racconti un po’ di tempo fa.

      Grazie

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