Alessandra Racca – poesie

Qui di seguito in lettura alcuni testi di Alessandra Racca, poetessa e performer, molto brava, tagliente e ironica. Mi ha colpito durante una lettura, poche settimane fa, qui a Milano al circolo Cerizza (mercoledì del cerizza). Buona lettura e un consiglio: se la trovate in giro andate a ascoltarla. (gianni montieri)

***

Preghiera laica

Ave o Maria
così bella, così piena di grazie
bambina sorella amica amante madre anziana donna dentro di me
leggera come il cielo
i piedi ben piantati a terra
mentre guadagni il tuo pane quotidiano
impara la tua forza
sia sorprendente ciò che sfugge alla tua volontà
mutevole come il cielo
solida come la terra
benedetti siano i tuoi amori
benedetta la tua libertà.

Dolce Maria
la paura è con te
cullala come un frutto del tuo seno.
Cedi a qualche tentazione
lascia andare i tuoi figli
rimetti agli uomini i loro debiti
e permetti che ti siano debitori.

Ave o Maria
tu che conosci il male
e il tempo che prepara alla morte
benedette siano le stagioni
benedetti i cicli della luna
benedetta l’acqua il piscio il sangue il latte il mestruo
benedette le nascite le morti le rinascite
benedetta la vita e le sue crudeltà
prego insieme a te
che mi sia madre il tempo
fra l’utero e la tomba
che mi sia leggera la risata e feconde le lacrime
e magari non troppo lontana la verità.

Ave o Maria
figlia come te anche io
benedici mio padre
io che son nata donna
fammi capace di diventarlo
e gioisci con me
di ogni felicità.

 

***

Natante

Piove.
Mia madre piange
il suo non poter più essere figlia.
Io piango
il mio non esser madre.
Col mio essere figlia
faccio a pugni da tempo.
“Voi donne non siete
mai
contente e siete così enormemente
piene d’acqua”.
Le donne in questa stanza
son belle
forse non son mai contente,
a volte piangono ma
sanno consolare.
Prendo mia madre in braccio
benchè non sia ancora vecchia,
benchè non sia ancora il mio turno
d’esser madre di madre.
Piccola piccola madre mia
stasera vorrei cullare il tuo pianto.
Mia madre sorride acqua
dentro i suoi occhi.
Piove.
Non c’è
nulla di più potente dell’acqua, sai?
Nè fuoco, nè vento, nè terremoto.
E un tempo, si sa,
la vita prese ad agitarsi nell’acqua.

Piove e questa stanza è piena d’acqua:
io son quel piccolo feto
bambina
nuoterò tutto l’inverno
nascerò a primavera
prima uscirà acqua
poi me.
Non preoccupatevi quando piangerò.
Piangere serve per respirare.

 

***

Barcamenarsi

«Come stai?»
Tu mi chiedesti.
«Mi barcameno»
Disse la mia bocca.
Disse autonomamente:
che non sapevo d’avere in me
questa straordinaria espressione.
Mi barcameno:
mi meno in barca,
cioè porto me stessa in barca, oppure
picchio me stessa in barca
(con un remo credo).
Mi barcameno.
Forse è espressione matematica:
mi – barca = non si può fare.
Mi + barca = mibarca.
Mi x barca = ?
Secondo me, mi per barca uguale a «mibarcami».
Mibarcami è senza dubbio una richiesta d’amore,
«mibarcami, prendimi sulla tua barca»:
la mia bocca è saggia.
La mia bocca sa dire cose che io no.
La mia bocca voleva che io capissi
e continuassi
e ti dicessi,
così
quel giorno:
«Mi barcameno»
(cioè mi porto da sola in barca)
«ma se vuoi mibarcami»
(cioè prendimi sulla tua, di barca)
così ci barcameniamo insieme.
Così voleva la mia bocca.
Ma io niente.
Non aggiunsi più nulla e mi barcamenai altrove.
Perciò non ti stupire
se ora mi barcameno,
forte, con violenza.
Senza neanche un remo.
Proprio io che ancora oggi
ti barcamenerei.

 

***

NOSTRA SIGNORA DEI CALZINI

Due calzini
uno brutto e uno bello
li compero ogni autunno.
Due calzini,
uno brutto e uno bello
si perdono: ogni autunno.
C’è un luogo, signora,
dove si perdono i calzini,
c’è, signora,
in ogni casa.
La signora che vende i calzini
sorride
e ha quella certa comprensione
negli occhi:
è d’accordo con me.
Ci accaniamo
per un buon cinque minuti
io e la signora
sui calzini scomparsi
e su chi li faccia scomparire.
Dopo mi sento meglio,
ma non mi volto a guardare:
la voglio pensare assorta,
la signora dei calzini,
con una certa profondità negli occhi
con una certa comprensione per me.
Perché ciò che veramente volevo dirle
ciò che veramente mi infastidisce
è che ho perso qualcosa
che ieri sera avevo capito
e che ora non so più,
non me lo ricordo.
C’è un luogo, signora,
dove si perdono i pensieri,
c’è, signora,
in ogni corpo.
Perciò ho due calzini nuovi
in borsa,
uno bello e uno brutto,
due calzini perduti
in casa,
uno bello e uno brutto,
e ho il cuore terribilmente confuso.

 

***

Punti fermi

Vorrei essere amata
con molte virgole
e pochi punti,
ma significativi,
possibilmente a capo:
che si soffra tanto ma poi si ricominci,
nuova riga
nuova vita
e non se ne parli più.
Numerosissimi, mio caro,
saranno i punti interrogativi,
dovranno piacerti
se io piaccio a te.
Per i punti esclamativi,
parliamone:
mai senza, ma mai troppi,
mi piacerebbe evitare effetti da diario adolescenziale.
Sappi comunque che
se sarai capace di inserire al posto giusto
tre puntini di sospensione
mi vedrai guardarti con occhi esclamativi.
Per favore, poi,
che sia un amore senza virgolette,
non sopporto i “per così dire”.
Gli accenti li vorrei.
E tutto sommato anche le parentesi,
purché rare
e, soprattutto, funzionali
I punti e virgola li trovo ambigui
un po’ retorici, noiosi e troppo mediatori:
né punti, né virgole.
Ma se tu li saprai ritmare al punto giusto
potrei ritrattare.
Vorrei essere amata con tante maiuscole
AMATISSIMA,
se non ti dispiace,
ma amata anche
in ogni minuscola
in ogni nota a piè pagina
in ogni asterisco
in ogni apice e pendice e lettera minore.
Pochi numeri, per favore.
Trattini a piacere.
E poi ecco la cosa più importante
al di là di ogni riga
frase
inciso
e di tutte le parole:
sarebbe meraviglioso
se tu riuscissi
ad amarmi
dentro ogni erore.

 

***

PER E.

No, non sono le gemme sugli alberi:
è che certe notti, amica mia,
le nostre parole
profumano.

E non confondere questi
con i suoni dell’alba:
sono le nostre madri
che sorridono nel sonno
son le nostre nonne
che fanno capriole sui tetti.

 

***

SCUOLA DI POESIA

Vorrei una scuola di poesia.
Vorrei esserci andata sin da piccola.
Una piccola scuola di poesia.
Con i poeti e le poetesse: maestri, professori e professoresse.
Vorrei esserci andata con poche parole
Vorrei esserci uscita con poche parole ma buone
Vorrei essere laureata in poesia
E trovare lavoro in poesia
Vorrei un ufficio di collocamento per poeti
Storcere il naso perché m’offrono solo di scrivere terzine
Vorrei sindacati di poeti
Lotte di poeti, gli uni contro gli altri
Vorrei fan club di poeti
E mode poetiche, poesia di massa, poesia Campbell
Ma anche solo una piccola scuola
A cui essere preiscritta, iscritta, laureata e poi lamentosa disoccupata
Questo è il mio piccolo desiderio poetico,
un desiderio da mulino bianco,
che per la scuola, infatti,
si dovrebbe anche inventare
la pubblicità.

 

NOTA: i testi Barcamenarsi, Nostra signora dei calzini e Scuola di poesia sono pubblicate in Nostra signora dei calzini, Ed. Seed, 2008.

NOTA BIOGRAFICA: Alessandra Racca, in arte La Signora dei Calzini, poetessa e performer, un libro di poesie pubblicato Nostra signora dei calzini (Ed. seed, Torino 2008), due reading-spettacolo all’attivo, Eroticismi e Nostra signora dei calzini in cui mescola poesia e teatralità a una dose massiccia di ironia. Insieme alla cantautrice Chiara Raggi è autrice del reading-concerto “Non mi rompere, parole e musica per donne di coccio”. Gli spettacoli sono stati ospiti di locali, rassegne e teatri in diverse regioni in Italia. Alcune poesie di Alessandra Racca sono state pubblicate nella raccolta poetica Incastrimetrici 2010, nella raccolta L’Isola, storie per Haiti e sulla riviste «Alice Baum» e «Leggendaria». Nel 2010 la rivista Torinese «Shop in the city» pubblica mensilmente le poesie di Alessandra Racca nella rubrica “Poesia da borsetta”. La trovate sul blog: www.signoradeicalzini.it

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