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Non sapevo che passavi #5
Continua a leggere: Non sapevo che passavi #5Non sapevo che passavi #5 CHUCK BERRY (Roll Over Beethoven) di Stefano Domenichini L’International Hotel di Las Vegas apre nel 1969. Due anni dopo prende il nome di Las Vegas Hilton. Al netto di aria condizionata, sprechi e cafonaggine, è un posto buono per ascoltare musica. Ci suonano i più grandi. Elvis Presley ci abita…
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La botte piccola #9: Rudyard Kipling, Come nacque la paura
Continua a leggere: La botte piccola #9: Rudyard Kipling, Come nacque la pauraLa botte piccola contiene il vino buono, e questo non è, come si può pensare, un malcelato sfottò di consolazione: l’accoglienza costringe ogni minima particola di vino a venire prima o poi a contatto con le note del legno. Il racconto, la meno diluita delle forme, impone a se stesso la medesima procedura. Ci sono…
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Lo stile di Giulia
Continua a leggere: Lo stile di GiuliaLo stile di Giulia di Peppe Stamegna * Questo porto non lo sopporto più. Vedo sempre le solite quattro barche vecchie con la ruggine che scende dai lati, con tutte quelle cime pelose che pendono e puzzano solo a guardarle, così come quel chioschetto infimo laggiù a sinistra, poco prima della pompa di benzina mezza…
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Stefano Domenichini: Non sapevo che passavi #4, JARNO SAARINEN
Continua a leggere: Stefano Domenichini: Non sapevo che passavi #4, JARNO SAARINENJARNO SAARINEN (motociclista) Il 23 novembre 1963 al parcheggio della pista di speedway su ghiaccio della città di Tampere, in Finlandia, arrivano contemporaneamente due carri funebri. Gli sportelli si aprono all’unisono e scendono due diciottenni che si scrutano per un attimo attraverso le ferite azzurre degli occhi. Uno sta mettendo in riga il generale inverno…
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L’abbandono
Continua a leggere: L’abbandonoL’abbandono * di Raffaele Calvanese * “Di notte avevo paura, perché faceva freddo, un freddo dannato. Di giorno avevo paura lo stesso, perché faceva caldo e non arrivavamo mai. Alcuni compagni di viaggio non sono riusciti a vedere la Libia, sono rimasti lì nel deserto. Bevevamo la nostra urina e pregavamo, ognuno pregava ciò che…
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Una frase lunga un libro #78: Donald Antrim, La luce smeraldo nell’aria
Continua a leggere: Una frase lunga un libro #78: Donald Antrim, La luce smeraldo nell’ariaUna frase lunga un libro #78: Donald Antrim, La luce smeraldo nell’aria (trad. di Cristiana Mennella), Einaudi, 2016; € 18,00, ebook € 9,99 * Era l’ora in cui cominciavano a sfolgorare le luci dei palazzi e dei grandi magazzini. Pozze luminose si spandevano dalle soglie dei negozi, attraversate da gente in maschera, non solo bambini…
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ProSabato: Heinrich Böll, Il destino di una tazza senza manico
Continua a leggere: ProSabato: Heinrich Böll, Il destino di una tazza senza manicoHeinrich Böll, Il destino di una tazza senza manico Sono fuori, in questo momento, sul davanzale della finestra e mi riempio lentamente di neve: la cannuccia di paglia si è gelata nell’acqua e sapone, dei passeri saltellano attorno a me, rozzi uccelli che si azzuffano per una briciola di pane sparsa per loro: e io tremo…
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Ivan Ruccione, Partenze
Continua a leggere: Ivan Ruccione, PartenzeIvan Ruccione, Partenze Mamma sta togliendo i petali secchi attorno alla foto di mia sorella, sul ripiano del comò, quando bussano alla porta. Si gira verso di me e senza dire niente mi fa cenno di andare a vedere; ha i capelli così sporchi che non si muovono di un millimetro. È tutta bagnata in…
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Alessandro Raveggi, Il grande regno dell’emergenza
Continua a leggere: Alessandro Raveggi, Il grande regno dell’emergenzaAlessandro Raveggi, Il grande regno dell’emergenza, LiberAria, 2016 € 10,00, ebook € 4,99 recensione di Martino Baldi * Comincia sotto il segno di un inquietante mascheramento Il grande regno dell’emergenza. Per rispettare le sue ultime volontà, tre figli partecipano al funerale del padre indossando delle maschere con sembianze di animali, mentre un quarto fratello partecipa da lontano…
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proSabato: Pier Vittorio Tondelli, 1982. RADIO ON
Continua a leggere: proSabato: Pier Vittorio Tondelli, 1982. RADIO ON1982. RADIO ON UNO. La casa di via Fondazza è vuota; luce grigia di temporale imminente; io sto qui alla macchina da scrivere, solo; la radio è accesa, attacca “Ti ricordi Michel…”; s’alza il vento, sbattono le porte, luce molto buia; mi distendo sul letto, presenze di fantasmi, di quel fantasma; anche la mia finestra…