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L’isteria di essere moltiplicato & diviso: Terrance Hayes “Sonetti americani per il mio assassino del passato e del futuro” (a cura di Giulia Bocchio)

Esce in Italia, per Edizioni Tlon, la raccolta Sonetti americani per il mio assassino del passato e del futuro di Terrance Hayes, poeta, professore di Inglese presso la New York University nonché vincitore a quarantasei anni del National Book Award for Poetry 2010 con Lighthead.  L’opera, che fa parte della collana Controcielo curata dalla casa editrice, è la prima a comparire, tradotta, nel nostro paese, e già a partire dal folgorante titolo è possibile intercettarne l’impatto simbolico: all’interno la ragnatela di disillusione, divisione sociale, razzismo e oppressione politica è una specie di manifesto che delinea il XXI secolo.
Siamo in America. Ed è interessante quanto fa notare, fra una riga e l’altra della prefazione, Mario Capello – che è anche l’eccellente traduttore di questi versi – “Sono cose vere che si conficcano e si radicano come certi semi che si attaccano sui vestiti e sui velli degli animali e da lì partono per un viaggio che porta alla germinazione, a una nascita. Lo sono perché sono sporche. No, ho sbagliato. Lo sono perché sono complesse, stratificate”. La stratificazione di simboli, icone, eventi, fatti, persone è un tratto certamente caratterizzante, ciò che è stimolante, all’interno della raccolta, è la possibilità di poterli de-costruire alcuni significati, “Immagina” è il verbo che Hayes concede in maniera ricorrente agli occhi di chi legge e che utilizza senza sforzo, come a dire “Immaginalo Tu” di poter in qualche strambo modo tentare di immergerti in una cultura, quella americana, che porta con sé tutte le contraddizioni e le violenze che hanno ucciso molti uomini e molte donne e che hanno spinto altri o altre a tentare di interpretare, capire, assorbire il perché di certe dinamiche disfunzionali, controverse. Provaci.
Ma i perché sono sempre tanti, troppi, anche un perché può ucciderti, sebbene lentamente.

Passato e futuro sono due entità temporali labili, solo il presente può decretarne un frastagliato contorno, pensabili ma non esperibili concretamente, che dell’esistenza tracciano un esser-ci relativo, poiché nessuno sosta fisicamente nel passato e nessuno ha accesso diretto al futuro. L’accaduto e ciò che non è successo hanno in comune la mente, che attraverso memoria – personale e collettiva – ed esperienza, può tentare di ricostruire e ripensare l’anteriore, ovvero ciò che è già trascorso. Perché l’accaduto, ce lo insegna la storia, è un cerchio nell’acqua, produce un effetto, precede una possibile versione del domani.

 

T. Hayes by Gabriele Stabile

 

Hayes si appropria del presente, il presente è il suo personale sudario, che è tale solo in virtù di un prima e di tutte le sue possibili sfaccettature: doloroso, affascinante, lacerante, escludente, sensuale, possibile. Collettivo.
Sono settanta i sonetti all’interno della raccolta, composti durante i primi duecento giorni della presidenza Trump: la scelta di questo determinato componimento poetico ha la funzione di fissare attraverso il rigore della metrica ciò che di visionario può esistere solo domani. Anche se il domani è ancora non-esistenza.
Un effetto specchio: il mio assassino del passato e del futuro ha bisogna che io sia viva/o adesso, in questo istante. Posso dedicare qualcosa alla sua natura di fantasma solo attraverso la concretezza tagliente di versi che parlino di davvero di noi o della società; versi che delineano senza troppe metafore quanto è frastagliato il dolore, quanto è profondo l’abisso che determina una disuguaglianza.
In questo caso, in particolare, la rigidità apparente delle regole compositive che caratterizzano la metrica non soffoca la libertà del linguaggio, o la maniera di piegarlo alla pagina scritta, ma affila ancora di più l’ispirazione di Hayes, la durezza di certe storie raccontate, l’anima tagliente di episodi di vita vera e quotidiana. Quest’ultima si lega alla poesia stessa e al vissuto personale che genera riflessioni tentacolari, tenute insieme dall’uso ricorrente dell’ampersand (&), che non ha più una funzione classica di mera abbreviazione ma di unione, di accoglimento, di possibilità opposte di orizzonti che tramontano e si ritrasformano continuamente.
Quando la poesia genera qualcosa, genera questo: una misteriosa pulsione che mischia le coscienze.

A cura di Giulia Bocchio


Sonetti scelti: Terrance Hayes, Sonetti americani per il mio assassino del passato e del futuro (Tlon)

 

Ti chiudo in un sonetto americano che è parte prigione,
Parte stanza antipanico, una stanzetta in una casa in fiamme.
Ti chiudo in una forma che è parte carillon parte trita-
Carne per staccare dall’osso la canzone dell’uccello.
Chiudo il tuo personaggio in una presa stordente capace di donare sogni
Mentre i tuoi Io migliori guardano dalle gradinate.
Adesso faccio di te palestra & corvo a un tempo. Come corvo
Subisci una fantastica catarsi intrappolato per una notte
Tra le ombre della palestra. Come palestra, la sensazione della merda di
Corvo che sgocciola sul tuo pavimento non è tanto diversa dalle stelle
Che cadono dai manifesti dei comizi appesi alle tue pareti.
Faccio di te una scatola di oscurità con un uccello nel cuore.
Volta di acustica, istinto & metafora. Non è abbastanza
Amarti. Non è abbastanza volerti distrutto.

§

Non so bene che faccia fare quando ballo
Un’espressione determinata o una euforica?
E come dovrei guardare la mia partner: negli occhi
O guardare il suo corpo? Dovrei imitare il ritmo dei suoi fianchi,
O dovrei guidare? Sento dire che anche Jimi Hendrix
Era insicuro nel ballo nonostante fosse bellissimo
E avesse il ritmo nel sangue. Molti neri lo sanno
Di lui. Capiva il ritmo di un contadino
Del Delta alla chitarra in una bettola intorno al 1933, come
Il ritmo del tuo classico artistoide alla chitarra
In un appartamento di New York tra sogni a occhi aperti fatti di
Salti dalle finestre, ballate di passi, le orchestre di Monk,
Miles con gli archi. Comunque. Dico soltanto,
Non so bene come comportarmi quando ballo. E tu?

§

America, volevi solo un cambiamento, tutto qui, un ritorno
Al tipo di soggezione che si prova dopo aver guardato un regno
D’oro. Un leader il cui metallico narcisismo non è che un riflesso
Del tuo. Condividi una fantasia con Trinidad
James, che diceva «oro tutto nella mia catena, oro tutto nel mio anello,
Oro tutto nel mio orologio» & se sai di cosa sto parlando
Il tuo oro è il giallo di Lemonade di Gucci
Mane: «Margini gialli, culoni gialli, ossa gialle,
Agnelli Gialli, pulotti gialli, orologio giallo». Come nessun’altra
Cultura prima, ci relazioniamo come i discendenti
Degli stuprati si relazionano ai discendenti degli stupratori.
Che la vostra irrequietezza possa infine giungere alla quiete, elettori
Di Mida. Vi auguro l’opposto di ciò che Neruda diceva
Dei limoni. Possa tutto l’oro che toccate bruciare, marcire & arrugginire.

§

Se non hai mai sentito il fluido
Di donna scorrerti caldo lungo le cosce
E i testicoli, Mister Trumpet se tu non sai
Che il primo uomo era in realtà una donna la cui clitoride
Si gonfiò così tanto per il desiderio che restò lì come un dito
A puntare verso l’amante che le attizzava il cespuglio
Mister Trumpet che cazzo ne sai
Sei solo perché non sei mai riuscito a liberare
La terrificante radiosa sofferenza di tua madre
Voglio dire mia madre qui lei è la stronza pazza in me
Lei il modo in cui piango lei il modo in cui crollo lei virile
Trumpet non posso parlare per te ma gli uomini come me
Che non hanno mai fatto l’amore con un uomo ne proveranno sempre
Da qualche parte nelle pieghe del loro desiderio vergogna

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