LUNEDÌ
Dalle vene alle scale si è seccato
il tuo esperimento
come le casse di un’impresa.
C’è ressa agli sportelli dei bancomat.
Noi siamo rimasti addosso
al muro delle poste di Viale Pantelleria,
per osservare
le sassate nella notte, le file di persone
spaccate, affrante, confuse dal Covid.
MARTEDÌ
I casolari in rovina
dentro la tua testa scivolata
sotto al cuscino. La tua risata acuta.
Si sgretola ogni sedimento.
I tuoi occhi inferociti,
carogne bramano, del mondo.
Fessure e fratture socchiudono
il tuo altro, e gli sguardi
che restringi e si contraggono
ci dilatano: siamo gli esseri
fragili del mondo,
i tagli delle vocali,
i graffi cavernosi senza passato.
MERCOLEDÌ
Mi tocchi la faccia, mi trovi la bocca
che il tuo gusto ha tradotto
con una noce sepolta.
Una danza un concerto
un suono, un piatto sul letto,
un trillo e un tamburo
dalle mani in preghiera,
che suonano il boato
del dente… del niente.
GIOVEDÌ
Curve senza soluzione
un nitore svelato e differito.
Vene illuse dalla cera
in un bacio mancato
e mai fiorito.
VENERDÌ
Non si può raggiungere,
non è possibile approssimarsi
alla tenerezza che non si decifra
dentro il tuo corpo da trentenne
e la testa da treenne.
SABATO
La tua liturgia è la serpe
del campo, un fiore morto,
sepolto dietro le macerie.
Anche le rovine piangono
e non servono più a niente.
DOMENICA
Il cuore è una terzina divina,
scandita dal vostro fragore immutato
e millenario, abbacinato di silenzi
sospirati e fendenti.
Radici spiantate, paura senza radici
spiantati segmenti di chiavi
senza lucchetto, rincorriamo
il fruscio, il clamore di ogni quasi-parola:
schiacciata, divisa e moltiplicata.
Accasciata. Affogata. Nei
per sempre.
L’OTTAVO GIORNO
Concentravi tutto l’amore
dietro le mani di Roma.
A Termini il mare era un’arca
senz’arpa, e il fumo scivolava nelle tempie.
Ogni concerto intorno al lumino
della coscienza
poteva essere spento
o acceso, innocenza per innocenza.
© Gianni Ruscio, L’ottavo giorno. Nota introduttiva di Sonia Caporossi, Oèdipus 2021