proSabato: Mario Rigoni Stern, Marte, cane libero dai segreti amori

Mario Rigoni Stern, Marte, cane libero dai segreti amori

 

Chissà da dove è venuto; forse l’aveva abbandonato quassù un turista di passaggio o forse, anche, e mi piace pensarlo, questo posto l’ha scelto lui quando decise di vivere libero dopo aver gironzolato nella zona per qualche tempo o lasciato una casa che non gli andava. Intanto è già il terzo anno che trascorre in paese e certamente ci resterà finché ne avrà voglia, o vita.
Qualcuno un giorno l’ha battezzato «Marte» e a questo nome, che certo non gli si confà, risponde con manifesta compostezza per una carezza o un boccone. La razza? Dal pelame del muso si direbbe che ha senz’altro sangue di pastore scozzese, ma anche di épagneul breton e, tra gli ascendenti, setter e pastori bergamaschi; ma è di qualità, anche se trovatello. Lo dimostrano il suo carattere e la sua classe, la sua accondiscendente amicizia verso i ragazzi e le donne e, nel contempo, l’assoluta sua libertà che disdegna padroni e guinzagli o canili, o una casa.
Non ha un posto fisso per dormire nemmeno con le bufere di neve e venti gradi sotto zero entra da chi gli apre la porta. Se le notti sono chiare e tranquille preferisce passeggiare per le strade o per i prati della periferia, o seguire una guardia notturna o i carabinieri in ronda; certe volte si ferma sotto una finestra per abbaiare a un amico o a una amica, non per chiedere cibo o riparo ma per compagnia, o come per un invito a uscire dal letto per godere la notte.
Se piove o è molto freddo si sdraia sopra un nettapiedi davanti a un uscio, o sotto un ballatoio, ma mai gli stessi. Un giorno l’ho visto andare con i segugi all’inseguimento di una lepre; l’autunno scorso seguire un gregge. (Questa volta, pensai, non ritorna più indietro, ha trovato lavoro o un padrone. E invece quella stessa sera era di ritorno al “suo” paese).
Nei giorni di scuola ogni mattina si fa trovare davanti a una casa da dove uscirà uno scolaro e sembra che ormai li conosca tutti: gli scolari e gli usci. Accompagna chi quella mattina ha scelto fin sulla porta dell’edificio scolastico, e lì rimane con i ragazzi sino all’ora della chiamata in classe; nel frattempo gli dà un boccone di pane, chi un pezzo di biscotto, chi un frutto che lui prende sempre con molta distinzione e senza ingordigia; anzi può capitare che preferisca una carezza dopo aver fatto gentilmente di no con la testa.
Quando i ragazzi sono entrati nelle aule e il bidello ha richiuso il portone, se ne va tranquillo annusando lungo i marciapiedi. Giunto davanti alla macelleria della piazza non disturba i clienti e non abbaia: si siede composto davanti alla porta e aspetta il garzone o la bella cassiera che gli porgono un pezzettino di fegato o di trippa o un bell’osso.
Dopo questa seconda colazione fa il giro delle amicizie adulte, va ad accogliere una carezza dalle commesse della boutique, attraversa la strada e si ferma davanti alla profumeria dove la proprietaria esce a spazzolargli il pelo; passa dal vicino benzinaio a vedere se la benzina è cresciuta, annusa le chiavi inglesi all’officina, poi arriva davanti al municipio a controllare gli impiegati che si attardano a bere il caffè. Quando arriva l’ora della ricreazione si affretta verso il cortile della scuola per giocare con i suoi amici ragazzi, e nessuno gli usa sgarbi. Dopo, stanco, si riposa al sole lungo un muro e aspetta la fine delle lezioni.
Così come ha scelto al mattino il compagno di strada sceglie ora e, con un gruppetto o solo in due, insieme vanno verso una casa dove lui non entra ma aspetta sul pianerottolo o nel cortile qualcosa da mangiare per il pranzo.
Le ore del primo pomeriggio gli sono le più noiose perché le botteghe sono chiuse e i ragazzi stanno facendo le lezioni per casa; gironzola allora vicino ai caffè o le osterie dove gli uomini vanno a giare alle carte prima di riprendere il lavoro. A una cert’ora, sostituendo la vecchia guardia comunale che da anni è andata in pensione, va anche a controllare la partenza e l’arrivo delle autocorriere di linea se i partenti o gli arrivati gli sono simpatici scodinzola leggermente dopo averli annusati. Se la giornata è bella e gli viene il ghiribizzo va anche a correre per i prati dove si diverte un mondo a dar galoppare le vacche al pascolo, o inseguire i tacchini e le galline: lo fa per gioco, certo, ma qualche volta i contadini si incavolano perché abbaia molto forte.
Certe domeniche di intenso movimento turistico si ferma nel bel mezzo dei crocicchi come un vigile che regola il traffico; resta lì immobile e segue con gli occhi tutte le automobili che gli passano accanto come cercasse qualcuno; forse cerca quel tale che un giorno di qualche anno fa lo abbandonò, o forse un ragazzo che vide partire.
In queste sere, dopo aver guardato tutti i passanti e aspettato invano di riconoscere il volto o l’odore della sua infanzia, gli viene la malinconia e il desiderio di farsi coccolare; così va a guaire davanti alla porta di una signora che provvedere amorevolmente a lavarlo e pettinarlo. Ma non si ferma da lei perché dopo uno sguardo di riconoscenza se ne va a trovare le altre amicizie, o si accompagna nel passeggio alle ragazze del liceo, o segue una casalinga nella spesa, o anche la mite infermiera fino sulla porta dell’ospedale.
L’altro giorno era davanti alla buca delle lettere dell’ufficio postale e annusava tutta la gente che andava a imbucare. Annusò i biglietti di auguri natalizi che tenevo in mano, scodinzolò lievemente; gli grattai la nuca e lo invitai a seguirmi, fece di no con la testa e si sedette come di guardia agli auguri e alle lettere imbucate.
La stranezza di «Marte», o forse la sua migliore qualità, è che non ha una amicizia prediletta o una particolare casa dove rifugiarsi; con i nostri cani compaesani non attacca briga, non abbaia, non provoca e nemmeno da loro viene provocato. Tutti, davanti a «Marte», diventano gentili e buoni. Persino ignora i gatti e i gatti ignorano lui. Dovrebbe essere anche molto discreto nelle faccende d’amore perché non è mai stato visto seguire nei gruppi le cagne in calore, così viene da pensare che lui abbia un amore segreto; difatti per due volte all’anno per un certo periodo di tempo non si fa vedere.
Si sa anche di persone, ragazzi e ragazze, donne per lo più, che vorrebbero tenerlo in casa, per amicizia, compagnia e stima, ma lui non ci sta; tutto al più, dove sente tanto affetto e comprensione, va a abbaiare senza impertinenza ed in modo tutto particolare, per chiedere un boccone. Quasi come facesse un piacere – ma lo fa! ma lo fa! – a chi glielo porge.
Anche mia nipote che con gli animali ci sa fare, che vorrebbe seguire le orme di Konrad Lorenz, e che terrebbe in casa anche le vipere, ha invano tentato non di farselo amico ma familiare. Non è riuscita a mettergli un guinzaglio nel senso affettivo: la segue a scuola, va ad aspettarla davanti a casa quando ne ha voglia; assieme ai suo cani di casa, la setter Alba e il bastardino Leo, vanno a spasso per i prati o nelle contrade vicine a visitare gli amici uomini e animali; si azzuffano per gioco sulla neve ma quando lei lo invita a entrare in casa per farlo restare, niente: gira la testa e se ne va.

 


© Mario Rigoni Stern, Amore di confine. Storie di guerra e pace, di uomini e animali, di boschi e piante. Einaudi 1986 e 1995, pp. 116-119

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