Carlo Tosetti, La crepa madre

 

Carlo Tosetti, La Crepa Madre
Nota di Anna Maria Curci

 

La ferita, la piaga, lo squarcio sono varco, frontiera e passaggio a una dimensione nella quale non solo la visione, ma i sensi tutti sono “desti alla parola”. È una constatazione, questa, che, se trova la sua conferma in tante voci della poesia, assume, tuttavia, una sua vivida peculiarità nei versi di La crepa madre di Carlo Tosetti. Nell’Ammonimento finale lo ribadisce il poeta stesso: «A chi pensi che la Crepa/ sia metafora, allegoria,/  l’ammonisco che s’inganna:/ peculiare è che sia viva».
Un episodio vissuto nella fanciullezza di un’estate trascorsa nella casa dei nonni, a Erba, una caduta, una lacerazione al ginocchio, la sutura e la cura con un farmaco in dosi eccessive che provoca drammatici effetti collaterali, la convalescenza scossa dal riaprirsi rovinoso di una antichissima frattura in una casa vicina: tutto questo, non tanto trasfigurato nel ricordo, quanto piuttosto reso pulsante presenza, diviene un vero e proprio poema in nove sezioni (La Casa, La crepa, La fiducia, Il pericolo, La rabbia, La distruzione, La Crepa Madre, La cerca, Epilogo), composte – a eccezione della sesta, che ne ha sedici – di dodici stazioni di dodici versi ciascuna.
L’attenzione al ripetersi di numeri e quantità si ripercuote anche sulla misura dei versi, che alternano settenari e ottonari, mentre nella struttura ritmica l’oggetto stesso del dire sprona l’autore all’impiego del trocheo così come del giambo, del dattilo, così come dell’anapesto.
È un’attenzione alla misura che, unita a una scelta linguistica che ricorre intenzionalmente a forme arcaiche nel lessico, nell’ortografia e nella sintassi e, come è lecito aspettarsi da una cronaca in versi di fatti mirabili occorsi in varie epoche trascorse, alla scelta del passato remoto come tempo verbale, non sminuisce, bensì esalta la tensione narrativa e, con essa, il coinvolgimento di chi legge.
Chi legge e percorre le tappe scandite dai versi e dall’introduzione in prosa dell’autore che, di sezione in sezione, disegna il contesto che le strofe andranno poi a illustrare, assiste alla manifestazione – gli eventi spaventosi, inauditi, catastrofici, ce lo ricordano puntualmente, ma puntualmente dimentichiamo – di una forza, di una volontà che ha davvero il sapore del Wille di Schopenhauer, di ciò che in un passaggio illuminante dell’introduzione all’Epilogo Carlo Tosetti definisce «una volontà necessaria, il motore di ogni taglio, segno, struttura».

© Anna Maria Curci

 

da II. La crepa

.  1
I manoscritti antichi,
.  i tramandati annali,
.  d’avi racconti orali,
.  recano d’una Crepa
.  notizia: viva, rinchiusa,
.  atea, sta nella Casa;
.  nel covo della Via Chiesa,
.  sonni alterna lunghi
.  a bradisismi pavidi,
.  talvolta squarcia spelonche;
.  pentita lei con la luna
.  la notte, calma sutura.

.

.  5
Altri seguirono, molti,
.  erano d’eremo sporchi,
.  alla chiamata venuti,
.  brandivano povere croci,
.  spersi poi fatalmente
.  dentro il frastuono del mondo,
.  presi a tuonare nel borgo
.  contro l’odore di carne,
.  i lievi peccati di gola,
.  di donne sozzo commercio,
.  alzare il pollice verso
.  al fornicare vizioso.

 

.  9
Dopo, in epoche nostre,
.  moderne, molti curiosi
.  si susseguirono, strani;
.  fino stranieri lontani,
.  giunti all’attracco nei porti.
.  La seconda guerra cessata,
.  vien dall’Americhe nero
.  un trombettista assai noto:
,  riposo fra due serate
.  – scrisse concerti sui righi –
.  cercava novelle sorgenti
.  per note e scale di jazz.

.  2
Nel quindicesimo, pare,
.  secolo eretta petrosa
.  sorse dimora e dipresso
.  cent’anni un Cardinale,
.  tal Bettaria che di passo
.  va verso Como puntando,
.  lì s’esibì per mostrare
.  pugnare la forza di Dio
.  a zotici eretici muti
.  – sotto riforma la fede
.  sempre tacere convenne
.  per scongiurare le pire –.

 

.  6
Crebbe la fama di Crepa:
.  muta, diabolica, sola,
.  gloria nel tempo nutrita
.  d’udite complici voci
.  di piazza diffuse, di Chiesa,
.  abili enti, periti
.  a ricercare demonio
.  spesso l’ombra laddove
.  d’esso persino non c’è.
.  Eppure, lo sterco famoso
.  – varie le fonti curiali –
.  poi reclutò scalmanati.

 

.  10
L’auto davanti alla porta:
.  l’autista che trema, timore
.  d’un qualche rito Vudù.
.  Sfavilla bianca la luce,
.  calato giù il finestrino,
.  dai denti, doni discesi
.  da rustici schiavi immutati,
.  scuri quei geni africani.
.  Impreca l’artista, farfuglia:
.  «Spiriti un poco antiquati,
.  lèmuri senza pretese!».
.  Usa lo slang newyorkese.

da IX. Epilogo

. 1
È noto siano inclini
. a premiar le manifeste
. ossessioni gli Dèi
. e perciò il Fato dispose
. ben giustapposte le cose:
. fanno queste che accada
. l’evento maturo e che cada,
. frutto cullato, vitale,
. puro costrutto mentale,
. che impasta l’uomo ostinato
. d’atomi e forze, s’inzucca
. nel sogno, nel giorno compare.

 

.  5
Andavo e lei seguiva
.  l’amico conosciuto
.  e mai nessuno aduso
.  fu quanto l’occhio mio,
.  a scorgere impercetto
.  quel segno, un solco vivo.
.  Distinta la vedevo
.  nel serpeggiar fedele,
.  traverso noi salimmo
.  il parco e fra gli antichi
.  tassi chiaro ebbe un indugio:
.  si contorse, fu l’inchino.

 

.  11
Invero in tenere argille
.  a cunei tracciate, gli steli,
.  papiri e al Dio manifesto
.  nel rogo egizio d’arbusto,
.  seguite le tavole in pietra,
.  incisa legge, scavata,
.  e dopo in conce, avanzando,
.  pelli d’agnello e vitello,
.  carta vergata, miniata
.  e nella morsa del genio
.  dei torchi, altro dal taglio
.  non venne a crescere l’uomo.

 

. 2
Palco fu il tempio:
. lei mi trovò, la Crepa,
. dentro l’ombra svogliata
. d’una lettura, immerso
. e sciolta, ai tempi sputata
. che sopra aveva dimora,
. sempre fra i piedi la vidi
. – spento era un filo di luce –
. agile torcersi rapida,
. calata nel duro, felice,
. nasare le scarpe d’un uomo,
. ricordo d’amico leale.

 

.  6
Decisi noi imboccammo
.  quel grande Corso, addietro
.  squartato da rabbia e felice,
.  leggiadra, percorse la via,
.  certo intuendo la meta.
.  Passammo veloci lo stretto
.  di San Bernardo e nessuno
.  – fermi alle soglie i mercanti,
.  assorti tutti a ciarlare –
.  il transito colse, muto
.  un filo correva, lieve
.  vibrava segreto il tremore.

 

.  12
E sazia d’avermi che fu
.  lei ripagata la fede,
.  svelando che uno, ed uno,
.  vero, è lo squarcio soltanto
.  – di lama o di piuma, chioma,
.  radice, uguali le forme, vestite –
.  colò nel granito lisciato
.  dai passi d’esercito d’uomo.
.  La soglia del taglio godeva:
.  in Casa – perpetua la tana,
.  medesima camera brama –
.  la mia Crepa Madre rientrò.

 

 

AMMONIMENTO


A chi pensi che la Crepa
.  sia metafora, allegoria,
.  l’ammonisco che s’inganna:
.  peculiare è che sia viva,
.  il suo istinto – che ho vissuto –
.  non fu sogno, né malìa.

 

 

© Carlo Tosetti, La crepa madre, Pietre Vive, 2020

2 commenti su “Carlo Tosetti, La crepa madre

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