Renato Pennisi, L’impazienza (recensione di Maria Lenti)

Renato Pennisi, L’impazienza, Novara, Interlinea 2019
Recensione di Maria Lenti

 

Il tempo, tra la smania inquieta della crescita e la calma di una soglia raggiunta, riafferrato per essere rivisto nella distanza. Il luogo di ieri e quello di oggi, paesaggio non solo reale ma di un deposito interiorizzato e ben distinto nelle differenze del sentire: ieri l’assalto del reale, oggi la riflessione e l’accettazione, dentro il corpo di evidenze (nel paragone con la vita impaziente dei figli), dentro la vita. Tempo non perduto, nemmeno quello passato, ma sfaccettatura di anni, di momenti, di accadimenti, di scelte, fuori da diarismi in senso stretto pur essendo l’io e la città, la sua Catania, protagonisti di L’impazienza di Renato Pennisi
Il poeta perfora la superficie in apparenza chiara dei giorni e la rende intrigante per sentimenti e  sguardi: sulle cose, sul sé-io, sull’intorno, sulle case-simbolo, su scolorite immagini-sensazioni-strade e apparizioni («Il motore del proiettore / una nota tremula continua / e sono fotogrammi seppia / e lampi linee forse ciglia / cariche di colla», p. 10) o sulle necessità, che gli anni chiamano a contraltare del loro essere rapaci, nel caso figurate nel giardino di cui lasciare la porta socchiusa «per sentirsi meno prigioniero. // Prima che la stagione diventi buia» (p. 58).
Come riafferrare quell’io che ha determinato la scoperta, allora, della vita e, ora, del suo essere scorsa in perdita e del suo scorrere mentre si cerca e si desidera di trattenerla in legami ancora nutrienti? Misura dei versi, biancore delle immagini, asciuttezza del piano poetico che, dal minimo descrittivo, scivola pianamente su un possibile gradino mai definito, così da aprire il piano ad altra constatazione, ad altra partenza.
Le quali (constatazione e partenza), spesso, si diluiscono nel testo successivo, lì dove un altro campo onirico o di attualità allarga il già detto o lo rimette nei binari da cui la memoria (mai consolatoria, essendo che non raccoglie ciò che è sfumato ma abita ancora ciò che è stato: «…i volti di chi mai più incontreremo/ restano immutabili», p. 42) lo aveva tratto facendolo scorrere in una pellicola.
I fotogrammi, mai sovrapposti, semmai in dissolvenza incrociata, in un movimento continuo dicono un tempo/il tempo/i tempi, intercettando sequenze su campi di pubblico-privato, e registrano un dolore-spina trattenuto sul turbamento: «Il cielo bianco, l’inverno/ i giorni chiusi nell’archivio/ gli orari, il fischio della ferrovia/ e gli amici che si risvegliano nella distanza.// È una lama d’acciaio/ e il quartiere si riflette/ mondo dissoluto, muro/ od oleandro che cerca la sua ombra» (p. 75).
Che cosa è accaduto? Il privato si è assottigliato naturaliter. Il pubblico ha seguito un suo iter ed è finito in secche nelle quali il soggetto privato non si riconosce. La ragione ha dato forfait e ha consegnato al mutamento sé stessa.
O, forse, tutto muta da solo per intrinseca consunzione nutrendosi anche di noi (p. 50) e chi avrebbe voluto andare via non si è voltato indietro perché non c’era nulla da vedere (ibidem). La fermata dell’autobus aveva pellegrini allegri: ne ha ancora, illusi o convinti, ma si sa (in clausola, p. 81) che ogni divenire rimane fuori dalla loro portata.
Che cosa sia accaduto L’impazienza lo rivela in sordina: la domanda conosce già la risposta, riproponendo ogni volta la domanda, come avviene nella poesia che si interroga. La poesia di Renato Pennisi si affianca, così, alla poesia che, ieri e oggi, si interroga sulla vita mai trovandone il senso che possa portare o riportare a capo o rilasciare il capo.

© Maria Lenti

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: