Helene Paraskeva, Storie, sogni e segreti

Helene Paraskeva, Storie sogni e segreti
FUIS 2018

 

Con un andirivieni affascinante tra l’originale neogreco e la versione italiana nel testo a fronte, IƩTORIEƩ ONEIPA KAI MYƩTIKA, Storie sogni e segreti di Helene Paraskeva (Federazione Unitaria Italiana Scrittori 2018) porge a chi legge stagioni, fiori, destini e morsi della poesia.
È un porgere che non teme l’immediatezza, perfino la sorpresa di uno schiaffo e che, tuttavia, sa immergersi nelle profondità della psiche. Tali profondità si palesano come illuminate, chiare e rivelatrici, luminose e illuminanti, una volta giunte alla superficie della parola pronunciata, del verso che si palesa in un dire conciso, segnato dal riferimento antico e sempre attuale del mito.
In un contesto così sapientemente predisposto, anche il paesaggio rievocato, il paesaggio delle terre natie e delle regioni avvolte nella nube del ricordo e del rimpianto, diventa un paesaggio dell’anima comunicabile allo sconosciuto interlocutore – vale a dire a chi legge – senza intermediazioni ulteriori rispetto al dettato poetico.
I riferimenti alla cronaca drammatica dei profughi, dei morti per acqua, delle barriere innalzate, prevalenti nella prima delle tre sezioni, Storie, così come le visioni oniriche della seconda, Sogni, con indubbie tracce autobiografiche, e le stratificazioni letterarie della terza, Segreti, non mancano mai, pur nella loro complessità, di colpire il bersaglio, di suscitare un’ampia eco sonora in chi ne riceve, leggendo i versi, i molteplici impulsi.
Il ricorso al mito, il riferimento all’epos così come, di volta in volta, all’archetipo, ben lungi dal rigettare la parola nella nebulosa dell’indeterminatezza, la restituiscono invece chiara, inequivocabile, priva di fumosità, ché in questa raccolta poetica di Helene Paraskeva ricordare è riportare al cuore del discorso, rimembrare è riscoprire, senza alcun risparmio sul dolore bruciante, la corporeità della memoria, rievocare è richiamare a gran voce – gli appelli, le invocazioni, gli esclamativi ripetuti ne sono prova sonora – immagini nitide e testimoni degni di fede.
Le stagioni, l’estate in particolare (Le estati della nostra Storia, Estate “top secret”), così come i paesaggi, le sponde di un’isola (Isola dell’anima) e gli scorci urbani (Tu!, Milano, Qui vicino) i fenomeni e i mostri antichi e ultramoderni (Coltan), gli individui e i personaggi, non solo dalla letteratura greca, ma anche da Shakespeare (Amleto alla Regina, Prima ancora), concorrono a rendere vividamente vocativa la poesia di Storie, sogni e segreti.

© Anna Maria Curci

 

Dalla sezione Storia – Storie

Storia nella Storia

Ti innamori di quell’uomo
impavido che si innalzò
in mezzo all’estate torrida
solo, contro i macigni
neri della tirannia.

Dell’assoluto in cerca
tu vivi l’amore amato
intrepido, inaspettato.
E ancora prima di capire,
nella tragedia affondi
senza catarsi anche tu.
Annaspi.
Affoghi.

 

Dalla sezione Sogni

Sublime Icaro

Trasgredisci la Legge Naturale.
Non puoi giocare
su questo tavolo per sempre.
Ma neanche smettere.
Trasgredisci.
Non puoi senza castigo
l’erba del labirinto
sempre calpestare
e poi volare.

Sei la trasgressione.
Sei la trascendenza.
Sei la festa.
La musica fai arrivare.
Con te la primavera dà un senso ai sensi
e le tue ali di cera,
le tue ali di cera
di libertà sono fragranza.

 

Senza nome

Non dicono il tuo nome
terra perduta,
smarrita nel vento,
ombra svanita di sogno.
Dimenticata, desolata
terra del mai
non ti chiamano più.

 

Dalla sezione Segreti

Padri

“Sono impegnativi sempre
i padri.” Edipo Re dice
pronto a usare le fibbie
sul trono di Tebe.

Ercole la pelle di leone
toglie nella sala d’aspetto.
Trema per l’accoglienza,
la benedizione del padre
il figlio ribelle di Giove.

“Ineludibili, irraggiungibili,
vivono dentro di noi.”
Conferma anche
Isacco, il Capostipite,
mentre ripassa la pomata
sulle ustioni di secondo grado.

“… Oppure noi dentro di loro.”
Mormora il medico che
sulle rive del Danubio blu
raccoglie storie, sogni e segreti.
In realtà, come al solito, origlia.

 

Coltan*

Si rotola, si scivola
Si sale e si scende
Si corre, si affretta
per acquistare
a prezzo modico
maledizione di ricchezza.

Ruggisce, strepita
dall’i-phone, dall’i-pad,
dall’i-pod, dall’ “ai ai ai!”
l’urlo pietroso di Coltan
strappato con violenza
dalla Madre Terra.

Gioie insanguinate.
Generazioni murate.
“Libere assediate”.

* Il coltan è una miscela di due minerali (columbite-tantalite) indispensabile per la costruzione dei cellulari e altri apparecchi elettronici.

 

Tu!

Non sei la più bella del mondo.
Né la più ricca.
Né la più grande.
Né la più inebriante.
Non sei tu “la Ville Lumière”.

Sei disubbidiente, rivoltosa
e porti in bella mostra
le tue ferite aperte al mondo.
Senza vergogna.
Sei divertente quando menti
e fai la gran signora nei café.
Patetica quando ti smarrisci
e cerchi nella spazzatura
poi dalle rovine
emergi e trovi
frammenti di luce antica.
Tu!

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