Racconti per l’Alzheimer Fest #2

 

Dal 13 al 15 settembre si terrà a Treviso la terza edizione dell’Alzheimer Fest. Mi è stato chiesto di raccogliere le testimonianze di altre persone che, proprio come me, stanno gestendo o hanno gestito uno dei propri cari, per poterle leggere durante il festival. Si tratta di racconti brevissimi che descrivono un momento durante la gestione del malato in cui c’è stato da ridere, da piangere o da arrabbiarsi. Se qualcuno di voi vuole partecipare, non deve fare altro che scrivermi tramite mail (caregiverwhisper@gmail.com), raccontando la propria esperienza.
Ecco altri due racconti raccolti.
Marco Annicchiarico

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Dentro me

Ho scoperto che, dentro di me, alberga una tristezza che non ho mai provato prima. Mio padre continua a peggiorare e, oramai, ha pochi collegamenti con la realtà che lo circonda. Anche se in maniera vaga, riesce ancora a distinguere il mio viso nella nebbia della sua mente ma non è più in grado di collocarmi in nessun tempo, in nessuno spazio. Giorno dopo giorno lo osservo curvarsi sempre di più mentre continua a perdersi in quei suoi pensieri che ignoro. I miei figli sono condannati a questa presenza che non ha la dolcezza di un nonno ma solo la bruttezza della pazzia. Io stesso sono condannata, a fare da madre, da badante, da ascoltatrice, da cuscinetto, da oss, da infermiera, da mediatore e da collante, spesso senza averne le competenze. Ci sono momenti in cui vorrei potermi spegnere e mi capita di piangere in ogni occasione: per mio padre, per i miei figli, per me stessa, per come sono finita in questo pantano in cui se alzo un piede, mi accorgo che l’altro affonda un po’ di più.

(M.P.)

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Da un box all’altro

Una sera mia madre mi avvisa che papà non è ancora tornato a casa. Forse, penso, è ancora in box. Da qualche mese, infatti, dopo cena mio padre ha preso l’abitudine di andare in box a cercare la sua 600, quella di quando era ragazzo. Di box, a dire il vero, ne abbiamo due. Così, di solito, non trovando l’auto nel primo, la va a cercare nel secondo, distante poche centinaia di metri. È capace di continuare così per ore e ore, da un box all’altro, andata e ritorno. Poi, quando è stanco, torna a casa. Le volte in cui lo accompagno e gli dico «Ma guarda che l’auto non può essere qui», lui risponde sempre che ho ragione, che di sicuro si trova nell’altro box.
Quando scendo e trovo entrambi i box chiusi, capisco subito che dev’essere uscito per strada. Faccio un giro in auto ma non lo trovo. Così avverto la polizia, i carabinieri, i vigili, gli ospedali e poi chiamo anche l’Atm. Non si sa mai, penso.
Dopo poco più di un’ora mi chiamano. Mi chiedono perché, se mio padre non sta bene, lo facciamo uscire senza problemi invece di stargli dietro. Poi, visto il mio silenzio, mi spiegano che un dipendente dell’Atm ha visto mio padre a circa mezz’ora a piedi da casa. L’ha riconosciuto dalla descrizione che gli ho fornito: alto 1,80, con una canottiera, un pantalone della tuta e le ciabatte.
«Lei è il signor Antonio? – gli ha chiesto -. Venga con me che torniamo a casa.»
Quando arrivo per prendere mio padre, lo vedo circondato da dipendenti dell’Atm, poliziotti, carabinieri e vigili. Mi avvicino e mio padre, ex poliziotto, si gira verso di me tutto serio e chiede: «Figlio mio, hai visto tutta questa gente in divisa? Ma si può sapere questa volta che cazzo hai combinato?»

(M.C.)

 

 

Una festa di cose belle: musica, arte, teatro, tante attività e dolce far niente. Si incontrano le persone, le famiglie, gli artisti. Anche gli operatori e i medici (per una volta) senza camici, pronti ad ascoltare e a mettere a disposizione competenze e conoscenze a chi ne ha bisogno.
Tutti protagonisti: chi porta un’esperienza, chi canta, chi vuole vedersi un film o uno spettacolo. Chi ha voglia di ballare da fermo. Chi fa attività fisica in piedi o in carrozzina. Si mangia, si beve. Si sta insieme. Una festa per cuori feriti e vite da rifiorire.
Il motto? Le parole di Gianni, che va avanti con l’Alzheimer dietro: “Di amore non siamo vecchi”.
La terza edizione dell’Alzheimer Fest mette le tende fuori dalle mura di Treviso, nello spazio dell’ex ospedale psichiatrico di Sant’Artemio, oggi sede della Provincia. Dal 13 al 15 settembre sarà l’accogliente “accampamento” di persone che nella nostra società tendono a essere considerate “aliene”: le persone con demenza e i loro familiari non sono “barbari” che hanno perso le buone maniere, da relegare ai margini della comunità. Dall’oasi di Sant’Artemio la festa germoglierà dentro le mura di Treviso, con eventi di piazza e incontri a sorpresa. Che sanciranno simbolicamente questo diritto di cittadinanza da difendere con le unghie (e con la mente). Siete tutti invitati, sani e meno sani.

 

ProgrammaInformazioniContatti

 

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Racconti per l’Alzheimer Fest #1
Racconti per l’Alzheimer Fest #2
Racconti per l’Alzheimer Fest #3
Racconti per l’Alzheimer Fest #4
Racconti per l’Alzheimer Fest #5
Racconti per l’Alzheimer Fest #6
Racconti per l’Alzheimer Fest #7

Caregiver Whisper, la rubrica di Marco Annicchiarico sull’Alzheimer di Lucia, sua madre

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