Dona Amati, Haiku della buona terra

Dona Amati, Haiku della buona terra. Con una lettera e otto opere di Maria Grazia Tata, Fusibilialibri 2019

Percorrere le pagine di un libro e soffermarsi, spesso, con incanto e ammirazione, su un passaggio, un verso, una soluzione che si rivela una porta di accesso a un gradino ulteriore di significato, tutto questo giunge come un dono di umanità e poesia.
Cogliere la bellezza in ciò che lo sguardo, vigile e pronto a collegare il mondo fuori di sé con il mondo dentro di sé, conferirle la parola che ha – inconfondibilmente – l’alito dell’amore, in misure non mortificate, ma, al contrario, esaltate dalla gabbia metrica scelta, non è dote comune. Questa dote è dispiegata in tutti gli haiku, così come nei tanka, nei senryu, nei renga della “buona terra”. Terra fertile è l’amore, alfa, principio, fondamento del noi, superamento del confine dettato dall’io. La buona terra manda segnali e Dona Amati li accoglie, li trasforma in canto. Si percepisce che esso è un canto che torna a credere, insieme alla vita che si rinnova, insieme a Cecilia, alla quale il volume è dedicato. Scrive infatti Dona Amati: A Cecilia. È lei la mia buona terra.
Cecilia, la “buona terra” di Dona Amati, favorisce il ritorno all’età della conversazione ininterrotta tra umani e mondi altri, tra umani e piante, umani e pietre, umani e animali e, soprattutto, tra tutti questi mondi tra loro, ché la poesia, qui, sulla polvere e oltre la polvere, supera ogni limitato antropocentrismo: «serpi allacciate/ al tepore di giugno/ fanno l’amore», «disco di luna/ a quel chiarore il cane/ più forte abbaia», «appare un raggio/ brulicante di luce/ dalla finestra -/ perché chiamare polvere/ ciò che è pieno di vita?», «ora che vado/ solitaria nel mondo/ s’allarga il cielo», «sei un seme nitido/ come granello puro/ di buona terra».

© Anna Maria Curci

 

HAIKU

pietruzze bianche
sotto il sole d’agosto —
si spaccheranno?

acqua di stagno
indurita dal gelo —
tutto si ferma

serra le chele
sulla preda che guizza —
granchio affamato

guardare il mare —
nessuno a dire un nome
volato al vento

 

TANKA

l’incenso fuma
alla tremula fiamma
di una candela —
l’inchiostro della penna
riempirà il foglio intonso

in due o tre giorni
fiorirà la magnolia
prossima al mare —
sul davanzale a oriente
avrò petali bianchi

appare un raggio
brulicante di luce
dalla finestra —
perché chiamare polvere
ciò che è pieno di vita?

 

SENRYU

viviamo in noi
scorrendo i giorni freddi
senza rumore

sospira un vecchio
sente il peso del mondo?
melanconia

ora che vado
solitaria nel mondo
s’allarga il cielo

 

RENGA

giorno al mattino —
Cecilia tra le braccia
dorme e sorride

Cecilia cresce —
è un sorriso tenero
risucchia baci

sei un seme nitido
come granello puro
di buona terra

mattino al sole
canto delle cicale
Cecilia ascolta
A quella dolce nenia
pian piano chiude gli occhi

 

 

Dona Amati scrive di sé: «è nata a Roma nel 1960. Vive e lavora tra Anzio e Viterbo. Poeta, performer, organizzatrice culturale, direttora editoriale, è cofondatrice delle associazioni culturali “Le Mele-grane” e “Fusibilia”, per le quali ha curato diversi eventi letterari di livello nazionale e internazionale, anche presso diverse ambasciate straniere e musei. Attualmente presiede Fusibilia e ne dirige il marchio editoriale FusibiliaLibri. Interessata alle filosofie orientali, è redattrice della rubrica di haiku della webzine “Diwali Rivista contaminata”. È autrice del testo de Il Dito del diavolo. Op. 71, poesia musicale del M.° Marco Pietrzela, Ed. Musicali Berben 2007. Ha pubblicato varie sillogi poetiche tra cui Il pomo e la mela, Lietocolle 2006, e Riguardo all’obbedienza. Poesie dal corpo, Fusibilia-Libri 2013. Ha ideato e curato vari volumi collettanei tra cui: Caro bastardo ti scrivoSono bella, ma non è colpa miaIl morso verdeTeorema del corpo. Donne scrivono l’erosCaro maschio che mi uccidi, e cinque edizioni di Haiku tra meridiani e paralleli. Ha partecipato a festival culturali, in Italia, in Serbia e in Marocco. Tra le moltissime manifestazioni ideate e organizzate: “Eros e Kairos. Festival internazionale della poesia al femminile”, Roma, Viterbo, Civitavecchia 2014, in collaborazione con il Museo di Villa Giulia di Roma. Per il cinema ha interpretato il ruolo di Costanza D’Avalos nel film storico sulla poetessa rinascimentale Vittoria Colonna, Festina lente. Unisce l’attività letteraria all’impegno civile per le tematiche di genere. Ha fondato il movimento nazionale “Saffo e le altre”, il cui scopo è recuperare dall’anonimato e diffondere la scrittura delle donne, presentato nel 2014 presso il Campidoglio di Roma. Realizza corsi di poesia e haiku nelle scuole. È nonna paterna di Cecilia, cui sono dedicati componimenti all’interno del libro.»

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.