Robert Adamson, Tre poesie nella traduzione di Angela D’Ambra

Robert Adamson nel 2010, foto di Juno Gemes

 

Robert Adamson, Three Poems

Tre poesie nella traduzione di Angela D’Ambra

 

da Mulberry Leaves [Foglie di gelso]

Reaching Light

Where was we left from?
We say the journey’s up, but maybe

memory sinks deeper.
Our journey so far

has been quiet, the only
incident being that rock dislodged

as he spun around on his heel.
What was that stuff – brimstone?

The first slice of sunlight glanced off
a slab of dark marble that turned to glow.

is back moved ahead of me –
his curls, shoulders,

that neck. What new bone was he inventing
in his shuffling head, what chance

that a doorway would appear and then a house?
The dark supported me, comfortably

behind me, a cradle woven from
demon hair. As I rose

and climbed toward day, his turning head,
those eyes – strips of memory,

silver tides, moons rising over the
rim of the world –

brought back the day we were married,
standing in fine rain, then escaping  from family,

sex by a rolling surf in a high wind, velvet
heavens and the stars omens:

calendars, clocks, zodiacs –
straight, bent signs.

Raggiungere la Luce

Da dove è che partimmo?
Il viaggio, si dice, è verso l’alto, ma forse

la memoria più a fondo s’inabissa.
Il nostro viaggio finora

è andato liscio, unico
contrattempo quella roccia franata

quando lui di scatto si voltò.
Cos’era quella roba – zolfo?

Il primo spicchio di sole rimbalzò
su una lastra di marmo scuro che s’accese.

La schiena di lui si muoveva avanti a me –
i suoi riccioli, le spalle,

quel collo. Quale nuova trovata escogitava
in quella testa irrequieta, che occasione

che una soglia apparisse e poi una casa?
Dietro di me, confortante, il buio

mi sosteneva, una culla ordita con
crini di diavolo. Allorché m’alzai

per la scalata al giorno, la sua testa si volse,
quegli occhi – strisce di memoria,

maree d’argento, lune crescenti
oltre il ciglio del mondo –

mi riportarono il giorno delle nozze,
noi in piedi nella pioggia sottile, poi via dalla famiglia,

sesso nel risucchio dell’onda, vento forte, cieli
di velluto e i presagi di stelle:

calendari, orologi, zodiaci –
segni contorti, diretti.

 

Mulberry leaves

Out in the kitchen, my mother
chops through root vegetables, filleting mullet,
threading our meals together. My father stokes
a fire in the yard, boiling up offal and fish frames
in a forty-four gallon drum; a mist rises from his
liquid fertilizer baked all day in the sun,
clinging to us and the windless air.

The heat hangs around after dark.
Steam fogs the glass of a pressure lamp
hissing yellow light from a fragile mantle.
The country music station plays softly.

Dad sings along with Hank Williams as he works.
He takes a slug of his home brew and coughs
until he lights another smoke. My hands
are full of mulberry leaves and silkworms,
their yellowish cocoons seeping transparent blood
from injured larvae. Inside my cardboard shoe box,
God laughs on.

Foglie di gelso

Di là in cucina, mia madre
si destreggia fra barbe d’ortaggi, filetti di triglia,
per approntarci il pranzo. In cortile, mio padre
attizza il fuoco, fa bollire frattaglie e lische
in un fusto da  quarantaquattro galloni; dal quel concime
liquido cotto per tutto il giorno al sole, sale una bruma
che s’attacca a noi e all’aria senza vento.

Il calore perdura quando scende il buio.
Il vapore appanna il vetro d’una lampada a pressione
che sibila luce gialla dal suo fragile manto.
L’emittente di musica country suona piano.

Papà lavora e canticchia sulla voce di Hank Williams.
Beve una sorsata di birra fatta in casa e tossisce
finché non s’accende un’altra sigaretta. Le mie mani
sono colme di foglie di gelso e bachi da seta,
i bozzoli giallognoli trasudano sangue trasparente
dalle larve ferite. Dentro la mia scatola di scarpe,
Dio ride e ride.

 

The rebel angel

Shit off with this fake dome of a life, why
should I remain here locked in my own
buckling cells? So there’s always
a way round the city mornings when parks
are lakes of smouldering green –
& there’s a way as you’re blown along
by some great vision of a cop
who keeps farting inside your gut –
& you know so well the way that’ll carry you back:
follow a railway line

That’s studded with muck-green stations
& bubblers spouting lukewarm water – No,
you’ve left it too late & now there’s
cold weather coming along & that
pile of junk in your brain – These days it’s
risky to drive after midnight.
It’s slowing you down always looking behind
all the time getting someone to pluck
down the blinds – So now as you spin
through a drunk there’s lots of reasons
you have to stay put – reasons that say
you can’t piss off anymore from the calm
of serving two and half years: of knowing
it’s lights out at ten every night, of knowing
the sleepless lays churning in your bunk
until each counted dawn, of singing
without sound – I’ve looked around every inch
of the jail & dug my own groove in yellow
sandstone, & searched without sleep
& searched again

back on the street in the rain – searched for
some kind of rebel angel,
some kind of law.

L’angelo ribelle

Alla malora questa finta cupola di vita, perché
dovrei restarmene qui chiuso nelle mie proprie
cellule cadenti? Insomma, c’è sempre
una via d’uscita dalle mattine urbane quando i parchi
sono laghi di verde a combustione lenta –
& c’è una via quando te la squagli in fretta
alla grandiosa visione d’uno sbirro
che continua a rovistarti  in pancia –
& fin troppo bene sai la via che ti riporta indietro:
segui i binari della ferrovia

Quella costellata di stazioni verde-lercio
& idranti che spruzzano acqua calda – No,
te ne sei andato troppo tardi & adesso c’è
maltempo in arrivo & quel
mucchio di pattume nel cervello – In questi giorni è
rischioso guidare dopo mezzanotte.
Ti rallenta guardare sempre indietro
tutto il tempo a cercare qualcuno che abbassi
i fari – Così, ora mentre sterzi per
schivare un ubriaco hai un mucchio di ragioni
per cui non devi sgarrare – ragioni che dicono
che non puoi più scampare alla bonaccia
di due anni e mezzo di galera: di sapere
che le luci si spengono alle dieci ogni notte, di sapere
che l’insonne si rigira sulla tua branda
fino all’alba di ogni giorno, di cantare
senza suono – Ho esaminato ogni centimetro
della cella e scavato il mio solco nella gialla
arenaria, e senza sonno ho cercato
& cercato ancora

dietro sulla strada nella pioggia – ho cercato
una sorta di angelo ribelle,
una sorta di legge.

Robert Adamson
(Traduzione di Angela D’Ambra)

 

Robert Adamson è nato a Sydney nel 1943. È cresciuto nel sobborgo di Neutral Bay a Sydney, ma è stato altresì frequentatore assiduo del distretto dell’Hawkesbury River, dove suo nonno era pescatore. Nella tarda adolescenza e prima maturità, Adamson ha passato qualche tempo in istituti correzionali e in carcere, ma è stato proprio durante la detenzione che ha avuto modo di studiare e di sviluppare l’interesse per la poesia. Adamson è entrato in contatto col mondo poetico di Sidney alla fine degli anni 1960 ed è stato figura rilevante nella nascita della ‘nuova poesia australiana’ nei primi anni Settanta. La sua prima raccolta di poesie, Canticles on the Skin, è uscita nel 1970, e di seguito ha pubblicato più di una dozzina di altri volumi, tra cui i celebrati The Clean Dark (1989) e The Goldfinches of Baghdad (2006). È stato redattore del New Poetry Magazine dal 1971 al 1976, e ha inoltre dimostrato interesse per l’editoria fondando le edizioni Prism Books (1971), Big Smoke Books (con Dorothy Hewett, 1979) e Paper Bark Press (con Juno Gemes e Michael Wilding, 1986). La poesia di Adamson tratta delle sue esperienze in riformatorio e prigione; della regione dell’Hawkesbury River, dove ha vissuto (e pescato) per vari anni; delle relazioni personali, dei suoi colleghi e mentori, tra cui il pittore Sydney Brett Whiteley, i poeti Francis Webb, Michael Dransfield e lo statunitense Robert Duncan. Adamson ha vinto diversi importanti premi letterari australiani, tra cui il Grace Leven Poetry Prize (due volte: per Selected Poems [1977] e per The Goldfinches of Baghdad), il C.J. Dennis Award, il Premio Kenneth Slessor, il National Book Council Turnbull Fox Phillips Poetry Prize (per The Dark Clean), il Fellowship of Australian Writers Christopher Brenn Award (1995). Nel 2004 Adamson ha vinto il New South Wales Premier’s History Award per Inside Out, nel 2007 The Age Book of the Year Poetry Prize per The Goldfinches of Baghdad, nel 2009 il Victorian Premier’s Literary Award for Poetry per The Golden Bird. Nel 2011 gli sono stati assegnati il Patrick White Award e il Blake Poetry Prize. Attualmente ricopre la cattedra inaugurale CAL di poesia alla University of Technology di Sydney.[1]

 

Bibliografia

  • Canticles on the Skin, Sydney, Illumination Press, 1970
  • The Rumour, Sydney, New Poetry for the Poetry Society of Australia, 1971
  • Zimmer’s Essay: Some More Experiences ,Glebe, NSW, Wild and Woolley, 1974
  • Swamp Riddles, Sydney, Island Press, 1974
  • Selected Poems, Sydney, Angus and Robertson, 1977
  • Cross the Border, Sydney, Prism, 1977
  • Where I Come From, Sydney, Big-Smoke Books, 1979
  • The Law at Heart’s Desire, Sydney, Prism, 1982
  • The Clean Dark, Sydney, Paper Bark Press, 1989
  • Selected Poems 1970–1989, St Lucia, Qld: University of Queensland Press, 1990
  • Wards of the State: An Autobiographical Novella, Sydney, Angus and Robertson, 1992
  • Waving to Heart Crane, Sydney, Angus and Robertson, 1994
  • The Language of Oysters, Roseville, NSW, Craftsman House, 1997
  • Meaning, Cambridge, Peter Riley, 1998
  • Black Water: Approaching Zukofsky, Rose Bay, NSW, Brandl and Schlesinger, 1999
  • Mulberry Leaves: New and Selected Poems 1970–2001, Sydney, Paper Bark Press, 2001
  • Reading the River: Selected Poems, Tarset, Northumberland, England: Bloodaxe Books, 2004
  • The Goldfinches of Baghdad, Chicago: Flood Editions, 2006

< http://www.floodeditions.com/adamson >

  • The Golden Bird: New and Selected Poems, Melbourne, Black Inc, 2008
  • The Kingfisher’s Soul , UK, Bloodaxe Books, 2009

< http://www.bloodaxebooks.com/personpage.asp?author=Robert+Adamson >

  • Net Needle 2015

 

Altri titoli suggeriti

  • Robert Adamson, Inside Out: An Autobiography, Melbourne, Text, 2004
  • Michael Brennan, ‘Pure Work: Mallarmé, Mondrian and Adamson,’ Salt Magazine 1 [new series] (2007).
  • Michael Brennan, ‘Becoming “Absolutely Modern”: Adamson and Tranter’s Abandonment,’ in Xavier Pons, ed. Departures: How Australia Reinvents Itself , Melbourne, Melbourne University Press, 2002.
  • David Brooks, ‘Feral Symbolists: Robert Adamson, John Tranter, and the Response to Rimbaud’, Australian Literary Studies3 (1994), pp. 280–88
  • Livio Dobrez, ‘Adamson: The Metamorphosis of the Subject’, Parnassus Mad Ward: Michael Dransfield and the New Australian Poetry , St Lucia, Qld, University of Queensland Press, 1990, pp. 163–200.
  • Martin Duwell, ‘Homages and Invoctions: The Early Poetry of Robert Adamson’, Australian Literary Studies 2 (1989), pp. 229–38.
  • Robert Harris, ‘Robert Adamson’s Reckoning’, Overland 121 (1990), pp. 57–62.
  • Andrew Johnson, ‘Orpheus on the Hawkesbury: Placing Robert Adamson,’ Journal of Australian Studies no. 80 (2004), pp. 29–42, 234–235

[1] http://www.poetrylibrary.edu.au/poets/adamson-robert

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