Maria Lenti, Elena, Ecuba e le altre: una lettura pedagogica (di Cristina Polli)

Elena, Ecuba e le altre. Una lettura pedagogica.

Nella sua ultima raccolta, Elena, Ecuba e le altre (Arcipelago Itaca, 2019), Maria Lenti segue tracciati intenzionalmente divergenti e rappresenta miti e storie del patrimonio culturale occidentale in una versione inedita dando voce alle donne.
Versi sapienti e curatissimi stroncano tante delle motivazioni addotte dagli dei e dagli eroi per le loro azioni di cui rivelano mancanza di ascolto e di empatia; rivoltano le vicende e i vissuti ponendoli su scenari aperti dal sentimento, dal dialogo, dalla predisposizione all’ascolto e all’inclusione dell’Altro; cesellano la grazia del dono e l’ironia che distanzia e amplia la visione. Insegnano.
Leggendo diventiamo consapevoli della possibilità di una interpretazione plurale e sfaccettata, della possibilità di un mutamento delle consuetudini di lettura nel segno di una ricezione attiva che implica il principio della scelta, il vaglio critico che consente di andare oltre.
“Oltrecanone” come scrive Alessandra Pigliaru nella sua precisa ed efficace prefazione riportando in nota il riferimento a un lavoro omonimo del 2015 a cura di Anna Maria Crispino. Oltrecanone come moto che in questa raccolta oltrepassa con un doppio movimento, percorso e sguardo interno ed esterno, il sistema e il canone in cui siamo soliti rispecchiare la nostra personale immedesimazione di lettori.
Ma la poetessa ci avverte subito che l’immedesimazione qui non è inconsapevole e che il lettore ha un ruolo attivo di analisi e valutazione. Le figure vengono poste in una collocazione prospettica che le distanzia e crea lo spazio per la nostra riflessione (11):

Arianna a Nasso

“Teseo al largo già
 dolente e fiero

Arianna a Nasso
leggera e liberata”

Oppure prendono la parola ed esprimono un pensiero altro che porta a un atto libero dall’appropriazione (73):

Policasta a Telemaco

A Pilo nella vasca d’oro
ti ho lavato
non furtiva accarezzato.

Ricorderò che tu ricorderai.

Per ragioni legate a motivi professionali mi viene alla mente una raccolta di scritti che ho molto amato: Il conoscere. Saggi per la mano sinistra, di Jerome Bruner, di cui è uscita nel 2005 la seconda edizione.[1]
Bruner sostiene che alla formazione della persona concorrano sia il pensiero razionale che il pensiero narrativo. La narrazione contribuisce a sviluppare la capacità di giudizio e lo spirito critico, spalanca le porte al possibile, al plurale. Nella sua opera di psicologo e di pedagogista crea un’apertura, dice che l’istruzione razionale, su cui era basato il sistema scolastico americano, non basta. Rendendo esplicita questa evidenza, crea consapevolezza.
La raccolta di Maria Lenti aiuta chi ne abbia l’intento ad andare oltre, a porsi degli interrogativi. Se il mito per Bruner offre un’immagine stabile di sé e del mondo allo scopo più generale di contribuire alla formazione dell’identità umana, ci dobbiamo chiedere di quale identità e di quale mondo stiamo parlando, se ci riteniamo giusto costruire il nostro essere persone in un conglomerato di fatti e situazioni poste sugli assi sì della logica, ma anche della separazione e del profitto.
Andare oltre implica essere coscienti della necessità del vaglio critico e della scelta e saper accogliere nuove narrazioni dei miti, guardare dal rovescio la tessitura della storia, sentire i nodi che ricongiungono i fili tagliati e riannodati a segnare uno scarto incongruo all’immagine prefissata dal sistema.
Le donne a cui Maria Lenti dà voce ci offrono queste visioni, dal rovescio, dall’interiorità, dal margine. Dal margine per intuire pienezza, non posso omettere di citare un articolo di Anna Maria Curci, Un altro sguardo. Dal margine alla pienezza, pubblicato in «Zer0magazine», 2018,[2] in cui l’autrice cita un libro, di Ruth Klüger, Frauen lesen anders (Le donne leggono diversamente).[3]
Le donne come autrici e come lettrici possono dare luogo a una lettura diversa anche nell’ambito dei canoni estetici, sfaldare la visione maschilista che spesso informa l’opera d’arte (e qui sarebbe preziosa la lezione di Ruth Klüger, se venisse approntata la traduzione dell’intera opera citata), rivendicare la figura femminile come soggetto autodeterminato che ha diritto a una rappresentazione che le dia dignità e consistenza di soggetto (87):

Io a chi ama l’arte

Giocando con la gelosia
chissà chi mi ha fatta giovenca di Zeus?
Assurda la mitologia.

Guardatemi nella pittura parietale di Pompei

o nel Vaso di Ruvo a Maddaloni:

                                quella sono io.

Maria Lenti ci indica una strada per scuoterci dal torpore dell’abitudine a una introiezione preconfezionata e acritica, spesso accettata, come evidenzia la Klüger, tacendo il costo che comporta.
Sta a noi, uomini e donne, scegliere di aprirci alla pluralità, indagare i nessi intimi, i risvolti delle storie.
Le donne scelgono e decidono per sé e per i cari conservando sempre in sé il pensiero dell’Altro, decidono per le consuetudini di un popolo al quale offrono il dono di una legge diversa e più umana, la legge del cuore (82):

Antigone a Creonte

Non seguo la tua legge.
È legge di guerra.

La mia del cuore.

 

© Cristina Polli

 

[1] Jerome Bruner, Il conoscere. Saggi per la mano sinistra,a cura di Mario Manno, Armando, 1968.
[2] https://centrolibellulamorlupo.com/2019/01/03/resistenza-e-conferma-anna-maria-curci.
[3] Un estratto di questo libro, apparso nel 1994 con in titolo Lesen Frauen anders?, nella collana “Heidelberger Universitätsreden” presso la C.F. Müller Verlag di Heidelberg, e nell’ottobre dello stesso anno su «Die Zeit», si può leggere qui, con traduzione a fronte redatta per un progetto di Tesi di Laurea Triennale. Indicazioni bibliografiche per il libro: Ruth Klüger, Frauen lesen anders, DTV München, 1996 (5^ ed. 2007).

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