Poesie di Elisa Irene Anastasi, da “Uscita dodiciventuno”

 

Luglio

Mamma,
alla fine di questo settimo mese dell’anno
ti sono rinata accanto madre.
Oggi non camminavi in fretta
e ti avrei spiegato
i movimenti, le pause
metti un piede avanti
e ancora l’altro.
Per pudore abbiamo chiuso i nostri mondi
da figlia ti sei confidata
stretta all’avambraccio che ti reggeva.
Uno scambio oltre i ruoli
un parto quasi compiuto
un ritorno amniotico.

 

Scirocco

Riportami alle origini in questo mezzogiorno
che mi tiene sospesa
tra l’afa e la morte
riportami alla sorte
calendari non voglio più seguirne.
Non ci sono santi che tengono
né date che vengono
non ci sono orari che segnano il tuo arrivo
mentre muoio
mi cammini a fianco
sorridi, ti sporgi.
Riflettimi ancora un po’
non ho finito di guardarci.

 

Porcellana

Ho riso
ma non troppo forte.
Avrei voluto fare come le bambole
splendono senza riserbo
si sporcano
non badano al trucco
il mese non le lascia sanguinare.
Finte, fumano per gioco
ridono nelle parrucche
non alzano il tono.
Mai si spazientiscono
non sudano
non temono l’età
i distacchi.
Nessun pelo
la barba non le graffia.
Si muovono senza far male.
Non muoiono
neppure vivono.
Però ridono
ridono.
Senza ritegno.

 

Uno

Nel buio dell’utero
nell’invernale risvolto delle memorie
nella terra sotto le unghie
nel midollo spinale che mi tiene ancora in piedi
divieni
per un battito di ciglia.

 

Improvviso

Mi hanno detto che partirai
te ne andrai in una notte disperata
le valigie pronte da anni
maglie, una, due forse e stirate appena
pochi calzini
una penna, non si sa mai
un secondo paio di scarpe, se piove
otto euro contati per la navetta alla stazione
e non ti mancherò, hanno detto.
Tu, invece, sali su per quella scala
non apri bocca.

 

Maria e la lanterna

Sei così breve quando mi oltrepassi la soglia del sonno.
Tra poche ore dirò di sì a quegli occhi di periferia.
Sul bordo delle nuvole
saremo ragazzini
su una pozzanghera a mezz’aria
un due tre stella, tocco la Via Lattea
paese di balocchi.
Tantu idda campa di aria e d’amuri.
Chissà la nonna
sopra quale vortice si era seduta
per sapere.

 

Sahara in bottiglia

È arrivato, infine
il deserto tra le strade
l’anno in cui vaghiamo
nella città multistrato
dove ogni piano vedrà travasare
questa primavera scarna.
(Undici aprile)
Lasciamo ogni voce
perdersi.
Oggi ho solo voglia di bianco e di poco.
Domani.
Domani ci immergeremo.

 

Uscita paesi etnei

La targa davanti alla renault non suggerisce romanzi
oggi, e non punge l’odore di inula viscosa
la coda dopo il casello costringe alle verità.
Traffico prolungato
l’orario è di chiusura degli uffici
suona Silvestri
non ho monete per il pane
i compiti non sono mai finiti
adesso l’anno è davvero prossimo.
Discorsi concreti fuori da ogni aspettativa
questo letto ha troppe piazze senza te.
…………………………….L’agorafobia avanza.
Il destino del semicerchio
il gasolio agli sgoccioli
la seconda media ci aspetta chissà sotto quale autostrada.
Occorre tracciare un diametro.
Ma tu non vuoi salire, mamma?
Metto le graffette nel portacolori
portiamo il vaso coi giacinti
l’acqua non mancherà,vedrai
papà non mancherà.
L’uscita paesi etnei ci ricondurrà a casa.
Al primo piano, nel nostro vivaio pensile.

 

“L’uscita di un’autostrada senza sbocco, paesaggi di pioggia ai lati, tra vino, sogni increduli, fili elettrici, età e cicli, con numeri che sublimano in segni e viola. E con Amélie che, al suono di invisibili arpe, sputa in faccia il sapore della vita. Dodiciventuno è, infine, l’uscita che porta a casa, la traversa di campagna che riscopre il ventre e conserva, la strada del vivere sottovoce, dove sottovoce non è altro che presente e dopo e ancora.”

Elisa Irene Anastasi nasce nell’autunno del 1980. Pubblica il romanzo Alba blu (2012) e la raccolta di poesie Disordini e intolleranze mentali (2014).

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