Guido Fauro, poesie da “è il Tramonto il mio Oriente”

Guido Fauro, da: è il Tramonto il mio Oriente (Roma, 2013)

 

è solo il cielo un fazzoletto
che azzurro dalla finestra vedo

ma lo ricama
————–– se ho fortuna –
la flessa riga nera d’un uccello

 

e un mattino
ci destammo sconosciuti
– le stanze le abitudini:
—————passeggeri

che parlano:
del tempo o nel silenzio:
—-attraversano gallerie.

Uscivo se potevo
– come per una sigaretta
che non rechi disturbo –

———-mi interrogavo:
su quando saresti scesa.

 

se finestre Primavera

(piumata da farfalle
e da ghirlande d’edera
con strascico di sole
– come fu bianco, Inverno –
con ali di fiori,
che in alto lanciano i profumi
e di cristallo ancor più in alto,
ma poi sul marmo infranti,
————vessilli, le fontane;
mentre una dama pallida
nubi frangiate, per un brivido,
a sé annoda
———-e lenta in cielo vaga)

se almeno una finestra
– a invadere il tuo silenzio:
—————————–eterno –
in questa stanza,
——————aprisse Primavera

 

con l’umiltà di un nido,
chiediamo che Qualcuno
deponga Soluzioni
dentro le mani dove:
briciole oltraggino
——–– volere di Epulone –
ai Lazzari le dita

che inutile cuscino
gli occhi alle lacrime,
che come nel sagrato
non sostano a meditare
– ma come giocando:
———————–sciamano

 

mi imbarcherò su quella foglia
attraccata
al bordo di una pozzanghera

prenderà senza meta
– come il corso di un fiume –
il fianco dei marciapiedi

che paiono bastioni turriti:
—————————–da qui

la speronano detriti urbani
in mulinelli cicche
gonfi come cadaveri
———-biglietti d’autobus
pezzi di pane come meduse
le carezzano la chiglia
——————–il ventre

le auto sollevano ondate

ma lei è d’oro
– accartocciata come una polena
————————–in punta –

ma lei è larga
– offerta come una zattera
———————-al naufrago –

————–E lei corre fragile:
—-ad un altrove, a un sogno:
————che non sappiamo.

 

è Bisanzio il mio Oriente
sovraccarica di ori
ma con gli angeli suoi severi
la porpora gli imperatori
e illimiti le sue frontiere

oppure, o forse,
è solo un po’ più in qua:
che strenuo sulla finestra
il limite della notte
——————-– nero –
guerreggia coi raggi d’oro

è il Tramonto il mio Oriente:
che il cielo imporpora
————– e pure il cuore

 

Guido Fauro scrive di sé:

Nato in Friuli, vivo a Roma – la bellezza dei suoi cieli ad addolcire la nostalgia delle radici. Qui, mi interesso di moda e costume, poesia e fiabe, arte e arti applicate; qui, colleziono tramonti. Così, all’università, la tesi sui Costumi di corte a Bisanzio, e per la specializzazione quella sui Corredi dotali veneziani nel ‘700. E poi, ricerca e pubblicazioni per riviste di settore; nonché la partecipazione a convegni di studi (Roma e Mosca) con interventi sulla Storia del costume bizantino; la stesura di voci tematiche e biografiche su moda e costume per l’Enciclopedia Italiana Treccani; la didattica per l’Istituto Centrale del Restauro di Roma, le Università di Trieste e Firenze e Istituti di formazione per stilisti (perché sono anche, full immersion, stilista). Nel campo della parola, la passione per poesia, fiabe e favole. Tentato in prima persona, così, pubblico il libro di poesie è il Tramonto il mio Oriente (2013); per ricordare una cara amica, ne curo alcuni scritti in Dove si parla di Giovanna Santo Stefano e delle sue favole. Favole di animali, nuvole e piante… (2016). Il mio sito è http://www.manigoldilcartastorie.it, inaugurato nel 2010.

 

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