Valerio Grutt, “Dammi tue notizie e un bacio a tutti”. Nota di Claudio Damiani

Valerio Grutt è un guerriero a servizio del bene che combatte non contro un impero, ma per affrontare le sue paure, e capire che la morte è parte naturale della vita. E la poesia è la sua spada laser (sì proprio come quella dei cavalieri Jedi del film Guerre stellari).
Ci vuole “un cuore aperto” ci dice nella poesia posta in limine al libro, un cuore che possa accogliere tutto, anche la morte. Anzi la morte per prima. E la morte infatti arriva subito, e lo scaraventa per terra. Non è la sua, ma quella di sua madre.
Madre e figlio combattono insieme, abbracciati, entrano insieme nella grotta del dolore, come gli opliti greci con le braccia incatenate. Comincia una lunga battaglia, fatta di alti e bassi, che prende tutta la prima sezione, dal titolo significativo Dove non arriva la scienza. La scienza è la Tecnica con la t maiuscola, quella che ha sostituito ogni potere e ogni dio, ma non ha sostituito la morte, checché ne dicano futurologi e futuristi. La morte bisogna ancora affrontarla a mani nude, e a cuore aperto, singolarmente, uno per uno, in singolar tenzone, ci dice Valerio. Ancora dobbiamo essere uomini, e invocare le forze, anzi la Forza (sì, sempre Guerre stellari), sentirla e credere in lei, e usarla soprattutto.
Ed ecco che la battaglia infuria, non c’è più giorno né notte. Vivere è entrare in questa mischia furibonda. L’illusione di scansarla, i miraggi e le promesse della Tecnica, si sfaldano come giganti d’argilla, evaporano come fantasmi. Valerio e i due fratelli sono i soldati, la truppa, la madre è il capitano (non ha una maschera antigas, ma una mascherina di ossigeno). Si assaporano i momenti di tregua, ci si fa forza a vicenda. Ecco la forza esiste, esiste perché viene sentita, ci scopre e ci abita, ci possiede. La invochiamo e entriamo in contatto con lei.
E siamo qui nel cuore di questo libro, che è sentire la forza. Non vederla, neanche forse dirla, quanto sentirla. Sentirla nell’abbraccio con la madre, con i fratelli, nella solitudine a tu per tu con lei stessa in persona. Sentirla guardandola in faccia, e insieme guardare la vita, tutto ciò che è, e, nell’essere tutto, nel non esserci niente fuori del tutto, sentire la forza irradiante, l’amore che irradia e dentro circola e vive, e tutto fa vivere e illumina, e dà a noi quel filo di luce, di speranza, quel filo sottile che ci lega al tutto, che è la nostra spada laser.
La forza rivela il nostro amore, e il nostro amore rivela la forza, così Valerio può rivolgersi a un altro figlio, a tutti i figli: “Non la lasciare sola […] dalle la certezza / che non finisce qua, che non dovrà / soffrire più, e soprattutto / che ci rivedrà”. Valerio può dire: “Guarda mamma, sono felice adesso”, perché lei vuole che lui sia felice, e lui è felice.
“Siamo gli ingenui rimasti / ad ascoltare il cuore della terra” ci dice nella sezione successiva Istruzioni per l’uso di una spada laser. Il cuore è il coraggio del guerriero, che viene dal coraggio della terra, e l’ingenuità è qualcosa che possiamo, che dobbiamo imparare.
Nella quarta sezione Il sole delle piccole cose, impariamo la felicità a piccoli passi, la felicità delle piccole cose e il libro poi si conclude, con la vita che sempre ricomincia, che perennemente rinasce (“la fine che esplode ancora / l’inizio di pianto e gioia”).

© Claudio Damiani

 

Valerio Grutt, Dammi tue notizie e un bacio a tutti, Interno Poesia, 2018

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