
Poesie inedite di Gjoko Zdraveski
è tranquillo anche quando non ci sei
stamattina una gazza
è arrivata in volo sul grande terrazzo
e si è posata accanto al vaso di gerani
rimasti sin dalla mia nonna
non ho dormito di nuovo
vorrei che mi insegnassi
come si entra nel sogno di qualcuno
e come vi si sta lì seduti e svegli
laggiù è già estate
terzo giro per l’acquisitore ambulante di cose vecchie
la sua lingua è fittizia
non ci capisco nulla
la mia barba e le mie dita odorano
di garofano marocchino
la mia anima di tè nero e miele di acacia
tu sogna serene le colline
le città e le vite passate
è tranquillo anche quando non ci sei
legalize it! etcetera
quale sfrontatezza umana
quella di dissacrare la natura fino al nonsenso.
di crederla di tua proprietà. di vietarla addirittura.
di farla pagare. che arroganza. di ridurla
alle tue strane regole. di deformarla
con il fango che si era depositato nella tua mente.
che cecità. di non vedere il vuoto.
di crederti creatore. di seppellirla coprendola
con le paure dei propri sogni. che presuntuosità.
di crederti portatore di luce. e invece sei un ladro del sole,
in effetti. un mediocre ladro di venti. effimero
e decadente. più piccolo persino del seme
delle erbe proibite.
solitudine
ci sono degli attimi di solitudine
attimi di irrequietudine
e debolezza.
attimi di paura di tutto.
paura che qualcuno venga
a bussare alla porta. che entri
un ospite non invitato. e che alla fine
la stanza rimanga a guardare fissamente
vuota.
libertà
1.
mio nonno recintò il suo cortile
e così ottenne un pezzo di terra,
ma perse il mondo.
e poi iniziò a suddividere
quel suo pezzo di terra
e a dare un nome ad ogni orto.
io ero piccolo e amavo soprattutto
le porticine che li collegavano.
2.
conficchiamo dei pali lungo i confini,
disegniamo mappe con delle frontiere
e ci mettiamo delle persone
che ci rovistano nelle borse
e ci chiedono dove stiamo andando
come se veramente gli importasse.
“dove te va Gjoko?”
mi chiede il doganiere alle cinque
del mattino, ed io, ancora assonnato, gli dico: a casa.
ma tra me e me penso
avanti e indietro sulla terra
o su e giù? nello spazio
o nel tempo? adesso
o per sempre e fino alla fine dei secoli?
3.
siamo lontani secoli e secoli dalla libertà.
perché tuttora dalle catene altrui
ci liberiamo. e non sentiamo
nelle viscere la chiave della cella
in cui siamo imprigionati.
dimentichiamo che il caffè che beviamo
per svegliarci è contenuto
nei fondi della tazza.
ogni giorno parliamo di lei. osiamo addirittura
cantarla. solo,
lo facciamo con dolore. pieni di paura,
anziché di amore.
Gjoko Zdraveski
(traduzione di Ana Senčić e Nataša Sardžoska)

3 risposte a “Gjoko Zdraveski, Inediti”
ottimo poeta, una me la rubo
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Belíssimo caro Fretello. 🌸
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[…] di Gjoko Zdraveski, qui: Gjoko Zdraveski, Inediti […]
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