proSabato: Luigi Cecchi, Long

©Luigi Cecchi

LONG

Quando la consapevolezza che sarebbe morto lo avvolse, il maggiore Sheldon McKelly si scoprì stranamente rilassato. Smise di nuotare affannosamente tra gli schermi olografici, ignorò gli allarmi e le spie luminose, smise di preoccuparsi per la voce del computer che con calma innaturale lo aggiornava sulla cascata continua di errori di calcolo. Fece un grosso respiro, strinse i pugni e se li portò al petto, cercò di focalizzare il pensiero sulle cose positive. McKelly sarebbe stato ricordato dai posteri come il pioniere dei viaggi crono-dimensionali, lo Juri Gagarin del XXIV secolo. I dati che aveva inviato al Centro di Controllo prima di iniziare la manovra di salto sarebbero stati la base per correggere gli errori e in futuro rendere questo tipo di viaggi una consuetudine. Il suo sacrificio sarebbe rimasto scolpito nella storia dell’umanità per sempre.

Poi una luce squarciò l’orizzonte e la Maria Mitchell schizzò lontano a velocità inaudita. McKelly svenne a causa dell’accelerazione pazzesca, e non poté vedere che il veiivolo era riemerso nei cieli di una Terra molto diversa da come l’aveva lasciata: era la Terra di 65 milioni di anni fa. L’impatto col suolo fu devastante: i motori a compressione di gravità della Maria Mitchell collassarono e lo schermo trans-materiale di iridio si spaccò generando un’esplosione di quasi 200.000 gigatoni le cui conseguenze funestarono il pianeta per decenni. Nessun dinosauro sopravvisse a quel cataclisma.

©Luigi Cecchi

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