proSabato: Luigi Cecchi, Crooked

©Luigi Cecchi

 

Crooked

Il suo vero nome era Erto-rikuban-inussiadolon, ma tutti lo conoscevano come “crooked”. Si trattava di uno spiritello molto antico, di quelli che avevano schiuso gli occhi quando le stelle erano lontane dalle loro posizioni attuali, e nessun essere umano aveva ancora giocato a unirle formando costellazioni. Crooked aveva respirato l’aria povera di ossigeno di epoche remote e assistito alla comparsa e poi alla scomparsa di migliaia di specie di esseri viventi differenti. Crooked si esprimeva solo attraverso un’antica lingua degli spiritelli che ormai parlava solo lui, e che ben pochi riuscivano a comprendere. Ma d’altro canto, Crooked parlava raramente. Durante quel consiglio, che vedeva riuniti ben 344 spiritelli giunti da oltre 100 luoghi diversi della Terra, Crooked restò in silenzio, con gli occhi socchiusi, la testa immobile piantata nel suo corpo di legno e le radici conficcate nel tenero terreno della radura, per quattro giorni e quattro notti. Tutti gli altri spiritelli avevano già espresso la propria opinione sulla questione che aveva indotto il popolo invisibile a riunirsi (una cosa che non accadeva da almeno tre millenni). Alcuni avevano avuto modo di ribadire la propria idea un paio di volte. Brodolasio, il più ciarliero, addirittura tre volte. Quasi tutti erano ormai d’accordo sulla cosa da fare, ma nessuno avrebbe mai osato asserire che la decisione era presa senza aver ascoltato il parere di Crooked. Per questo motivo il consiglio si immerse in un silenzio profondo, mentre ogni spiritello in grado di rivolgere uno sguardo lo fece in direzione di Crooked. La luna spuntò pallida tra le fronde degli alberi a est, scavalcando con la sua luce lattiginea il profilo delle montagne. Crooked si sollevò in piedi sulle radici e ruotò la testa come per far capire che aveva colto l’invito del consiglio a riportare la propria opinione. Sollevò un braccio nodoso e distese un dito verso l’alto, parlando con voce profonda.

«Kutmanok guladuff mahar ragoi-na dorf.» Disse. Tutti applaudirono e annuirono soddisfatti, persino chi non aveva arti per applaudire espresse la propria approvazione dispensando sguardi compiaciuti, e chi non aveva nemmeno degli occhi per farlo vibrò leggermente, in segno di intesa. Una decisione era stata presa, quindi, per il bene della Terra: “Kutmanok guladuff mahar ragoi-na dorf”. Cioè: “Procediamo a sterminare tutti gli umani, ordunque.”

 

©Luigi Cecchi

 

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