Poesie di Olimpia Buonpastore dalla raccolta inedita “Corpo di mamma”

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Mia madre se la litigano i cani.
Giocano a simularle con la bava
gli umori vaginali e può succedere
che qualcuno tra loro abbia mascella
più forte e che mia madre così pianga
e squirti da rizzare a tutti il pelo.

I cani affollano mia madre in ogni
dove e la prendono con sdegno e lagno –
mi bagno e prego poi che me la rompano,
le si crepino i denti in un digrigno.
Raccolga il seme dei cani in ingoio.

 

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……………..In un ossario

Mia madre, la selvaggia, teme il fuoco.
Noi forti le ordiniamo di mangiare
i resti schifi di un benedettino
arso per sbaglio. Mamma, ingoia l’osso.
Nettalo con la lingua tipo il cazzo
che tu sai. Se ti soffochi c’è il premio
pio di consolazione.
Onne crosta aradunata
per emplir meo stomacone.

 

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Portiamo mamma in visita
a un mattatoio sardo.
Le mucche partoriscono
tocchi di carne anomali.
Il passo, dallo sguardo
alla bocca, è brevissimo.
Mamma fa indigestione
ma poi dorme magnifica
tra i puledri sfondati a coca e cialis.

 

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In Spagna. È notte. Mamma si masturba
col nostro canarino. Pa’ la osserva
dal fondo dell’armadio. Mamma stringe
le cosce, un clic, distrugge il cranio al povero
Birdy. Mi tocco. Mamma viene tutto
il sangue dell’uccello. Ancora stringe:
e le cosce aderiscono perfette
e il piumato è una nuvola di umori
spiaccicati, di sacre ossette cave.

 

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Nel ritornare a un corpo senza sintomi
constatiamo che nostra madre è viva
per le troppe ferite. Sulla porta
gli appunti del trapasso già mancato
che si seccano – questo è il sangue, questo
l’umore. Tutto quanto siamo noi.

 

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Poiché solo la terra deve farsi
terra spogliamo mamma di ogni cosa,
cuciamo i tagli e ripuliamo il seme
dal viso. Raccogliamo i pezzi sparsi
per il salone. Li bruciamo assieme

tutti per il falò di fine maggio.

 

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Cospargiamo il fondale della vasca
di puntine, ché mamma è adesso cieca.

Noi l’aiutiamo a immergersi. Papà
filma tutto con il suo cellulare.

Mamma, le dico, è questo il solo mare
che abbiamo. Vieni. Seguimi.
………………………………………………………Lei scivola,

si rompe l’osso del collo per scherzo.

Ma le puntine come sono serie,
la bucano e la prendono che gli altri

al confronto sono dei dilettanti.

Papà è sorpreso che in un godimento
simile ci sia spazio anche per lui:

è come se mia madre
parlasse di Africa con la ceramica.

Il rosso emoglobinico attraversa
il bianco della vasca: un breve Nilo

indeciso sul corso da seguire.

 

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La mamma che quest’oggi – riesumata
da pochi giorni – è mucchio di ossa
che noi tutti montiamo pazienti.

Si incastra bene il cranio con il femore
seppure forse in grana molto grossa.
E gli omeri perfetti a penetrare

le orbite vuote? Sembrano due antenne
che captino chissà quali segnali
nell’immensa deriva sublunare.

*

Finalmente la mamma è completata.
Non sembra quella da noi avuta in vita.
Questa è una mamma nuova: quasi inedita
nella sua superficie porosa.

Resta il bianco di quando è stata sposa
fedele. Inoltre ha una mobilità
che la trascini ovunque – e questo nero
dell’osso vuoto
è il nero pari pari che ha sognato

la mamma mongoloide prima di ascendere al Cielo,
la notte prima di ascendere al cielo.

*

Ascese al Cielo e si fece creatura
di atomi frantumati e si scordò
il dolore
………………..rivisse la paura
di nascere – tre volte. Maturò
nel nucleo estrema consapevolezza;
chiese la Grazia. Le venne accordata.
Potersi rivedere
divisa in tanti sé, moltiplicata.

 

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Mamma – che adesso è in pezzi così piccoli
fatta che ricomporla quattro nuove
eternità. Perché un bulbo oculare

scivola dentro lo squarcio del seno?

..

 

Olimpia Buonpastore è nata ad Ardea nell’agosto del 1995.

2 comments

  1. E meno male che ce n’è una sola!
    …Ma forse la preoccupazione è che possano comparire a comando, ad estrazione multipla.

    Un album di figurine da incubo.

    “Poiché solo la terra deve farsi
    terra spogliamo mamma di ogni cosa,
    cuciamo i tagli e ripuliamo il seme
    dal viso. Raccogliamo i pezzi sparsi
    per il salone. Li bruciamo assieme

    tutti per il falò di fine maggio.”

    Una speranza che condivido,
    un rogo dentro, esploso.

    (Per gusto non amo l’orror ma la vampa si sente)
    Grazie Olimpia Buonpastore, grazie Poetarum.

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  2. Un verismo serpentino un po’ esagerato, credo. Tange, e pure incrina, quando la Nostra alloca particolari non proprio deferenti, un po’ estranei ai versi. Ma tant’è. Ognuno la pensa a proprio modo. Più in equilibrio m’è parsa la parte conclusiva, quella dai caratteri inclinati come un inciso,voluto e più sentito espressivamente. Considerato il tutto, ambiguo resta il fatto d’una qualche considerata, o sconsiderata, spiritualità, affogata, pare, in una specie di autopsia psicofisica, alquanto fredda ed irreale. La cosa potrebbe di certo suscitare interesse. Più oltre vedremo.

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