Francesco Indrigo, da “Nissun di nun/Nessuno di noi”

La pasiensa da la puisìa

Coma no vê dôl cuant ch’a ven
scjassàda, strassinada ta li’ plazis,
preàda, lustràda e laudàda
dai ciantors da li’ rimis.
Opùr tignùda in cont, travuardada
da ociàdis ordenaris in aulis
rimessadis. E po sglinghinaments
di bussùtis e incens sparnisàt.
Passàda tal tamès da capelans
studiàts o vint savoltant segnàt
cul det, a spissigâ li’ cuardis
da la calcolada dismintiansa.
La pasiensa da la puisìa a no conòs
viars. Epùr ‘i l’ài vidùda ta l’ultima
fila, li’ giambis a cavalot, i dets luncs
a polsâ tal grin e ridi cunt’un ‘pena,
‘pena lizierut scjàs dal seòn.

La pazienza della poesia
Come non provare compassione quando viene / strattonata, trascinata nelle piazze, / invocata, incensata e lodata / dai cantori delle rime. / Oppure preservata, protetta / da sguardi volgari in aule / damascate. E poi tintinnii / di ampolle e spargimento d’incenso. / Passata al setaccio da chierici / eruditi o additato vento perturbante / a pizzicare le corde / del calcolato oblio. / La pazienza della poesia non conosce / verso. Eppure l’ho vista nell’ultima / fila, le gambe accavallate, le lunghe dita / a riposare sul grembo e sorridere con appena / un lieve sobbalzo del sopracciglio.

 

Linguinis al pest

Il volum al è bas, puc pì che un cisichès
par no daj fastidi ai clients. Il scarpetâ
svelt dai cameriers al parta ben. Plats
stuzighins a vegnin poiàts ta li’ tovais di splaza,
compagnats da vosadutis di gust. Tal televisor
a passin figuris modernis di guera. Aleppo
la granda a è davor murî. J ni rispiri il vint frait.
Il ciacarussâ al monta su, cualchidun al rìt
a bocia spalancada, la stagion cialda a pompa
la bielessa dal svualadìs. Omnar Daqneesh
al à sinc ains, tiràt su a la vita dai visars a patràs
e sintàt ta li’ careghis arancion da la ambulansa.
Al à il vardâ spiardùt dal sanc. ‘Na mari a ziga
robis ch’a no si riva adora a capî al fì ch’al sghirla
tra i taulins dal ambient. Omnar invessi al à giambis
secis inciandidis e a pindulon tal vuet ch’a j è.
‘I ài pora ch’a lu vedin mitùt ulì par l’ocident dal mont,
ma rivâ a vardàlu a ti sassina.
Dut ator di lui stomeòs funs di muart a slambrin
la sitàt siaràda. Dovor di me un on al tontòna
par il puc sal ta li’ linguinis al pest e al planta
‘na naina par li’ visions ruspiosis ch’a dan par television,
propit ta l’ora dal gustâ. Cun savietàt, l’atenzion
a ven di corsa spostàda ta un program di zovins cogus.
L’aria a si è fata penza e di bestia.

Linguine al pesto
Il volume è basso, poco più che un sussurro / per non disturbare la clientela. Lo scalpiccio / veloce dei camerieri promette bene. Piatti / appetitosi si depositano sulle tovaglie balneari, / accompagnati da gridolini di approvazione. Nel televisore / scorrono moderne immagini di guerra. Aleppo / la grande sta morendo. Ne respiro il vento fetido. / Il cicaleccio si fa più insistente, qualcuno ride / sguaiatamente, la calda stagione esalta / la bellezza dell’effimero. Omnar Daqneesh / ha cinque anni, è stato riportato alla vita dagli abissi in rovina / e seduto sulle sedie arancio dell’ambulanza. / Ha lo sguardo disperso dal sangue. Una madre urla / cose incomprensibili al figlio che zigzaga / tra i tavoli della trattoria. Omnar invece ha gambe / magre e sospese sul vuoto che c’è. / Temo l’abbiano messo in posa per l’occidente del mondo, / ma riuscire a guardarlo ti devasta. / Tutt’attorno a lui nauseabondi fumi mortiferi dilaniano / la città assediata. Alle mie spalle un uomo lamenta / il poco sale sulle linguine al pesto e protesta / per le scabrose visioni che passano sullo schermo, / proprio all’ora di pranzo. Più saggiamente, l’attenzione / viene prontamente indirizzata su di un programma di cuochi in erba. / L’aria si è fatta densa e feroce.

 

Nissun di nun

‘I stin uchì, sensa scomponisi, sparagnàts.
a la ostarìa-alimentars da la Pervinca, in musa
a la Provincial ch’a rimet l’arbitri dal mont,
al mont. Il sotpuarti al è un buligà di ‘na umanitàt
ch’a sa ben trop timp ch’il polvar al à di strassâ.
al è luj. Il boreàl dal sfalt a no si tira indovor
e al para su il tuf dal bitum. I pos’c a l’ombrena
a son di dirit dai pus rivàts a misùra da li’ ondadis
dal dì. Ma si cundùra. Nissun di nun a si intriga
da l’anima di chei altris, parsè-che nissun di nun
al si crot ‘nocent. Il cjavestri corisi dovor
di machinis carghis di cristians dal ociâ spiardùt
e invelenat, a ni rind cosients dal sturniment
dal sorèli amont. a li’ voltis a rivin fantatis disvistidis
il just, ma ‘i sin braus a platàsi, nissun di nun
al va in sercia di nainis. ‘I si jevìn riverents doma
cuant che la Pervinca, cul siò ridi pì lusìnt a poia
tal taulìn la guantiera dai gots vifs.
Nissun di nun al à ‘n altri amôr in vista.

Nessuno di noi
Ce ne stiamo qui, imperterriti, superstiti. / al bar-alimentari della Pervinca, in faccia / alla Provinciale che consegna l’arbitrio del mondo, / al mondo. Il sottoportico brulica di un’umanità / che sa bene quanto tempo la polvere abbia da perdere. / è luglio. Il braciere dell’asfalto non si sottrae / e rilascia il miasma bituminoso. I posti all’ombra / sono privilegio dei pochi giunti a misura dalla risacca / del giorno. Ma si resiste. Nessuno di noi si occupa / dell’anima altrui, poiché nessuno di noi / si crede innocente. L’inseguirsi ostinato / di automobili cariche di esseri dallo sguardo disperso / e rancoroso, ci rende consapevoli dell’ebbrezza / del tramonto. a volte sopraggiungono ragazze svestite / il giusto, ma riusciamo adeguatamente a nasconderci, nessuno di noi / intende correre pericoli. Ci alziamo riverenti solamente / quando la Pervinca, con il suo più lucente sorriso deposita / sul tavolino il vassoio dei calici vibranti. / Nessuno di noi ha un altro amore in vista.

 

Francesco Indrigo, Nissun di nun / Nessuno di noi. Prefazione di Gian Mario Villalta, Samuele Editore 2018

 

Francesco Indrigo è nato a San Michele al Tagliamento, nel Friuli storico. attualmente risiede a San Vito al Tagliamento. Ha pubblicato in riviste, antologie, albi e quaderni sparsi. Nel 2001 la raccolta Matetâs, prefazione di Gian Mario Villalta (Nuova dimensione ed.). Nel 2005 foraman, prefazione di Gianfranco Scialino (Campanotto ed.), nel 2008 foucs, prefazione di Gianfranco Scialino (New Print ed.) nel 2009 Revocs di tiara, prefazione di Mario Turello (Kappa vu ed.), nel 2013 La bancia da li’ peraulis piardudis, prefazione di Rienzo Pellegrini (Kappa vu ed.). Fa parte del gruppo di poesia/laboratorio “Majakovskij”.

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