PoEstate Silva #42: Giovanna Iorio, Quattro racconti senza amore, IV

Foto di ©Giovanna Iorio

Quattro racconti senza amore

4. La cistite

Il giorno prima Susan era stata una mamma perfetta: aveva fatto un enorme castello di sabbia insieme al figlio, inginocchiata per ore in riva al mare a scavare buche e a costruire torri, ponti e fortezze. Era venuto fuori un castello meraviglioso e quelli che passavano lo avevano ammirato. Per un po’ erano rimasti a guardarlo orgogliosi. Il marito si era complimentato con madre e figlio e aveva fatto una foto. Erano tornati a casa dopo il tramonto cantando “Sail away” e “I’m just a jealous guy”. Dopo la doccia, Susan si era sentita male. Aveva sentito un dolore crescente alla schiena e poi i dolori erano diventati una brutta cistite.
Si mise a letto e cominciò a bere acqua. Passò la notte a urinare con bruciori terribili. Prese subito un antibiotico e non chiuse occhio. Il giorno dopo stava un po’ meglio ma disse al marito e al figlio che sarebbe rimasta a casa a riposare.
E così restò a letto fino alle undici quando si alzò e decise di esplorare il paese. Non era un vero e proprio paese; il centro abitato si trovava a qualche chilometro dalla casa e dalla spiaggia. Avevano trovato l’alloggio su un sito e le recensioni erano buone: la proprietaria, una ragazza gentile, li aveva accolti con un grande sorriso e aveva spiegato tutte le cose importanti: le due bombole del gas (ce n’era sempre una di riserva), come aprire e chiudere le zanzariere, eccetera eccetera. La casa era minuscola ma aveva un terrazzo e una bella vista sulle colline. La spiaggia era a un chilometro di distanza e vi si arrivava percorrendo una strada sterrata, passando accanto a un maneggio con cavalli pacifici e sonnolenti che ogni tanto risalivano la collina insieme a gruppi di turisti.
Prima di uscire Susan andò in bagno, stava decisamente meglio ma non era ancora completamente guarita. Per strada si mise a fotografare le piante lussereggianti, gli eucalipti, gli olivi carichi di frutti, i fichi, gli oleandri. Tutto era profumato e straordinario. Raggiunse il piccolo supermercato e pensò di entrare a comprare qualcosa per la cena. Fece un giro tra gli scaffali e prese della salsa di pomodoro, poi nel banco dei prodotti locali vide una pasta simile ai ravioli, ripiena di patate e menta. Sì, avrebbe cucinato quelli. Mentre era intenta a guardare i prodotti tipici di quella bella terra, sentì il bisogno urgente di urinare. Non poteva trattenersi e allora si fece coraggio e, arrossendo, chiese ad un ragazzo che stava mettendo le merci sugli scaffali se poteva usare il bagno.
Il ragazzo disse di no e senza aggiungere altro tornò a sistemare la merce. Allora Susan sgranò gli occhi e per qualche istante non seppe cosa dire, non le venivano in mente altre parole tranne: “Aiuto”. E “Ti prego”. Ma non disse nulla. Vagò ancora qualche minuto nel supermercato, chiedendosi dove andassero in bagno quelli che lavoravano lì, ed erano in tanti: una decina di donne e uomini occupati a servire i turisti che si fermavano a comprare panini e colazioni da portare in spiaggia. Ma Susan non ce la faceva più, doveva proprio andare in bagno. Allora lasciò tutto quello che aveva pensato di comprare e uscì di corsa dal negozio. Fuori era caldissimo. Aveva indossato un grande cappello di paglia e un prendisole giallo. Si mise a camminare sulla strada principale in cerca di un bar o un posto dove vi fosse un bagno. Vide un ristorante. Era quasi mezzogiorno ma il ristorante era vuoto. Disse più volte, “Scusi!” ed entrò. Un ragazzo spuntò dalla cucina, un giovane cuoco e subito gli chiese: “Scusi, posso usare il bagno?” Il cuoco disse: “Mi dispiace, siamo chiusi e stanno ancora pulendo.” Susan non seppe cosa dire. Non riusciva più a trattenere la pipì. “Non importa se sono sporchi, io ne ho proprio bisogno.” Ma il cuoco disse che erano chiusi e che non si potevano usare. Allora Susan uscì di nuovo, disperata, non sapeva più come fare. Decise di tornare a casa, era piuttosto lontano ma non sapeva dove altro andare.
Si mise a correre, sotto il sole, e arrivata al maneggio, si fermò sotto un grande olivo a riprendere fiato. Il caldo era insopportabile e i cavalli se ne stavano all’ombra liberi nel recinto. Ad un certo punto un cavallo la guardò negli occhi, come se avesse intuito la sua pena, alzò la coda e urinò. Susan sentì il suono scrosciante dell’urina seguito da un piccolo nitrito. Susan pensò alla sua cistite, al castello di sabbia e al figlio felice sulla spiaggia, a quella vacanza tanto sognata per stare accanto alla famiglia dopo un anno di difficoltà in cui aveva perso quasi tutto quello a cui teneva di più: il marito, il lavoro, la serenità. Pensò a quella maledetta cistite e a quel paese sperduto pieno di gente che non voleva farle usare il bagno. Con un sospiro allargò le gambe e urinò in piedi, come il cavallo, all’ombra dell’ulivo, sulla stradina sterrata. Chiuse gli occhi mentre l’urina le scendeva calda lungo le gambe e bagnava il terreno polveroso. Aveva le mutande bagnate ma quel bruciore intenso che l’aveva tenuta sveglia per tutta la notte era quasi sparito. All’ improvviso si sentiva bene. Si sfilò le mutandine, prese un fazzoletto di carta dalla borsa e si asciugò le gambe. Infine gettò tutto in un cestino davanti al cancello del maneggio. Avanzò verso il cavallo che l’aveva guardata negli occhi per accarezzarlo e infine si avviò verso casa. Stava meglio mentre risaliva la strada bianca. La cistite era sparita. Arrivata a casa si mise il costume e raggiunse la famiglia sulla spiaggia. Fece ancora tanti castelli di sabbia quell’estate, dopo un anno difficile.

© Giovanna Iorio

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