PoEstate Silva #3: Beatrice Cristalli, da ‘Tre di uno’

 

Moto retrogrado

Te l’avevano detto
Di ritrovare il transito
Dal quale si salpa:
Il posto senza nominativo
E il tuo battito in un altro viaggio
Una volta sola basterà.
Amare una cometa, tra i rotoli di numeri:
Ma come si fa, a capire così
Bene e male
Le dita di Cesare Augusto
Che organizza il cuore per tutti.
Non per me?
Tu di qua, io di là,
Io come un titano esiliato
Con un sacchetto della spesa
Tra le dita che ricercano l’ironia,
Il solito scomodo volto del vuoto.
Ma proverò la verità come efficacia
– Basterà
A sorridere in un vivo mutismo

Non sarai mai il tempo di una cometa:
Vedo sempre poco pudore
Nelle partenze di chi non conosco
Perché nessuno, in effetti, ha richiamato il tempo
Le giustificazioni
E non è sintomo di maturità
Non è non è, ma vivi nelle parole
Quelle che ora aderiscono al solo suono.
Che quello che vedo negli occhi degli altri
Sia il vero
Io credo non possa – non deve –
Ripercorrere i corridoi di un romanzo.
Si incastra piano tra i ritorni di una poesia
E poi uno scatto all’aperto
Il sole dell’ateneo tra i rumori dei passi
Come tra le voci e le mie nuove rotte
Lasciano una scia, non una risposta
La stessa prima di ogni perché:
A nuovo e luce annodati
Pochi versi, senza verbo
Accolgo come la sabbia fresca
Delle ore contate.

Non preoccuparti se i segni non
Spariscono, sprezzanti
Non dicono
Intanto è già cambiato un codice
Lui che ha solo una funzione
Qualche senso sotto le carte:
Sapessi giocare, io.
Ci sono diagnosi che rimangono nell’aria
Parte nelle fibre una consumazione diversa
Come un raggio nello spazio;
Salgo allora su quella deriva
La cometa che arriva al contrario:
Quel momento che era già negli altri
Ma arriva sempre dopo e mai tardi.
Basterà

 

Uno di uno

C’è un impulso vero
E pochi sobbalzi – entusiasta
Io so cosa fare:
Sentire senza pace le cose
Dicevi che è un dono
«Un dono che fa male»
Ma io guardo sotto
È perfetto nella sua
Inconsistenza – mare
Non può salire
Regge il suo farsi senza fondo
Nel pozzo che vedo anche io
Perché soffro i silenzi come un
Neonato
E solo le comete conoscono
I passaggi – tra sinapsi e globuli
Sparerei un canto che è solo
Sangue trattenuto

Ma quanto bene mi fa
Guardarti dopo anni senza volerti
Musa
Per dirmi quello che rimane fuori
Dalle parole – le altre
Quelle che non si dicono
Con il peso dell’ironia e l’abisso
Facile – è così, è così:
Sentirmi lontana dal mio sentimento
E fingermi a posto.

Dovrei rispondere solo a me,
Dici che troverei la meraviglia
Ma quel verso non sai indirizzarlo
Io non voglio alcun atto
Nel teatro qui sotto
Io pretendo il mare in cima
Che resta:
Ci sono cose che ritornano
E non avvisano
Le vedo, tra una mano mai chiesta
E la voglia di intrufolarsi
Nel giardino privato
Con il piacere di una sola carezza.
Nessuno apre
Ma non chiederti le cause
Vale solo la forza degli effetti,
Come guardare il vento che passa
E volerne prendere parte
In mezzo a una forma,
A un amore che squilla

 

Una vita di cambi

Recupero ogni assenza
E vorrei metterci dei punti
Gonfi come quella circostanza
La ripeto con un telecomando:
La verità è che pagherei caro
Per avere un dolore giusto
Culto per una mente diversa da me
Alla destra delle forme
Mi metto in fila come i Re Magi
Per aspettare una profezia rappresa
Ma torno sempre indietro alle quattro
Quando ho sentito una cicala
E la sua vocale sola:
Mi diceva che potevo vederti
Sotto quelle maglie spesse
Una voce verso qualche paradiso:
Noi non ci siamo detti niente.
Coi capelli piegati
Non mi sento tanto distante
Da voi
Che vi preoccupate del destino.

Pretendo di nuovo quelle pagine
Così come una preghiera sul tuo dorso:
Non so perché l’ho fatto,
E quanto ci ho messo
Tutto era veloce come le ciglia
Le stesse appiccicate al portone
Ti aiuto io
Ti aiuto io
Mi aiuto io a incastrare tutto
Scatolini ed etichette
Sopra gli spifferi nessun rimedio
Vola tutto da me
Anche per chi è perso in città
E ascolta quest’aria nelle cuffie:
Quando parte il piano
«Noi due che balliamo».

Troverai il mio nome
Sempre a bordo vasca
Vicino a qualcosa che resta
E non può starci – secondo te:
Cambiare fa male
Come risollevarsi da questo
E accorgersi muti
Che il bello è contro tutto
Le luci e ogni musica maestra
Di poesia e sentimento
Io sarò persa
In un vuoto alla rovescia;
Per stare bene ma sentire tutto
Per ogni gioia di potenza
Sarò grazia sarò veloce e lenta
Addosso a una piastrella
E un pugno di sale – qui
Perché non mi interessa cercare
E le parole arrivano da sole
Come ogni azione libera
Davvero e per sempre
Sarò questo giudizio moderato
Di una felicità esagerata
Esasperata a comando
– in una vita di cambi

 

Beatrice Cristalli, Tre di uno [prefazione di Giovanna Rosadini, postfazione di Silverio Novelli], Interno poesia, 2018

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.