Lev Matvej Loewenthal, “La dodicesima nota”

la dodicesima notaLa dodicesima nota e la musica segreta del vivere

di Marco Olivieri

 

«È vero: solo il cane sa come sono andate le cose. Eppure, la realtà, come era solito ripetere il vecchio sav, è come un dipinto: puoi darle voce solo osservandola da lontano, altrimenti rischi di perderti nei dettagli, equivocare, sentirla solo bisbigliare, sebbene sia quella sinfonia di minuscoli particolari a creare l’insieme. E tu devi ancora imparare a leggere, perché le minuzie sono quasi sterminate e le tue conoscenze, il più delle volte, restano superficiali e imperfette, in continui cambi di scenario. Devi rimanere concentrato! L’impresa è estenuante e non a tutti è dato di comprendere. Puntelli di pennello, reticoli di luce, guizzi d’acqua variano di tono. Prova ad alzare o abbassare di un’ottava e cambia il punto di vista. E tu sei perso, irrimediabilmente».

Combinando più punti di vista e tre fasi narrative, viaggi nel tempo e nello spazio che investono l’anima di luoghi condannati al conflitto, il romanzo La dodicesima nota cattura per lo stile accattivante, la scrittura solida e densa d’immagini e la profondità degli elementi evocati. L’ironia della voce narrante (un cane sornione e un po’ filosofo), l’intreccio di elementi romanzeschi e l’incastro di tempi e solitudini, che trova compimento nel colpo di scena finale, risultano in stretta correlazione con il mistero della musica, con le note segrete del vivere e gli sfondi storico-politici che hanno come centro della scena Gerusalemme.
Scritto da Lev Matvej Loewenthal, pseudonimo di un artista della scrittura che scrive in italiano, inglese e yiddish, oltre a dichiarare di essere anche un medico impegnato in missioni internazionali, il romanzo è edito dalla nuova casa editrice messinese “Carteggi Letterari le edizioni”. Una casa editrice creata nel 2016 da un gruppo di poeti siciliani, con la poetessa Natàlia Castaldi presidente dell’omonima associazione culturale e direttrice editoriale.
Nel libro, la teologia, il mistero di Cristo, l’enigmaticità delle note e il fascino senza tempo dei segreti della Storia, tra l’Europa nazista nel passato e le tensioni in Medioriente e in Occidente in un presente inquieto, gli echi della letteratura (da Kafka ad Amos Oz, senza dimenticare l’ironia di Saramago), il respiro intimo delle avventure che investono individui e destini trovano un’armonia nella scrittura di Loewenthal.
In primo piano le vicende, alla fine del 1999, dell’anziano violinista Josef Asche, con il suo spartito cinquecentesco, e del piccolo arabo Nadim, il suo migliore allievo, in un viaggio storico che culmina in una sala d’orchestra in procinto di esplodere nel 2017, mentre si esegue un movimento del Dies Irae. Si giunge all’oggi dopo aver esplorato, nel romanzo, le persecuzioni naziste e le ferite dell’odio e della sopraffazione, tra realismo e reinvenzione romanzesca.
Scrive Loewenthal: «Lo senti? In questo istante pietre scricchiolano al sole. Bianche, venate di sabbia. Come nuvole, cadute nel Qidron, cristallizzatesi al contatto con l’acqua e che il tempo sfarina. Due note si confondono col ceruleo tremulo. È il suono del sole che, in quest’ora chiarissima spruzzata di celeste, si oscura lentamente in due tempi di tre ottavi ciascuno: inizia l’eclissi. Posso affermare, senza timore di sbagliare, che la lunga ombra di sabbia nel vicolo sterrato appartiene a Josef Asche, ma se tu avessi dei dubbi e volessi una conferma, non dovresti far altro che avvicinare l’orecchio alle lettere del suo nome: con un poco d’attenzione, potrai sentire il Do maggiore dell’andante colorarsi di un più delicato riflesso, in un accordo d’acqua gorgogliante con slancio su una cellula pentafonica, appena increspata da un soffio leggero. Il soffio – accordo di settima minore con quinta bemolle – è umido, perché risale dal Qidron. Così è bene, se non vuoi buscarti un’otite, che non poggi troppo a lungo l’orecchio sul foglio».
Questo è solo un esempio dello stile dello scrittore, alla ricerca dei segni segreti dell’esistenza, delle note meno evidenti, dei suoni più insondabili eppure ricchi di risonanze, se s’impara ad ascoltare. Se s’impara a vedere. Di conseguenza, senza risposte e con molte domande, La dodicesima nota investiga su Bene e Male, verità e giustizia, ricostruzione e rielaborazione, dolore e incertezza, a partire da tre ore di oscurità totale che colpiscono Gerusalemme quando il Novecento sta per terminare: «Tre ore ininterrotte di oscurità totale, durante le quali si è scatenato il diluvio. Gerusalemme è stata avvolta dalle tenebre in pieno giorno e così c’è stato chi non ha visto, chi non ha voluto vedere e chi, ammesso che, una volta tornato il sole, abbia visto, non ha proprio potuto muovere un dito. […] È l’alba di sabato: il sole immobile, bianco, la luce opaca, c’è un bambino che guarda. In piedi, sulla spiaggia. Nell’aria è rimasto l’umido della notte. Tutto, per un attimo, si tinge di color zafferano: il bambino dai pantaloni larghi che guarda – forse per l’ultima volta il proprio padre –, il padre, il porto, il mare, la nave. È l’attimo in cui il sole si sveglia e si dà la prima spinta verso l’alto, poi la sabbia diventa arancione. Il caldo torrido. Essendo Nadim ancora al principio della vita – ha solo dodici anni –, c’è da supporre che il futuro gli riservi ore più allegre o più tristi di questa, anche se lui non dimenticherà facilmente quest’alba. In futuro, specchiandosi, accanto all’iride vedrà una leggera striscia arancione, rimastavi impressa quando si è coperto le palpebre per trattenere le lacrime, perché lui, adesso, è un uomo: una striscia di sabbia lontana».
Si coglie dunque una visione poetica ed esistenziale nel modo in cui l’autore presenta i suoi personaggi, spezza e riprende il racconto, si confronta con il respiro ambiguo della realtà e  si sforza di trovare una luce nell’interiorità degli esseri umani e nella bellezza dell’arte. Affinché non tutto si distrugga e non rimanga nulla di questa umanità ferita.
Così, La dodicesima nota anela a un mondo che può essere ancora salvato dalla bellezza. I suoi personaggi, dal violinista Asche all’ispettore improbabile Sekel Kantor, risentono della tragicità della Storia, dei conflitti che complicano gli uomini e che impediscono che tutto sia chiaro e definibile. La vita è complessa e ogni ricostruzione è frutto di frammenti e mosaici ricchi di particolari e di simboli da decifrare.
Il tutto al pari di un romanzo che si sofferma su una contemporaneità sfuggente attraverso parole che sembrano note e immagini e tracce pittoriche che restano dentro, in profondità, in una variazione stilistica di linee melodiche e narrative. Tradurre in parole e segni l’immensità della musica è una delle ambizioni di questo romanzo appassionante.

© Marco Olivieri

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