Rosaria Di Donato, Preghiera in Gennaio (recensione di Franca Alaimo)

 

Rosaria Di Donato, Preghiera in Gennaio  (Neobar eBooks)

Il messaggio che Rosaria Di Donato consegna ai lettori è espresso da una versificazione limpida, che trova ispirazione nei libri sacri del Cristianesimo, dai quali sono attinte alcune figure che, di fatto, diventano emblemi, sottratti al tempo e alla stessa connotazione storica, in cui vanno letti conflitti emotivi e situazioni del tutto attuali, a conferma della validità eterna della parola divina.
Tali figure (Lazzaro, Ruth, Maddalena) sono rilette, del resto, in chiave del tutto nuova: infatti la poeta si allontana se non dalla sostanza, dalla lettera del testo e dà spazio all’immaginazione, avvicinandole alla sua moderna sensibilità.
Tutto questo testimonia un approccio personale alla fede, una ricerca vivificata dalla propria creatività, sebbene rimangano, com’è giusto, intatte le fondamenta del credo religioso. La predicazione cristica, infatti, basata sulla pace e la fraternità, l’umiltà, l’abbandono al volere di Dio, il perdono, la speranza, sostanzia i versi della Di Donato, dando senso all’atto stesso del poetare.
Nella breve prosa che chiude la raccolta, l’amore divino e quello dei poeti viene addirittura messo a confronto, sebbene il secondo non possa essere perfetto come il primo per il semplice fatto che i poeti sono esseri fragili e imperfetti come tutti gli altri, sebbene chiamati, per vocazione, ad andare oltre il caos e la disarmonia del mondo.
Ora, scegliere come soggetto del proprio cantare la materia della fede è cosa rischiosa, così come parlare d’amore, perché è difficile non cadere nella banalità del già detto o nella retorica.
Dunque, quello che preme in sede critica non è tanto il soggetto del poetare, che si può più o meno condividere a seconda dei propri convincimenti filosofici e/o religiosi, quanto piuttosto vedere come l’autrice lo abbia risolto in poesia.
A me sembra molto interessante l’insistenza in queste undici poesie di una inquietudine interiore, nonostante sembri il contrario, che trova la sua “figura” nella ricorrente dualità di buio e luce e nelle immagini attinenti all’atto del fiorire/ germogliare dopo il morire, così come interessanti sono le immagini relative al fuoco e all’acqua, (simboli, quest’ultimi, che rimandano a molti riti cattolici).
Il contrasto tra il buio e la luce ha una connotazione sicuramente religiosa (il male/il bene; il peccato/il perdono), ma vuole anche essere una dolente, personale presa di coscienza della difficoltà di raggiungere l’armonia e come poeta e come persona. L’autrice, che usa spesso il noi allo scopo di esprimere la comunione degli uomini in Cristo, nel primo testo, infatti, parla palesemente di se stessa, augurandosi che qualcosa di nuovo possa irrompere nella sua vita e germogliare, prima che sia notte. Si tratta di una richiesta di gioia e di amore che prorompe dal cuore e che fa da introduzione a tutti gli altri testi, che assumono, così, la funzione di preghiere.
In questo senso mi sembra che la figura in cui la Di Donato si identifichi idealmente sia quella di Ruth, colpita da “precoce vedovanza”, “senza più legami sola nell’oblio dei giorni”. Desiderosa di “spighe nuove al sole”.
Incuriosisce molto anche la dedica della raccolta alla grande poeta Maria Grazia Lenisa e al cantante Fabrizio De André, che la materia mistica hanno sempre mescolato con l’eros più umano e terreno. A me pare sia anche un modo di “giustificare” la non-ortodossa lettura di alcuni testi in nome  della trasgressività della ragione poetica, e di valorizzare, all’interno della propria scrittura poetica, non solo gli elementi strettamente religiosi, ma anche quelli umani. Come dire che la fede non è una camicia di forza, ma un modo di coltivare la propria anima nella libertà dell’amore.
Senz’altro preziosa questa silloge della Di Donato, che, nell’opporsi alla cultura ormai imperante del nichilismo, sembra volere irradiare sul mondo una luce trasfigurante, e, pur non dimenticando i mali del mondo, trova nella grazia e nell’amore, nelle luminose presenze del bello e del buono, il filo conduttore dell’esistenza e la materia di una scrittura che coniuga afflato spirituale, mitologemi cristiani e sensibilità del sentimento grazie ad un lirismo sempre vigilato.

©Franca Alaimo

Rosaria Di Donato è nata a Roma dove vive. Laureata  in filosofia (quadriennale e specialistica), insegna in un liceo classico statale. Ha pubblicato quattro raccolte di  poesia: Immagini, Ed. Le Petit Moineau, Roma 1991; Sensazioni Cosmiche, Ed. Le Petit Moineau, Roma, 1993; Frequenze D’Arcobaleno, Ed. Pomezia-Notizie, Roma 1999; Lustrante D’ Acqua, Ed. Genesi, Torino 2008. Ha partecipato all’antologia Nuovi Salmi a c. di Giacomo Ribaudo e Giovanni Dino, Ed. I Quaderni di CNTN, Palermo 2012. Alcuni suoi testi sono presenti in Voci dai Murazzi 2013, antologia poetica a c. di Sandro Gros Pietro, Ed Genesi, Torino 2013. Ha partecipato con il gruppo Poeti per Don Tonino Bello alla realizzazione di Un sandalo per Rut. Oratorio per l’oggi, Ed. Accademia di Terra D’Otranto – Collana Neobar, 2014.È presente nell’antologia I poeti e la crisi a c. di Giovanni Dino, Fondazione Thule Cultura, Bagheria 2015. Ha pubblicato l’ebook Preghiera in Gennaio nella collana Neobar eBooks nel 2017. Ha partecipato all’ eBook n. 217: Proust N.7 – Il profumo del tempo, di Aa. Vv. (LaRecherche.it – Un accordo di essenze). Collabora a riviste di varia cultura e i suoi volumi si sono affermati sia in Italia che all’estero, con giudizi critici di Giorgio Barberi Squarotti, per esempio, e traduzioni di Paul Courget e Claude Le Roy (riviste Annales e Noreal). Partecipa al blog Neobar di Abele Longo e a vari siti letterari sul web. Vincitrice di alcuni premi di poesia, si interessa di arte, cinema, fotografia. Dal 2016 cura un laboratorio di scrittura creativa nel Liceo in cui insegna.

4 comments

  1. Pubblico qui il commento inviatomi da Monica Martinelli, che ringrazio: “Ho letto l’ebook di Rosaria Di Donato con vivo interesse, conoscendo già la sua poesia e apprezzandola, sia nella continua ricerca interiore e metafisica, che per la limpida e lieve forma lirica che la connota, mai retorica o banale. Condivido molto questa bella nota di lettura di Franca Alaimo, ed il suo punto di vista sull’inquietudine interiore e sulla ricorrente dualità”.

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  2. Grazie Monica! so che segui la mia poesia e te ne sono riconoscente !❤️…anch’io apprezzo la tua scrittura e leggo spesso i tuoi versi in cui mi specchio da poeta a poeta…
    Un caro saluto,
    Rosaria

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