Antonio Malagrida: inediti

 

Non so più dirti i nomi delle cose.
Li ho lasciati andare lungo i puntini di sospensione
lontano dalle istruzioni per l’uso, dalle tavolate d’opinione.
Fuori da commenti, postille, solide argomentazioni.

Nel tempo dei discount dell’informazione, della retorica
degli elzeviri, della tv satellitare, dell’infallibile fiuto
di Google e Wikipedia, i nomi delle cose trionfano
tra le chiacchiere di chi posta sullo smartphone
la foto al mare, le parole di una canzone. L’amore.
La verità di chi da qualche parte ha visto, ha sentito dire.

A me, le cose, cadono dalle mani.
Affogano tra le pagine ingiallite e quando l’inchiostro
si sfascia liquefatto, simile a petrolio, allora tutto
persino Questo, persino Giorno, persino Luce
Bianco, Sole, persino Loro, persino Latte, è come Notte.

Non so più dirti il senso dei miei passi
del mio voltarmi indietro per capire se domani
potrò essere migliore, se c’è tra queste voci una ragione
che ci aiuta o se il mondo è solo una follia che fa rumore.

Non so dirti.

Fallo tu, allora, dimmi che è tutto vero.

 

*
Mi rimani sulla pelle come il tempo.
Mentre ti abbatti sulla scena come un falco
mi viene da sfilare ogni quinta dietro al palco.
Farne seta, laccio di colore, firmamento.

Sono felice quando scavalchi il mondo.

 

*
Tra la copiosa neve che arriva
scenderò clandestino nella tua canzone.
La stessa che sillabavi piano quando uscivi
dal caldo mare d’Agosto e dolcemente cantavi.
A poco a poco stonata.
Sbuffavi la sabbia coi piedi, giravi sul tuo cerchio.
Sollevata dal tempo come piuma.
Come volto fuori stagione.

 

*
Quel giorno che finiva l’inverno
tra l’erba nuova e diffidente su in collina
lanciavo con forza dei sassi più in là. Ridevo.

Tu fermavi lo sguardo fuori, indicavi il mare
e tornando indietro dicevi piano una parola, due, tre.

Chiedevamo nient’altro che il vento.

 

*
Non nominarlo non fare male.
Non merita prigione ed imbarazzo.
Non costringerlo a suono di tastiera
l’amore ha capelli fuoco e polveriera.
Non domandare spade cavalieri e canto di sibilla
l’amore è oggi, è vena gonfia sulle mani, colore di pupilla
sole alle persiane, l’amore è una scintilla.
L’amore non si chiama, l’amore non s’impara.
L’amore t’appartiene.

Tieni il canto sulla neve, l’abisso sotto
l’onda che t’inghiotte, la notte in alto mare.

Lascialo dov’è.

.

© Antonio Malagrida

Antonio Malagrida è nato a Macerata il 20-8-1961, laureato in Lettere e Filosofia, docente di Lettere, ha pubblicatole seguenti raccolte di versi: Sprazzi e impressioni, ed. Est, Ancona 1995; A chi è ancora vivo, Amadeus, Cittadella 1997; Oltre, L’albatro, S. Elpidio a Mare 2002; La tenda dello zingaro (libro+cd) Pequod Ancona 2007; Fuoristagione,  Raffaelli, Rimini 2016.
Recensioni e testi sono stati pubblicati da riviste e antologie (Pelagos – Clandestino – Antologia di poesia marchigiana, Pequod, Ancona – Antologia Convivio in versi, PoetiKanten, Firenze).
Dal 2014 collabora con Umberto Piersanti al Laboratorio di scrittura e cultura poetica Sibilla di Civitanova Marche.

 

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