Cactus – Melania Panico e Matteo Anatrella

[…] Nel desiderio di veder incarnata la voglia di bellezza la poesia e la fotografia decidono di cucire una preziosa dialettica. E nasce CACTUS. Un dialogo dove le più infrasottili sensazioni cominciano ad albeggiare. Questo dittico ci sorprende e ci inquieta. Ci sorprende per la forza espressiva che equamente abita il segno visivo di Matteo Anatrella e la parola poetica di Melania Panico. Ci sorprende perché quest’opera ha nervatura che pulsa d’antico senza dimenticare il modellare oggidiano. Ci inquieta perché le forme della perfezione sono sempre sentimenti complessi, fatti di ferite, lacerazioni, tagli nella memoria e nel respiro. Sia ben chiaro CACTUS va letta come unica tensione concentrica ed espressiva dove lo sguardo spettatoriale potrà perdersi in quella “forza di espansione” (come Barthes sintetizzava il punctum) e parallelamente dentro “l’estasi del tempo” (come Proust nominava la tirannia del dettaglio). CACTUS è voce unica. (Dall’introduzione di Alfonso Amendola dal titolo “La distanza e il dettaglio”).
Cactus, Melania Panico – Matteo Anatrella, Gechi edizioni, 2018

 

*
Lui era lì
con la bocca raccolta e muta
disposto a sacrificare l’equilibrio
per una venatura di clorofilla
si è aperto alla promessa
di ricucire la ferita
con mani strette a pugno
mentre il tonfo del secolo
scuoteva insieme viso e suolo
la terra trema costretta
rinasce il giorno in lacrime orizzontali
grigio inebetito
posa le dita sulla fronte di una vite
può grattarne via l’odore
contemplare il rischio di una rinascita.

Sul solco che riconduce a casa
si affretta l’uomo che sa aspettare.

 

*
Del ricordo intendo un verso a respingere
soluzione a tutte le corde spezzate
il giardino che si nasconde nei vetri
e le cose ancora da dire
dell’andare intendo la forza
i pugni di una farfalla ragazza cicatrice
costrizione di palpebre fraintese 

faceva il passo di uno scricciolo
faceva il suono di un rantolo
la bambina da poco

intorno al ventre sottile
un cerchio di luce
le mani svuotate nella faccia
la ricerca delle questioni grandi.
Vorrebbe gridare il suo equilibrio, ora
dire c’ero a sussurrare vittoria. 

Certi passati spaventano anche da seduti.

 

*
Scelgo un bar a caso il momento sbagliato
piango ascoltando musica da spotify
le medicine danno alla testa
tutto l’acciaio e poi le lacrime facili
il salmone in forno e l’acqua bollente della doccia
i capelli perdono colore noi cosa abbiamo perso?
io non dimentico niente non dimentico niente
metto su un film brutto. STOP. ne metto un altro
lo chiudo tossisco e fumo e anche così
non me la ricordo la strada di casa so che è vicina
ma forse è una sensazione sbagliata
come quando ho scelto il bar e tu non c’eri più

 

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