Emanuele Baiolini: inediti da ‘Mente Mondo’

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(dalla sezione Trame interrotte)

Usi le mine morbide
viso intriso di lingua
– sei tutta una lingua
siamo tutta lingua tutti -.
Usi gomma e gomma pane,
la gomma annerisce all’azione,
lasci-lascia tracce di facce:
qui sta lo scarto tra pensiero
stesura in scrittura, riscrittura.

L’ermeneutica di una panchina
attende un suo dispiegarsi,
un mediare tra indizi probatori,
un ponderare colpe, colpi alla schiena,
schienali ribassati, ribassi d’autostima.
Trenta e Lode in Critica letteraria,
azzardo:
novembre che tardi a compierti,
resta da dire da che parte stia
l’inganno, se nelle donne sbracciate
a cercare primavere di abbracci
o nel tuo esasperar la disciplina

 

*
Dopo la tua storia
ti sei data alla fotocromia
e hai divulgato l’isteria
di ogni amore.

Lavorerai dietro le quinte, dici:
negativi da reinterpretare
soggetto e oggetto separati.

Scettico ti illumino di colore
e tu esplodi: arcobaleno.

Occorrerebbe che per te
il contatto fisico fungesse
da ponte, che conducesse
all’unione.

Tu mi dici: “Lepido
perfezionista!”.

Ti guardo così sdraiata,
il tuo maglione verde.
Ti riordino come posso:
sei un prato gleboso
da riassettare.

 

***

(dalla sezione Il bosco interiore o Dei sentieri possibili)

Esiste un fatto:
certi tipi di gastrite
dissestano il manto stradale
esofageo. L’altro fatto:
occorrono litri e litri
di benzina di rabbia che brucia
chilometri d’asfalto mentale,
per arrivare al cartello di strada
senza uscita.

Eppure esistono dolori
come piaceri
con un loro destino
da portare allo strappo,
a un vicolo cieco.

 

*
Emergenza descrittiva

Noi che potremmo dissolvere il tempo se rifiorire non fosse un eterno
vincolo tra soppesare il passato e sentire il peso di un fragile seme….
se questo fiore è un parto pregresso dentro alla gamma di toni visivi
temo in me già numerata l’essenza ridotta a goccia di un mare in cartina.

Temo l’oggetto perché reificare è solo la fase d’incontro quieta,
trovare l’occhio bavoso e l’astratto che solidifica come bestemmie;
l’uomo-cultura e prodotti assortiti hanno quel bisogno numerico astrale.

Voglio contarti in un soffio e ingerirti e tossire fuori la tua materia:
sputarti come se il vento invadesse la stanza più per dispetto che per un
cavillo fisico e darmi alla macchia nel corridoio che va già bruciando:
non sento pelle che morde, la pelle che sfibra, filo rugoso e potente
polvere trepida, come da piccoli: nessuno muore nessuno che piange
ma fischi-fiaschi-paesi tra questa gente non voglio trovare uno spazio
libero amore che è lurido straccio: rigovernare la mia esistenza
non se ne parla se prima non versi tutto quel fiele che conta e ti tiene
la gola: la tua gola è un’ombra severa dove ristagnano serpi.

Dico va bene ci provo ma prendo due biglietti perché già so già io
come finisce: finisce là dove è forte quel canto brioso e campale,
come alla fine allo scivolo: cado a terra tra braccia ramose e sgocciolo:
“io non so nascere senza mai piangere di botto”, fingere nudo la calma.
Tutti mi dicono tu sei filosofo spiegami l’amore-morte-accessori
vari per vivere meglio, ma spiego loro che sono l’assente del gruppo

 

*
L’illusione in superficie del mondo
tra i biondi raggi d’alba boschiva,
è detta da fili d’erba delicati,
catapulte scattanti di rugiada
come agili salti d’insetto;
quale nervo scoperto han scoperto
scovato tra dolori in potenza,
smascherato tra maschere in atto?

Separare i piedi dalla terra
come se i piedi fossero piedi
e basta, come se la terra fosse terra
e basta, presenziare alla presunzione
che i piedi siano piedi senza terra,
che la terra sia terra senza piedi,
è credere al sostrato sottile di superficie
e basta, come se la superficie fosse superficie
e basta.

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© Emanuele Baiolini

Emanuele Baiolini (Biella, 1982). Si è laureato in Filosofia e Teoria dei linguaggi all’Università di Torino, con una tesi sul tema del “leggere” tra filosofia e neuropsicologia. I testi qui proposti fanno parte della sua prima raccolta – Mente Mondo – alla quale sta tuttora lavorando. Vive in Piemonte.

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