Paolo Pitorri. Inediti

 

NEON

Hanno osservato contro luce il mio sangue
ho regalato le mie nudità a donne vestite di bianco.
Tra poco devono tagliarmi, togliere i pezzi, ricucire.
Col volto cianotico fisso mia madre soffrendo
voglio rientrare in lei per non dover più vagire.
Un passo indietro per non dover morire.
Ventidue anni alle spalle per non dover nascere – soffrire.
Tornare in lei dove ero l’unico corpo piccolo
In una sacca amniotica: un universo nero.
Ora sto supino a riflettere il neon.
Adesso dentro di me un paese si dilata,
si espande nel mio corpo – delirando penso:
sono stufo di Londra. Ma arrivano i guanti in lattice.
La vestita di bianco mi regala dieci secondi:
un’anestesia, occhi di cataratta: dimentico come respirare.
Un taglio, uno scoppio, un maroso, un tesauro di emorragie.
Mi risucchia la schiena il nadir della barella.
Mia madre mi parla, mi stringe la mano, è nuovamente la prima volta.
Mi ha detto che sono nati quattro gatti in questa notte “bella”.
È la seconda volta che esco con lei da una stanza di ospedale.

 

*

“SOLFATO DI RAME”

Ci ripenso
almeno un’ora al giorno
e non ci riesco più:
non ho più il coraggio dei miracolati.
Impallidisco per chi ci è riuscito,
il mio odio si fa rosso d’invidia.
Eppure anche io ci ho provato.
In un’ora di un giorno qualunque
sbagliare è stato un’aspra salvezza.
Ho alterato il mio sangue
con la mia febbre causa del diamante-blu-ramoso.
Volevo far esplodere gli occhi di mia madre.
Non è coraggioso ma facile, tutti possono.
Curioso del prezzo della vita
ero tornato il bimbo che voleva toccare il fuoco.
Ho sciolto quantità insufficiente di minerale.
A sedici anni si è inesperti per tornare polvere –
era la prima volta che provavo.
Morire è un mestiere qualsiasi.
Ammetto di avere la vocazione ma escludo di aver
l’inclinazione ad essere il migliore – leggetemi.
Chi mi conosce mi dice: “è meglio così”
crudele compassione la loro
calcolabile con il successo del mio fallimento.
Ma la prossima volta saprò come fare:
un trucco magico: incarnare e incatenare il dolore
nella gabbia toracica, seppellirlo e farlo puzzare.
Di quante occasioni è fatta l’esistenza!
Questa non è che la prima volta
e non ho nove vite come i gatti.
Voilà la chance unique.

 

*

“DOVE PASSO…”

Dove
……..Passo
Pianto
……..Cipressi

 

*

FULMINI – ho provato a non essere scontato in un giorno di pioggia.

L’accesso: BUM!
Accese le ombre –
il chirurgico interdentale riflettente uncino,
Esplode l’ascesso
in uno raggio pungente
di bianco:
il pus mi acceca gli occhi.
Nascosta dall’ombra
del labbro
Nella caverna nera
dell’esplosione
la dolorante notte.
Il raptus del cielo.
Il flash delle stelle:
saettanti ghigliottine.

.
© Paolo Pitorri

 

Paolo Pitorri vive nella periferia sud di Roma. Ha frequentato l’università Bordeaux Montaigne 3 e la facoltà di Lille 3. Studia Lettere Moderne alla Sapienza. Ha già pubblicato per «YAWP: giornale di letterature e filosofie» cinque poesie inedite.

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