Francesca Fiorentin, da ‘Gli alfabeti intatti’

 

Gennaio 2016

La macina ha un potere
venti ne ha lo Stato

Le mie mani senza frumento di maggio
ottanta ne ha la banca

Tre giocatori rubano il sonno
posseggono macchine truccate

Gocce notturne sul viso
cadono sulla posidonia
il mio funerale quasi indiano.

*

Gennaio 2016

Le lettere in fondo alla borsa, chiuse,
aspetto di non sapere
verso acqua incolore, inodore dalla brocca
ai fiori e sulla mia testa
già arida di addii
incolore sia la vita – o almeno – senza i rossi.

*

Giugno 2016

Ad Amelia Rosselli

Amelia
raschiami la gola
deforma la geometria del tempo
lega i lacci delle scarpe alla falena
la notte non restituisce buio ma roventi colate
di argento, su tutti i movimenti freddi, indeboliti
da germi malsani che bucano la terra.

*

Novembre 2016

Tenevo le mie note
in una fodera interna del cappotto
in passi veloci tra le vie
vapore caldo vibravano
erano bollori di un geyser
torba verdastra su strade cittadine
terreni di pietra, di muschio, di bianca brina
erano il peso dei miei passi.
Gli occhi, inanellati di longitudini,
verso la sorgente del cielo
il vertice del cono che sale.

*

2 dicembre 2016

(Narra) le parole che l’onda di suono non ripete
(Le parole) disintagliate dalle righe
(Dimentica) la fucina del fabbro, timbra fuoco e trae
……………………………………………………………………[durezza
(Narra) quelle parole
………….taglio rapido rimarginato in brivido.


© Francesca Fiorentin, Gli alfabeti intatti, con prefazione di Paolo Lago, Osimo, Arcipelago itaca, 2017

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