Gianluca Garrapa, da ‘Di fantasmi e stasi. Transizioni’

dall’una all’altra parte del cavedio. nei fossati di luce lunare.
appesi a traverse massaie il ricamo. schiuma molteplici quotidianità.
d’altra parte il cavedio imparziale. a sguardi di lumache
che trascinano. superfici di bava. reattivo soltanto ai millenni. di
vagabondaggio quantistico. non può comunicare il falso vuoto.
per questo il fascino rotola ai piedi. degli occhi nella diagonale.
attraverso il silenzio. filo che imperla quotidiane molteplicità.
dall’una all’altra parte del cavedio.

*

attraversa incolume la strada nel sole forestiero dell’estate.
vieni dici con me al limite sul marciapiede opposto. e resto
a non seguirti ad avvicinarti solamente con lo sguardo. la fuga
dei palazzi che affrontano lo spazio della piazza. lumeggiano i
semafori e fermano la corsa mentre ti ripeti. con la mano sventoli
il trapasso dal marciapiede sporco all’altro spoglio. e sono troppo
tardi i passi che distraggono da me ogni altro segno. abbiamo
questo caldo nello zaino e presto partiremo nel sole forestiero
dell’estate.

*

precipitate. lontane dall’ombra. senza alcuna forma di vita.
solo la giornalistica strage. dopo la pioggia funambolesca. il vento
microfonato. eccepisce modestie. silenti boccioli di carmelo
bene. dagli sgarrupati asinelli. persino ai muri dà voce. ai conclavi
di calce alle masserizie. per i cui tubi e fori le correnti d’aria
zufolano. sinistri simulacri di voce. umana. non oltre il dito che
manifesta la strada. ci sei tu. l’autobus le sensazioni. effettuate
dai nostri corpi vicini. precipitate lontane. dall’ombra.

*

non c’era molto da dire. a tramonto inoltrato. fosforescente
odore dei tigli. i nostri corpi troppo attillati. al vuoto interiorizzato.
la macchina cadde dal dirupo e il frastuono. spazzò via
miriadi di passeri. dal bosco. si precipitava. consapevoli dell’imminente
schianto. non c’erano alibi. poche stelle ignoranti di noi.
c’era odore di primavera. congelata. portata ai piani bassi del
frigorifero che era. ormai. la nostra immaginazione. e poi. poi.
nulla. nient’altro. non c’era molto. da dire a tramonto. inoltrato.

*

assurdo questo. imprevisto dipingersi un’alba. addosso.
adesso. ad esempio. mentre due foglie per nulla poetiche. rinviano
al ciclo della vita. inspiegabile. destrutturabile. biasimevole
e incorrotto. ad ogni modo. quando non sai spiegare. non guardare
oltre. non vedere. chiudi gli occhi. elimina ogni immagine
interiore. sostituisci un bacio al significante. più semplice. fidati
dell’inerme condizione. di essere vivente. scoprirai l’assurdo.
questo. imprevisto dipingersi. un’alba addosso.

*

come nel silenzio quando arriva. un attimo di suono. un
pugno di aeree vibrazioni. brillante increspatura del fluido quantico.
pochi secondi d’esistente. che non ha nulla dell’essente. contorno
che non è abisso. non delimita. né il limite contiene il buco.
eppure il vaso è questo duale. e tutto dipende dall’angolazione
dell’occhio. come la disposizione dell’orecchio al silenzio. quando
arriva un attimo. di suono.

*

c’è questo sole che brilla sul mondo. le crepe del muro. il
volto di rughe. tutto è reale. tutto è impossibile. tutto è crudele.
arriverà presto la fine. la morte. l’ultima parola però. non arriverà
mai. e dovrei ambientarmi in un clima gelido. nel tulipano di
zucchero. nell’incavo igloo nel tergiversante. bagliore di aurore
in ricoveri umidi. termali di gelo. dovrei farlo perché. c’è questo.
sole che brilla sul mondo.


© Gianluca Garrapa, Di fantasmi e stasi. Transizioni, Osimo, Arcipelago itaca, 2017

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