Seth Pennington, Gin Caldo (trad. A. Brusa)

22528555_1496571803729183_5260717611531737658_n

GIN CALDO

1
Mio nonno ha avuto un piccolo infarto, forse
nella notte, ma lo vengo a sapere solo il mattino dopo
al lavoro. È da un po’ che non lo vedo:
da dicembre, al matrimonio, quello a cui lo sposo-diciottenne
dimenticò di invitare la sua famiglia. Sono
anni che non passiamo davvero del tempo
assieme – lascio così sia questa mancanza a giustificarmi
per non averlo ancora chiamato.

2
Devo risponderti quando chiami, Bryan, e
mi dici: “Ho fatto una roba. Ho prenotato un hotel
e allungato la permanenza di una notte. Una piccola vacanza.
Scoperemo quanto ci pare, senza preoccuparci di nulla.”

3
Mio nonno mi aveva stretto la mano, “È bello vederti”
aveva detto, dopo che gli sposi ebbero intrecciato
i loro destini con quelli
di Dio e che la sposa era caduta ed era stata portata fuori
rossa di vergogna perché il suo abito aveva avuto la meglio
su di lei; gli astanti avevano cercato di coprire le risate
tossendo o tenendo le mani davanti alla bocca.

4
Ti sembra impossibile che non ci sia un secchiello
del ghiaccio e che il ghiaccio sia finito;
“Il gin caldo dovrebbe essere illegale”. Ma no,
è in questa serata che non riesci a credere,
e a come nonostante i programmi fatti
le cose siano andate così storte. Vado
in cerca della macchina del ghiaccio, pensando
che troverò sacchetti certamente e non secchielli. E invece
finisco nella lavanderia e trovo una madre che
cambia il pannolino al figlio su di una asciugatrice.

5
Ci siam fatti le foto di famiglia su di un palco. Due
differenti macchine ad inquadrarci e nessuno di noi che sapesse
quale guardare. Tranne il nonno, che guardava
al fondo della chiesa, un punto indefinito,
il nulla o se stesso, o la sua cecità. Poi abbiamo finito
e via tutti a mangiare e spettegolare.
Il nonno si è appoggiato alla mia spalla per scendere le scale; gli dico
“Tre gradini, ecco il primo…” Non provava imbarazzo,
ormai da tempo non lo imbarazza più alcuna mortificazione.

6
Prendiamo cinese da Fu Lin, che non è uno dei nostri preferiti,
ma è comodo e tutto rosa confetto e kitsch,
se non che hanno risistemato un po’ l’estetica anni ’80,
ma quel che voglio dire è che il motivo per cui siamo
venuti è svanito e siamo gli unici rimasti.

7
La TV è spenta, ma Cinemax è sul
canale 15 in caso ti vada il porno soft e tu sia solo
e sia solo giovedì. Le mie dita si infilano nelle
bruciature di sigaretta sulla coperta. Mi chiedi come
sto e poi me lo chiedi di nuovo per accertarti
che le mie certezze non siano mutate. La stanza
sa di buon gin, di avanzi e di sesso. Dico
che “Mi piace l’odore che c’è qui”. La stanza
costa trentacinque dollari, ma te ne addebitano cento
fino a che non hanno controllato che non l’abbia
distrutta o che non abbia rubato nulla.
Ti rimetti la camicia, abbottonata storta, e questa
è una cosa di te che mi piace. Mi chiedi se mi piacerebbe
rimanere qui e riposare, stare un po’ solo. Tu sai bene
che prendersi cura di me vuole dire rimanere sul confine indefinito
tra darmi spazio e non darmene.
Mi risuona nell’orecchio la mia voce al matrimonio:
“Tre gradini, ecco il primo…” e sono arrivato alla
conclusione che stessi parlando con me stesso,
cercando di capire cosa voglia dire avere bisogno di qualcuno per le cose
più semplici, come scendere le scale e cosa voglia dire
guardare dove nessun altro può vedere.

(traduzione di Alessandro Brusa)

 

HOT GIN

1
My grandpa had a small stroke, maybe
in the night, but it’s the next morning
I’m reading this about him
at work. I haven’t seen him, not since
the wedding in December, the one the eighteen
-year-old groom forgot to invite his family to. It
has been years since spending any real
time with him—this guilt I let
excuse my still not calling.

2
I have to answer when you call, Bryan,
and you tell me: I did a thing. Booked a hotel,
an extended stay, for one night. We’ll picnic.
We’ll sex for as long as we want and not care
about it or anything.

3
My grandpa shook my hand, Good to see you,
he said, after the newlyweds wove
their braids of rope with
God’s and the bride fell and was carried out red-faced
because her dress got the best of her. The audience
tried to cover its laughter coughing, holding
its hands over its mouth.

4
You can’t believe in being without
an ice bucket and the ice tray’s empty;
There should be no such thing as hot gin. No,
what you can’t believe in is this night,
how out of these plans you made
already things are awry. I go
looking for the ice machine, thinking
there will be bags, not buckets. Instead,
I can only find the laundry, a mother,
in the middle of folding, changing
her baby’s diaper on top of a dryer.

5
We took pictures as a family onstage. Two
cameras flashing simultaneously and no one knowing
which to look at except Grandpa, who looked
to the back of the church, to nowhere, into
nothing or himself, his blindness. We finished.
Everyone left for cake-and-punch-gossip.
Grandpa held onto my shoulder to get down; I told him,
Three steps, this is the first one … His face didn’t redden,
he’d been without long enough every humiliation wasn’t.

6
We get Chinese from Fu Lin, which is not a favorite
but is comfort, is full of soft pink and kitsch,
except they remodeled the outdated 80s
aesthetic, or what I mean is the reason we came
here is gone and we are the only ones here.

7
The tv is off but Cinemax is
channel 15 if you’re into soft-core and lonely
and it’s Thursday. My fingers catch in
the cigarette burns in the blanket. You ask how
I am and then you ask how I am
again to make sure my truths don’t change. The room
smells of good gin, leftovers, after-sex. I say,
I like the way it smells in here. The room
costs thirty-five dollars but they charge you one hundred
until they have proof the room you lived in isn’t
a wrecked room, that you didn’t steal every stick of it.
You put back on your shirt and the buttons
are not aligned, but I like that about you. You ask me
if I’d like to stay here and rest, be alone. You know
taking care of me means some blurred line of you
giving space and not giving space.
I listen back to myself at the wedding:
Three steps, this is the first one … I have come to
realize I was talking to myself then,
learning how it is to need someone for what’s called
simple, walking down stairs, learning how it is to
look where no one else sees.

 

© Seth Pennington, Tertulia, Sibling Rivalry Press, 2017

 

Seth Pennington è redattore capo alla Sibling Rivalry Press ed autore di Tertulia. È stato curatore della rivista «Assaracus», ed è stato premiato come co-redattore per «Joy Exhaustible» dalla American Library Association e dal dipartimento di “Rare Books and Special Collections” della Biblioteca del Congresso, per il suo contributo editoriale e grafico alla SRP. Vive a Little Rock, Arkansas, con il marito, il poeta Bryan Borland.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...