Luca Barachetti, Fuoco prendi tutto (inedito)

Lido di Venezia, foto di Gianni Montieri

Luca Barachetti, Fuoco prendi tutto (inedito)

*

 

c’è stato a un certo punto nel lavoro
di smistamento siderale che disperde
e poi raduna (e si avvicina e si allontana)
un certo collo sterminato: un certo sforzo:
un fuoco muscolare nel freddo magazzino
deverbato dove ogni punto è un centro:

c’è stato un tac di cosmo vertebrale:
una lombare stilettata originaria: un’ernia
al disco protoplanetario da spasmo
e macrotrauma per usura di materia
e materia planetaria indolenzita
traboccata e congregata in vita:

e qui c’è stato il noi: ingenerato
come polpa verterbrale fuoriuscita
da una lesione d’analus stellare: da una fitta
nebulare che da allora i nostri nervi: gli stessi
eternamente indolenziti (di noi sforzati
e fuoriusciti: di noi stellari addolorati): tocca:

*

il fuoco sempre vivente
che con misura divampa
e con misura si spegne:
e d’interstizio misura
e d’interstizio scintilla:

è il senso dentro le cose
e lento le forma e le brucia
e avvampa in un microsegno
e ci colonizza la vita:

*

ma di questo fuoco il crepitio
è uno solo: granulo di suono
fra niente e niente: glitch
nel giganulla densamente
silenzioso: picco di materia
consonante e dissonante
nell’intero: convergente
e divergente: frammentati
in un errore – siamo:

ed è tutto quel che abbiamo:
il nostro vero nome:

ed errandovi vi erriamo
e trascendiamo
il quale il quanto il come:

*

ascoltare il silenzio è ascoltare
l’assurdo cannello metafisico che salda
il metallico dolore delle cose
col fuoco che le sforma e le riforma
in materia urlante e cuneiforme
che è tutto il nostro mondo e il nostro amore:
custode della morte:

*

metterci le dita nel costato
della materia toccarne
la stracciatura la bruciatura
di questa cosmogonia
toracica dove tutto manca
di una mancanza santa
che è nostra madre
e somiglianza

*

sempre mi sta addosso
il rostro del gabbiano
il becco che si curva
la fissità di sguardo
e come non s’affida
all’uomo che gli lascia
la mollica di pane
nel vento di uno spiazzo
e quanta è la sua calma
di marmo salinato
di chi ha riconosciuto
le viscere e la fine:
ripete una parola
di orbita affamata
la sferza della vampa
tracciata nelle piume

*

(sostanza II)

perché è tutto questo che mi cerchi
fra le costole nelle scapole
succhiando una a una
le mie anche le mie rotule
contandomi le vertebre
appoggiandomi l’orecchio
sulle diastole sulle sistole:
è questo che tu cerchi
schiusa nella carne
scorsoia schiavizzata
schiarita in una fede
che il mondo annulli:
è tutto questo che tu cerchi
ed io lo cerco in te:

*

© Luca Barachetti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...