A Luigi Bernardi, tutte insieme

Amazzonia, 2013, foto Gianni Montieri

Negli anni mi è capitato di scrivere alcune poesie per Luigi Bernardi, un paio ha fatto in tempo a leggerle; oggi, nel quarto anniversario della sua morte le metto qui tutte insieme. La fotografia l’ho scattata in Amazzonia nel settembre 2013, gliela mandai pensando a una delle ultime storie che aveva scritto, fece in tempo a vederla. (gm)

*

Le cinque del mattino, l’ombra
dai tetti dalla tua finestra si dirada
Bologna dormirà per poco ancora
tu intanto hai già scritto, bevuto
forse un caffè o non ancora,
non importa. Contano le lotte
tra le parole e la storia a venire
l’ordine consentito e il necessario.
Uno dei tuoi Mac accesi, l’ovvio
da tenere distante dai margini
ogni frase riuscita è un finale
fuori intanto si fa più chiaro
non si inventa nulla, non è vero?
Anche il giornale lo prendi prima
so che non è per essere diverso
è soltanto per essere te stesso.

(2012)

*

I

Così come sempre dovrebbe essere.
Frase che ci ripetevamo all’infinito
cos’erano quei messaggi, quegli scambi
di battute tra due che sembrano
saltati fuori da un libro di McCarthy
te lo dico io cos’erano, vecchio mio
erano cosa preziosa che adesso è mancanza.

II

Anche su questo avremmo detto poco
il Napoli che le ha prese dalla Roma,
la Juve dalla Fiorentina. Uno o due
commenti e ce la saremmo messa via
le partite, si sa, chiudono al novantesimo
come tutto dovrebbe essere.

III

A ottobre esce Eggers, ti ho scritto
non mi fa impazzire, hai risposto
a me piace, bella conversazione
ho aggiunto, e poi una faccina,
come sempre dovrebbe essere,
hai chiuso. Ma eravamo scemi?
Non lo so, non credo, ma ci capivamo
al volo. Alla fine Eggers non è un granché
e ti sei risparmiato il nuovo di Scurati
come per tutti dovrebbe essere.

IV

Il mio treno si è fermato a destinazione
come sempre dovrebbe essere
in fondo ai binari c’era ad aspettarmi
chi per me significa casa, vita
dovrebbero pulirli i vetri dei treni
per quella faccenda della luce che sai
qui sull’acqua la luce abbonda.
Ti mando pensieri liquidi, stupidi,
terribili e veloci. E un’altra carezza.

(2013)

*

La volta dei piccioni la ricordo
più di tutte, la poca confidenza
che avevamo allora, l’incrocio
degli sguardi in Piazza Duomo
due mezzi sorrisi, il tuo prima
del mio, poi la stretta di mano
e tu cospiratore a dire: “Noi
non ci siamo visti”. Sembravi
più piccolo in tutto lo spazio
di Milano. Non so più
chi mi domandò di te
dribblammo poi  i piccioni
in direzioni opposte
“Il più bravo di tutti” risposi
facendo il bullo in Galleria.

*

Nelle tue storie il cielo
era grigio, di metalllo
una lega necessaria
al racconto, ai tempi,
ma se ti penso vedo
solo cose luminose
cose che sapevi fare
come farmi ridere.

*

A Bologna se ne vanno in troppi
sotto un cielo che sta a metà
com’è e come potrebbe essere

a Bologna se ne vanno in tanti
dalle tegole dei tetti, dalle scosse,
dai portici che non reggono più

niente e niente è come dovrebbe
essere a Bologna strada Maggiore
o alla Certosa. Non sono un duro

diceva la canzone, allora piango
il fatto è che non ho mai fumato
avessi imparato due tiri li farei.

(2014/2015)

 

*

Ricordo la voce di Rachele:
“Gianni, sono Rachele…”
non so più cosa disse dopo
sapevamo entrambi che nulla
più ci sarebbe stato da dire
eppure molto abbiamo detto
maledicendoti quando è stato
il momento. Bologna, Milano,

Sarzana, non sono soltanto posti,
sono i luoghi dove siamo passati
insieme, è un ottobre freddo,
il secondo o il terzo, dipende,
ma poco conta tutto questo:
ho ancora il numero in memoria,
e qualcos’altro di tuo che non uscirà.

“LuigiUltimo” salvato con nome,
al sicuro nell’hard disk esterno,
come le care cose o le poesie.

(2015/2016)

 

*

 

 

© Gianni Montieri (2012 – 2016)

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