Monica Dini, Fuori dal mondo

Monica Dini, Fuori dal mondo

Racconto contenuto nella raccolta Angoli acuti , Tra le righe 2017; € 14,00

 

C’è un noce secolare nel campo davanti alla casa sulla collina. Ha un grande ombrello di foglie meno verdi ai primi di settembre. È sera. Sotto il noce la ciccia di un vecchio straripa dai fili di plastica rossa di una sdraio. Ha la canottiera arrotolata macchiata di sugo. Ha i piedi gonfi e sporchi, si vedono i segni scuri lasciati dalle ciabatte. Lo chiamano Sante. C’è anche sua moglie su una sedia a dondolo. Indossa una tunica chiara. Si chiama Ancilla. Li vedete? Lei prende il tabacco da una scatola di metallo che ha in grembo, carica con sapienza la pipa. Lui si toglie di bocca il sigaro lo gira per vedere se è ben acceso, ci soffia su per ravvivarne la brace. Scorreggia a lungo alzando un po’ la gamba.
«Ah… Bene!» – esclama girandosi verso la vecchia signora.
Lei agita un attimo un ventaglio di carta gialla. Poi senza guardarlo accende la pipa con un fiammifero di legno.

«Ti sono sempre sfuggiti i piccoli piaceri della vita. – dice lui sputando fumo a singhiozzi – Questo è il tuo problema. Non avremmo tutto quello che abbiamo se io fossi stato tanto schizzinoso. Se tu avessi levato merda tutto il giorno, per tutta la vita, avresti meno seghe. È certo.» Lui aveva avuto una piccola impresa di levatura pozzi neri. Lei aveva lavorato alle Poste.
Adesso sono in pensione. Ancilla ha accanto a sé un cesto di fogli colorati. Il ventaglio è un origami. Lei è brava a creare forme con la carta. Fiori, uccelli, giochi. Le ha insegnato una signora cinese che faceva le pulizie alla posta. E anche a tenere accesa la pipa è brava. Non è banale saper fare queste cose. Il canto dei grilli è un muro buio. Sante si alza a fatica dalla sdraio, si stira, si gratta il solco tra le natiche.
«Vado a pisciare e prendo il vino – dice rivolto alla moglie – Ne vuoi? No vero?»
«Sì … grazie …»
Ancilla guarda il cielo e fuma. È una sera diversa. Aspetta di vedere la Stazione Spaziale orbitante. Ne hanno segnalato il passaggio al telegiornale. Lei l’ha vista altre volte ma questa è speciale. Dovrebbe essere molto più luminosa del solito. Una rapida stella che incide la notte. Sante torna portando la carriola della legna. Dentro ha messo la bottiglia del vino e dei
bicchieri.
«Mi sembrava comodo – dice guardando la moglie – Così abbiamo un piano d’appoggio.»
«Come mai tanti bicchieri? – chiede lei versando il vino – Aspettiamo qualcuno?»
Il vecchio si lascia cadere sulla sdraio che cigola e oscilla.
«Vengono Lino e Mario. L’ho visti in piazza stamani.»

Ex colleghi di lavoro.
La pipa diffonde un aroma di pasticcini. È un tabacco da donne. La vecchia signora sorseggia il vino. Sa di ruggine. Rovina anche il tabacco.
«Potremmo provare a prendere il vino a quella cantina che ci ha segnalato mia sorella. Per cambiare.»
«Perché? Senti che vinello. Bello leggero. Non c’è verso che tu ci capisca nulla. Tutte le volte che ti decidi a berlo c’è qualcosa. Non ti piace la bevanda in sé è inutile … rassegnati io non cambio fornitore. C’è tanta acqua …»
Si sente vociare. Arrivano gli ospiti. Bisogna riceverli.
«Benvenuti – dice Ancilla – Tutto bene? Accomodatevi. » Non le rispondono.
«Sedete, prendete un bicchiere – dice Sante – Non c’è nulla da mangiare moglie? Salatini, patatine. Qualcosa.»
«Buono Sante! Abbiamo cenato ora – risponde uno dei compari.»
La vecchia signora è preoccupata. Sa che la stazione attraverserà il cielo in un istante. Non l’aspetterà se non sarà pronta. Porta agli ospiti dei salatini. Poi trascina la sedia al centro del campo. Da lì può vedere tutto il suo cielo. La pipa fuma ancora.
«Allora cosa mi raccontate di bello?» – incalza il vecchio.
«Sempre le solite storie di merda …» E giù tutti a ridere. Sono le loro battute. Ogni volta uguali.

«Stasera ce l’ho io una diversa da raccontare. Ieri ho fatto la colonscopia. Tutto bene, tutto bene, era per scrupolo …» dice Mario.
«È comunque una storia di merda» osserva Lino.
E via a ridere. Ancilla guarda nel suo cielo la costellazione dell’Aquila con la luminosa Altair. Con le stelle Alshain a un lato e Tarazed all’altro, Altair forma quello che la tradizione persiana definiva “L’equilibrio”. La vecchia signora conosce le stelle. A lei sembrano finestre illuminate.
«Proprio così … comunque una storia di merda. Devi bere due litri di roba per vuotare l’intestino. Dovevi vedere quanta ne ho tirata fuori dopo aver ingollato quel troiaio di beverone. Credevo di dover mettere in moto la pompa, credevo di intasare tutto. Devo aver cacato anche un pezzo di fegato … un giorno me lo diranno che l’ho fatto … vedrete!»
«Non la far lunga che a noi non ci fanno effetto queste cose. E poi? Cosa ti hanno fatto in ospedale? Racconta …» E ancora ridere.
La vecchia signora fuma. Sente solo il chiacchierare dei ghiri sopra il noce mentre aspetta la Stazione. Ecco, appare all’orizzonte. Non l’aveva mai vista tanto luminosa. La segue stregata.
«Donna, porta ancora salatini che la storia si fa interessante» il vecchio urla.
Ancilla non risponde. Non dice guardate lassù. La luce è accesa solo per lei. L’ accompagna con lo sguardo fino alla collina finché sparisce.
«Moglie?! Hai inteso?! E tu finisci la storia. Che ti hanno fatto?»
«M’hanno infilato un tubo su per il culo. Come facciamo noi per le fogne. E ai dottori ci vuole la laurea. E era anche una fogna vuota. Con quel beverone che m’han fatto bere. Capirai la scienza! A noi sì che serve la laurea! Diglielo tu Lino dell’altro giorno …»
E sempre a ridere.

«Già! Che storia! Dovevi esserci Sante. S’è rotto un tubo mentre la pompa era in funzione, ci ha intonacato di merda. Dovevi esserci a vedere la faccia della padrona di casa. Con la cagnetta bianca in braccio.»
E solo a ridere.
«Che risate a ripensarci. Che tanfo. M’è rimasto nel naso e la sera ho detto a quella donna che sta con me. Sa di merda il ragù che hai fatto. C’ha rimesso anche lei. C’ha rimesso …»
La vecchia signora ha portato i salatini. Non sente niente di quello che dicono. Sta bene. I grilli sono ancora un muro buio.
A Est è sorto Giove. Per lei la vetrata illuminata di una grande casa.

© Monica Dini

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