Raffaela Fazio, ti slegherai le trecce. Poesie

Raffaela Fazio, ti slegherai le trecce. Poesie. Postfazione di Francesco Dalessandro, Coazinzola Press 2017

Un progetto pregevole, quello di Raffaela Fazio, che affronta con coraggio e con esiti nuovi un tema antico, un sentiero più volte intrapreso da parecchie voci, in diverse epoche: una carrellata di figure mitologiche femminili. La raccolta ti slegherai le trecce è coraggiosa e degna di nota, sia per la solidità della struttura e la divisione in cinque sezioni che portano, ad eccezione dell’ultima, Il silenzio,  una coppia significativa di concetti – La fiamma e il buio, Il frutto e il seme, Il cerchio e il riflesso, Il soffio e il canto – sia per la’ lunga gittata’ del verso che la contraddistingue, che è un verso, per contro, prevalentemente breve. Circola in queste pagine un respiro ampio, vera “Psyché”, che si inoltra nelle radici del mito e, anche attraverso la forma montante dell’interrogazione, parte integrante della struttura di molti componimenti,  si spinge in avanti, verso il futuro, nella contemporaneità universale dell’esperire vita, amore e, come scriveva la poetessa Hilde Domin, Mit-Schmerz, con-dolore.

©Anna Maria Curci

***

Dalla sezione La fiamma e il buio

Ero

“Tieni in vista
——–la fiamma
sulla torre”.

Quella preghiera
è soffio che sovrasta
il muggito
——–le più nere creste.

Sette stadi
poca acqua
separa le due coste
eppure non ha fine
——–la distanza.

Vedetta
a chi ti affidi?
Al flutto al vento
maestri d’incostanza?

Lui venga presto!
Perché mai basta
la notte
alle sue braccia
per fendere le onde
del tuo corpo?

Perché esita a lungo?
Dove quei baci
disordinati
accumulati in fretta?

E se già stanco
prima dell’impresa
si fosse ormai arreso
a un altro letto?

Dicevi “Amare
è quello che mi resta”.

Ma il dubbio
ti ha vinta.

La fiaccola
si è spenta.

*

Laodamia

Quale il costo
di un’unica notte?
Svuotato
il corpo non rinuncia:
trasforma
la fiamma in attesa
lunga muta
senz’argini e fondo.

Ma alla fine capisci.
Ciò che hai chiesto
non basta
non esiste
misura
che plachi la sete:

——-né tre ore
né forse una vita.

Preferisci
all’inganno altro inganno.
Non t’illudi
che il tempo ritorni
ma t’inventi
l’istante che si eterna.

Sullo stampo
lo scolpisci. Nella cera
l’abbraccio
in cui vivi e muori
ogni notte:
ultima finzione.
——————E nel fuoco
che fonde
reale e simulacro
la liberazione.

*

Dalla sezione Il frutto e il seme

Demetra

Sull’onda sulla terra
uccello senza sosta
nove giorni nove notti alla ricerca

——–né traccia né risposta
solo l’eco
del grido di tua figlia
germoglio
che brucia sradicato.

Ed ecco
ha un nome questa doglia:
è un patto tra potenti
il ratto
il buio tradimento.

Il nero
ti scende sulle spalle
ti prosciuga
e in te le messi generose
ora seccate, arida steppa
strappo.

Dov’è la bionda vita
dal tuo corpo felice
al mondo?
È strano
la senti la ritrovi tra i mortali
vecchia nutrice:
contro il seno
di nuovo
un fiato di bambino.

Tu che sei tutta dono
per lui
volevi l’infinito
——–e non è stato
(tanto incapace è l’uomo
di accogliere il divino).

Ma intanto tu divina
sei rinata
nel limite, nel lutto
che hai accettato
———–– amore condiviso.

E quel tuo passo indietro
in sottrazione
al Tutto
ha immesso
nell’Eterno le stagioni:
linfa materna
che a noi dà modo e forza
di attraversare il vuoto
———– non fine
ma breve sospensione
un Forse.

*

Clizia

Puntasti
———all’assoluto
al possesso
di ciò che non può offrirsi
a un solo sguardo.

———Fatale gelosia
per chi ti fu rivale
fissavi il dio
del giorno
ingenerosa.
In alto.

Ma nessun dio
ci sposa dall’esterno.

Allora ti fermasti.
Fu dall’interno
della tua infiorescenza
che catturasti
—————–il tempo
la luce
al centro del tuo volto
disco bruno
come terra
su cui hai pianto.

Ora matura
non giri più
il capo appesantito
———verso il sole.
Il moto vero
è nel segreto
dei tuoi piccoli semi
a spirale
———frattali
——————di galassie:
numero aureo
che lega
la vasta mappatura
della vita.

Dal pentimento è nata
una semente
———riscatto
di condanna.

Gli uccelli porteranno
il frutto
dentro il becco.
Ti staccherai dal suolo:
andrai
dove essi vanno.

*

Dalla sezione Il cerchio e il riflesso

Atena

Il tuo gioco è il prisma
del puro intelletto.
———Chiarezza.
Lo sguardo frontale
che ordina il cosmo
e chiuso
sotto la corazza
il petto.
Sul torace l’effigie
di un trofeo:

la testa di Medusa
dentro il cerchio

non più spasmo
riflesso
nello specchio di Perseo
ma sulla tua armatura
ombra convulsa vinta
———di te stessa
scuro bottino
pupilla introflessa

o abile incrocio
di rimandi
se defletti e rendi
di pietra
chi cerca invano in te
una sapienza
che comprenda
—————–l’Abisso
non lo chiuda
———nel controllo
———nell’oro
di uno scudo

di una circonferenza.

*

Atalanta

Dura farsa
il vantaggio
concesso nella corsa
ai pretendenti
presto raggiunti trafitti
—————–presto scordati.

Cosa ti spinse
allora
a cedere terreno
all’avversario?
Perché da terra
cogliesti i pomi d’oro?

Forse nel primo
vedesti
il tuo riflesso
il volto deformato
e anticipato il tempo
di vecchiezza.

Ma nel secondo pomo
un altro viso
———il solo amato
ah complice lontano
nella caccia!
l’ebbrezza del sangue
del cinghiale…

Al terzo pomo
il passo rallentato
———anche il respiro.
Scorgesti finalmente
il tuo rivale
che correva:
le spalle il collo teso
la speranza
di vincere il tuo amore.

Ti fermasti.
Lo sguardo
sui suoi lombi. Capisti che

il traguardo
era di entrambi.

*

Dalla sezione Il soffio e il canto

Psiche

Improvviso
il pallore
il capo riverso
e rovesciato il vaso
da cui speravi
bellezza.
——–La vista
ha cercato
ragioni
e si è persa.

(Inganna la luce
lusinga
in superficie).

Perché forzasti
il dono
e non credesti al buio
———unico guado?
Ti mancò la fede.

Adesso cosa vedi
nel sonno
senza sogni?
—————-Ma ecco
dall’estremo
più fragile più esposto
———un soffio.
Ti apri
non lo indaghi.
Lo chiami
———dentro te
dove dal vuoto
s’inarca già l’attesa.

Ti salva
un dio d’amore.
———Ti sveglia
perché scorda
il bruciore dell’olio
sulla spalla
———e ti destina
al vento:
con le ali ti offre ali
di farfalla
———e sfalda
il tuo passato
———il tradimento.

*

Arianna

Il filo
che si allunga
non tiene ciò che sfugge
diventa tra le onde
———bianca scia.
Né amato né nemico
all’altro capo.

Ancora dormi.

Al centro del meandro
compreso
vinto
credevi l’indomato
———e amore
il passo districato
del ritorno.

Ma il vero labirinto
è al tuo risveglio
———un dio
che dà dimenticanza:
nera fatale
nelle vele
quella del traditore
———la tua invece
———una danza
da cui non vorrai uscire.

Ti slegherai le trecce
il sangue nelle vene.
Un suono ti conduce
all’abbandono.

*

Dalla sezione Il silenzio

Euridice

Sotto il velo e le bende
sei bruma.
E una nebbia più estesa
———————-ti tenta.
Sei pronta
alla dismisura
a slegare
dalla caviglia il bruciore
———–ricordo ultimo
———————-di vita.
Ma inatteso il morso
di nuovo
———- pulsa.
———-Chi spinge
il tuo passo
attraverso il nulla?
Cosa segui?
————-Chi ti tiene?
La mano in altra mano.
Più ti stringe
più la presa s’allenta
e le dita si sfanno.

Chi ti precede
si volta
——–non capisce.

Controluce
il viso è un disco nero
un cerchio il tempo
e il suo futuro
nient’altro che un ritorno
a questa soglia.
Lui esce
——— nel giorno
ti lascia.

Tu resti
arresa distanza
————–foschia.
Scavalchi i contorni
ti stendi. Sei oltre
ogni scadenza
e crocevia.

*

Cassandra

Non pieno
torrente
non voce che esonda:
un rivolo di sassi
si è rotto
dentro il ghiaccio
passando dalle tempie.

Cosa ascolti?
Sei un corso senza estuario
senza ebbrezza.
———Dove il furore
di chi si dà all’ignoto?
Ti sbrecci
inutilmente

perché non fosti amante
del dio
che ti voleva
—————-nella luce.

A lui rubasti
la notte non la cetra
un freddo di faretra
il sibilo la freccia dello sguardo
—————-parola
che si perde.

Ma il tempo ti converte.
Ora ti arde
una visione tersa
———fatta vera
soltanto dal dolore
e sai
che non puoi farne dono.

———Sei sola
al centro del tuo squarcio.

(Il futuro
non vuole scorciatoie
ma una conquista
lenta
dell’uomo che nel buio
dal passato
cammina sulla brace).

E taci

come quando
più bella più forte
rimarrai in silenzio
davanti
alla tua morte.

***

Nata ad Arezzo, Raffaela Fazio lavora come traduttrice a Roma, città in cui si è stabilita dopo aver vissuto in vari paesi europei. Laureata in lingue e politiche europee e specializzata in interpretariato, ha anche studiato arte e teologia. È autrice di una guida iconografica, Face of Faith. A Short Guide to Early Christian Images (2011). Ha pubblicato varie raccolte poetiche, tra cui Per ogni cosa incompiuta (Firenze, 2008), A un filo più lento (Firenze, 2010), A garante il mistero (Firenze, 2012), La boîte (Firenze, 2013), L’arte di cadere (Castelfranco Veneto, 2015).

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