Antonio Spagnuolo, Tre inediti da “Canzoniere dell’assenza”

Antonio Spagnuolo, Tre inediti da Canzoniere dell’assenza

PAROLE

Le mie parole hanno il giogo dell’edera,
strette ai rami, irrequiete al vento per ricordi,
cingono la solitudine in quel nodo
che il nostro amore mostrava insaziabile.
Lungo il tempo hanno un palpito delicato
inseguono il rumore della gente
che non conosce la soglia del cielo
e cede all’ombra dei frammenti
tra le ciglia e gli sguardi.
L’orizzonte incide la tua assenza,
che aleggia timorosa indecisa
nell’eterna vendetta dell’infinito.
Hai negli occhi il fulmine d’autunno,
impertinente e violento, quasi un gioco
che risplende innocente fra le ciglia
e ricama motivi dell’inganno.
Vorresti intrappolare le moine
come un esile fiore che improvviso
spezza il lungo silenzio, e fra le dita
disperdi il labbro sensuale e dolce.
Soffice nuvola dai capelli neri
racchiudi nel sorriso l’invito clandestino.
Per te l’autunno, spettacolo a colori
che ti scopre le spalle , il seno , il collo,
vorticando gli azzurri nella grazia interdetta,
anche se taci il fulgore, ritorna fuori campo.
E sei sparita , intrecciando la memoria
che mi corrode nel baratto che scioglie la follia.

*

SONNI

Metto a giacere i riflessi perché non sono io
l’ospite trasudato del tuo sogno,
l’incredibile amante silenzioso
sigillato alle spalle alabastro, riverbero
degli anni troppo presto fuggiti
ed assediati nell’eterno abisso senza fondo.
Non puoi vedere le mani che alla luna
chiedono ancora illusioni di poesia
mentre il respiro trattenuto è quel sussurro
che le mie labbra fibrillano.
La realtà è un’immagine dalle sbavature imperfette
e muove chiarori inaspettati.
*
La maligna brezza delle notti confonde i miei sonni
nel dubbio del silenzio che mi ottunde,
mettendo insieme i pezzi di parole
diverse nel segno , sempre più difficile
nell’alchimia dell’eterno.
Brucia ogni menzogna il rimorso
nel moltiplicare gli sguardi della malinconia
quasi immobile immagine del niente.
Briciole nel luccichio degli ammiccamenti
le pupille non hanno più riflessi.
*
Ancora qualche fiore in autunno
per un tramonto che non ha colori
e la tua ombra ritorna come un velo
a intimidire magie.
Ho dipinto un brivido e la memoria
porta via gli inganni della gioventù
quasi a dispetto di quei fogli ingialliti
che cercano nascondere inquietudini.
Anche il violino rompe sinfonie
per giocare ancora solitudine.

*

MAGNOLIE

Il silenzio incide giorno dopo giorno
il suo vuoto tra i ricordi
che ingombrano il cervello.
Si cancella senza pietà ogni traccia
a contatto delle mani , ai graffi del gorgo
che ricompone memorie,
alla pelle carnivora che narra degli abissi,
al morbido contatto delle ombre.
Il silenzio pericolosamente fuori luogo
ha fame di pianti,
lo scricchiolio del ghiaccio che vermiglia,
residuo di storie ormai disperse,
in apparenze di veglie nella stanza scura.
Così il mistero del dopo lascia i dubbi
al vertiginoso silenzio del presente,
nel tempo di un miserere.
*
Non è più il tempo di magnolie,
di moine preziose e furtive,
intrappolato nei nodi delle aritmie,
nella vertigine ingorda dei ricordi.
Non riconosco il profilo ormai sfocato
e sospeso in colori di cristalli,
rovesciato dalle foto che nascondo timoroso
per non cadere in angoscia.
Eri il candore, e non lo sapevi ,
il motivo segreto del riflesso in pastelli
per raggi dal riverbero violento,
malinconica conferma di qualche promessa
agganciata all’illusione.
Gocciano i rintocchi dell’assenza
nel calendario che resta.

*

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