Sarah Manguso, Il salto

Sarah Manguso, Il salto, trad di Gioia Guerzoni, NN editore, 2017; € 16,00, ebook € 7,99

*

Ci sono molti modi di raccontare il dolore, tutti quanti sono personali; è molto probabile che si tratti di racconto parziale, di qualcosa che non riesca né a contenere né a dire tutto. Il dolore è un fatto privato, personale, ed è – per necessità e forza di cose – un racconto limitato. Il dolore poi non è né quello che mostriamo agli altri, né quello che gli altri credono di comprendere dai nostri comportamenti. Il dolore è un’altra cosa.

Il dolore, e malinconia, e nostalgia, può essere certo dell’assenza se parliamo della perdita definitiva di una persona cara, della morte così come accade ne Il salto di Sarah Manguso; oppure può essere rimozione, se si può far finta che non ci sia. Eppure il dolore c’è, va e viene, si nasconde dove vogliamo ma torna quando non ce lo aspettiamo. Possiamo sopportarlo ma non possiamo batterlo.

Se Harris, il protagonista della storia fosse partito invece di saltare sul binario della metropolitana all’arrivo del treno? Partito, così come ha fatto Sarah, la sua più cara amica, che se ne è stata per un anno all’estero. Anno in cui, dopo aver condiviso tutto, non si sono sentiti, cosa sarebbe accaduto? Harris, però, quel salto l’ha fatto e proprio nelle ore in cui Sarah rientrava a New York.

Il dolore che porto con me ora, e che a volte si attenua senza preavviso, non è il suo. Questo dolore è mio, e a differenza del mio amico non cerco di nasconderlo. Lascio che ricopra tutto. Urlo in casa. Piango in metropolitana. Dico a tutti quelli che conosco che il mio amico si è buttato sotto un treno.

Sarah Manguso, che è una scrittrice bravissima, con quel salto fa i conti, scrivendo per i lettori e per sé una diversa cognizione del dolore (senza fare paragoni con Gadda, ci mancherebbe), contemporanea, se vogliamo, che non è comprensione, ma l’aspetto che di un dolore così grande si riesce a cogliere, a rielaborare e a conservare. Dolore non più soltanto legato alla perdita ma alle cose perdute, a quelle non accadute e a quelle che non accadranno più, a quelle per troppo tempo condivise che saltano fuori senza una regola, senza preavviso: una passeggiata, una festa, un concerto, un abbraccio, una sbronza, una partenza, un ritorno, un’accoglienza, una cosa detta, un’altra non detta, una tenerezza, un cappotto indossato, un letto condiviso, una torre gemella vista crollare, l’abbraccio di quel giorno.

A un certo punto smisi di credere che Harris fosse morto quando il treno aveva toccato il so corpo e cominciai a pensare che fosse morto quando aveva oltrepassato la porta del reparto, come se la sua vita fosse finita oltre quella soglia, come se le sue ultime dieci ore non ci fossero state, e invece c’erano. […] Le dieci ore mancanti sarebbero una buona storia se mi piacesse inventare storie, ma non è così. Cerco di non inventare niente, e ogni volta fallisco.

Il mondo di Sarah si muove e Harris continua a muoversi con lei, e lei si sposa e va a vivere a Los Angeles e la segue un attaccapanni, la seguono i biglietti dei genitori di Harris, di amici che spuntano qua e là e che decidono, di volta in volta, cosa è giusto che Sarah abbia di Harris. Ognuno sa che Sarah pensa a Harris ma non sa la sofferenza, e non la sapremo nemmeno noi che leggiamo, non fino in fondo. Grazie al dolore della narratrice e alla sua scrittura così pulita ed efficace, fatta di capitoli brevissimi, di salti nel tempo, pagina a sinistra ciò che è stato, pagina successiva ciò che è, paragrafo dopo quel che sarà, e in ogni parola quello che manca, capiamo – di nuovo – quanto contino i rapporti umani, quanto conti un amico, quanto potrebbe mancarci.

Con un talento rarissimo, Sarah Manguso maneggia le proprie memorie e ce le mostra, srotolando un filo di cui tiene il capo. E il capo è una cosa fatta d’amore, e il capo è una faccenda di comprensione. Il salto mi pare un tuffo perfetto, un triplo carpiato dentro quell’oggetto fotografato in chiaroscuro che chiamiamo  umanità.

*

© Gianni Montieri

One comment

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...