Valeria Luiselli, La storia dei miei denti

luiselli

 

Valeria Luiselli, La storia dei miei denti, traduzione di E. Tramontin, La Nuova Frontiera, 2016, € 16,50

di Martina Mantovan

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La storia dei miei denti  di Valeria Luiselli è la messinscena della vita del più grande banditore d’asta del mondo, della verità vagamente distorta per eccesso di una vita amplificata dalla narrazione. La storia dei denti di Gustavo Sánchez Sánchez è la storia della vita di Gustavo Sánchez Sánchez, detto Autostrada, dei suoi denti, e di coloro che vi masticarono in precedenza. La storia dei denti di Autostrada è la storia delle storie che risuonarono fra quei denti: è la storia del puzzle narrativo che si fa insieme, che prende corpo dispiegandosi nel fluire di un racconto straripante di vita. L’autobiografia dentale è la conclusione, la sintesi, l’ultima storia di un uomo che dell’esuberanza narrativa ha fatto il suo motivo di vita: nominando, designando, assegnando a ogni singola cosa la sua dimora nel regno del discorso letterario.

Questa è la storia dei miei denti: il mio trattato sui pezzi da collezione, i Collezionabili, come li chiamo io, sui nomi propri, e sul riciclaggio radicale. Prima viene l’Inizio, poi il Centro, e poi la Fine, come in un qualsiasi altro racconto. Il resto, come dice un mio amico, non è altro che letteratura: paraboliche, iperboliche, ellittiche, allegoriche e circonlocuzioni. Non so cosa venga dopo. Probabilmente l’ignominia, la morte, e infine, la fama post mortem. Ma a quel punto non toccherà più a me parlarne in prima persona. Sarò allora un uomo morto, felice e invidiabile.

Valeria Luiselli, come il suo protagonista, colleziona e compone storie: al centro della scena vi è lui, il banditore per eccellenza; l’eccellente Autostrada che si fa oggetto e narrazione, per fondersi con la sua collezione, per aggiungere valore alla sua cattedrale di storie, per dimenticarsi di sé e rendersi indimenticabile, fantasma tra i fantasmi. Come in una Wunderkammer del riciclo, residui di vite si riconvertono e prendono corpo nel linguaggio, nelle parole di Autostrada; nella sua bocca, che mastica e tracima storie, prende vita l’inanimato. I collezionabili, stivati e raccolti con perizia, denotano l’attenzione al dettaglio, alle minuzie spesso invisibili, agli invisibili, come lui; allo stupore celato tra gli avanzi della realtà. La smania di raccogliere e catalogare, di dare dignità a ogni singolo pezzo della collezione è il tentativo di tenere insieme i cocci di una vita frammentata, segnata dalla perdita. Nel territorio della finzione Autostrada può essere ciò che vuole, può essere re di una fortuna narrabile, di una ricchezza che solo in apparenza si trova a portata di mano: l’arte affabulatoria e l’esigenza del narrare rendono l’esistenza dell’uomo memorabile, se non addirittura fantastica.

«Sono Gustavo Sánchez Sánchez» dissi. «Sono l’impareggiabile Autostrada. E io sono i miei denti. Li vedete ingialliti e un po’ rovinati, ma vi assicuro che questi denti un giorno sono appartenuti a nientedimeno che Marilyn Monroe, che non ha bisogno di presentazioni né di iperboli. Se li volete, non dovete prendervi anche me.» Non aggiunsi altre spiegazioni. Non elaborai altre iperboliche.
«Chi offre di più?» dissi, con un tono sereno e quieto.
Non so se posso attribuire alla mia fortuna ciò che accadde in seguito. Posso dire, questo sì, che trentadue denti non riescono a tenere a bada una lingua. «Chi offre di più?» ripetei davanti a un pubblico imperturbabile. Una mano si alzò. Successe esattamente ciò che io avevo previsto. Per la cifra di 100 pesos, Siddhartha mi comprò.

Negli oggetti, nelle “cose” accumulate da Autostrada vi è l’esistenza profonda dei personaggi che porta in scena; la narrazione è la sola dimensione capace di ospitare e rendere luminoso un frammento delle biografie di personaggi come Platone, Rousseau, Petrarca, Woolf, Borges, Mahler, Vila Matas, Alan Pauls. Nelle dentature, negli oggetti che nelle aste mirabolanti Autostrada propone vi è l’evocazione fantasmagorica: l’essenza del personaggio, racchiusa e custodita nel frammento materiale, è l’aspetto secondario; la trama, la vicenda narrata, invece, è ciò che mette in relazione il pubblico dell’asta con lo spirito a cui l’oggetto apparteneva, proponendosi come medium tangibile dell’eccezionalità evocata. I collezionabili di Autostrada diventano dunque un personalissimo pantheon narrativo. Come un giovane Georges Perec, Autostrada sta “dalla parte del linguaggio che circonda le cose, di ciò che ci sta sotto, di tutto ciò che le nutre, di tutto ciò che instilliamo in loro…”.[1]

Gli oggetti prendono valore nella narrazione. L’oggetto in sé ne è privo; è la storia a renderlo fonte di pregio: è il linguaggio a infondere in esso lo status di fenomeno dell’esistenza narrata, sintomo che emerge dalle nebulosità della significazione. Autostrada è l’incarnazione della costruzione mitopoietica nell’epoca postcapitalista: le sue aste iperboliche, paraboliche, circolari, allegoriche, ellittiche sono l’espressione creativa del tentativo di riporre il valore nella sfera del linguaggio, di dare valore alla cosa attraverso la costruzione di una storia che lo trasfiguri in simbolo mitico.

Per rispetto nei confronti di Autostrada, non posso descrivere nel dettaglio i segreti del metodo, ma posso dire che durante le aste allegoriche non si bandivano gli oggetti, quanto le storie che davano loro valore e significato. Agli oggetti si alludeva, ma soltanto marginalmente, non essendo l’asse attorno al quale ruotava l’asta. Le allegoriche erano, secondo Autostrada, “le aste postcapitaliste di riciclaggio radicale che avrebbero salvato il mondo da un condizione di immondezzaio della storia”.

Attraverso l’autobiografia dentale di Gustavo Sánchez Sánchez Valeria Luiselli conduce il lettore nel processo di scrittura del testo: solo alla fine disvela e rende esplicita la costruzione del romanzo. L’autobiografia si fa biografia nelle mani dell’autrice; il materiale disarticolato del vissuto prende forma nell’atto di romanzare, ogni racconto trova il suo spazio, forza e coerenza nel lasciarsi cesellare e congiungere dalla finzione letteraria. In un raffinato gioco metaletterario, l’autrice ci porta all’interno del suo personale immaginario: attraverso gli occhi e le parole del protagonista, Luiselli traccia una mappa storico letteraria del suo vissuto. Il processo autoreferenziale del romanzo si consolida nell’evidente piacere di mostrare al lettore come le componenti di perpetua riscrittura e arricchimento del testo siano consustanziali a un letteratura strettamente legata alla frammentarietà del vissuto.

LOTTO CIRCOLARE N.5

Cancro ascendente Cancro. Un disastro astrologico.
Amante e possibile marito della moglie di Gustav Mahler. Fu un pittore simbolista incline all’emicrania a grappolo e alle espressioni erotiche.
Chi è?
«Non lo so» disse, deluso.
«Gustav Klimt, ovviamente.»
«Ma come fa a mettere all’asta i nomi? Continuo a non capire.»
«Giovanotto» gli dissi «Alla fine i nomi sono l’unica cosa che si mette veramente all’asta. A volte, se non sono nomi, sono storie.»

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[1] Cfr. Andrea Canobbio, Prefazione a Georges Perec, Le cose, Einaudi, Milano, 2011.

 

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