Pasquale Vitagliano, 11 Apostoli

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Pasquale Vitagliano, 11 Apostoli (poesie sul calcio), Zona, 2016, € 8,00

*

 

Al processo lo dicevano
che la palla è tonda
che ogni partita è a sé
che il campo è neutro.

Allora l’arbitro era nero,
nera la notte di Hegel,
nessun altro colore se non
le casacche in campo.

Adesso che anche tu
fai la partita e te la giochi
la palla sembra pilotata.

Così appaiono guidati
i palloni sempre meno tondi
da un qualche dio intercettabile.

*

Non penso che il calcio
Sia dare un calcio ad un pallone
Per poi inseguirlo a frotte.

Penso che senza Marx
Non ci sarebbe stato Sacchi
E il gioco a zona.

Ma che grazie a Weber
Il gioco ad uomo resta insuperabile
Anche se non c’è più lo stopper.

Penso che Beckenbauer
Libero e tedesco sia un ossimoro
Come un argentino che balli la samba.

Ed infatti tra Maradona e Pelé
Scegliere è come dimostrare
L’esistenza di Dio per argomentazione.

Penso che il calcio italiano
Come a Caporetto confermi che
Gi italiani sono migliori dei loro generali.

Che l’Inghilterra non esiste in geopolitica
Che la Francia migliore è senza francesi
Che Russia o Unione Sovietica il gioco è sempre quello.

Penso che il calcio sia la prova
Che siamo tutti uguali altrimenti
Con i neri non ci sarebbe partita.

Che come ogni opera d’arte
Il calcio parla dei nostri corpi, anzi
Nutrito, dopato, tatuato è il corpo che parla a noi.

Penso che esista un calcio postumo
Perché in vita non ha vinto nulla,
Quello olandese troppo bello per essere vincente.

E penso che il calcio più bello
Sia quello che non si vede in natura
Come il cerchio esiste, ma non c’è.

*

L’erbetta, verde, l’erbetta
finalmente ecco il campo
il terreno di gioco ed io
su di esso con i tacchetti
che aderiscono morbidi
la gioia, la grazia, cosa si prova
la prima volta di tutto
sono il primo uomo sulla luna
anche se fosse tutto falso
allora la cosa più bella di un luogo
era se ci potevamo giocare a calcio.

*

Al di là della linea d’ombra,
grigio Dino, non divo, grigia
la maglietta, grigi i capelli,
stupefacente il silenzio
e le parole piane e chiare
per qualcuno miope
ed invece capitano.
Al di là della linea d’ombra,
noi al di qua di quella di porta
c’hai trattenuti stretti
noi pallone, noi bambini, noi divi.

*

© Pasquale Vitagliano

 

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