Lunga vita all’italiano (codicillus per Tullio De Mauro)

de-mauro-in-principioMentre comincio a scrivere mi rendo conto che non è facile ricordare in un breve ritratto Tullio De Mauro. Il “professore” per chi scrive è stato un luminosissimo faro, un costante punto di riferimento e un’immensa pagina da consultare per ogni dubbio sulla lingua.
Nato a Torre Annunziata nel 1932, Tullio De Mauro è stato docente universitario e uomo politico (fu Ministro dell’Istruzione del governo Amato); in tutta onestà, però, della carriera accademica, e ancor meno di quella politica, poco mi importa ora, e chiedo scusa per la schietta irriverenza.
Tullio De Mauro per me è e rimane un grande studioso della lingua italiana, uno studioso che ha dato moltissimo a generazioni e generazioni di italianisti. Mi direte che tutto ciò rientra nella carriera accademica. Sì, vero! Ma mi basterà ricordarvi che De Mauro è stato uno che a un certo punto disse che era giunto il momento di spodestare l’atavica gerarchia accademica (“sbaraccare il modello del docente in cattedra”) e rinvigorire gli studi di nuova linfa, e lui ai miei occhi rimane un eterno giovane innamorato dell’italiano; innamorato a tal punto da difenderlo negli ultimi anni dai costanti attacchi del malcostume e soprattutto dalla piaga dell’analfabetismo, da quello strutturale (ossia assoluto) e da quello funzionale (incapacità di comprendere anche un testo semplice), fino all’analfabetismo di regresso. Uno studioso interessato all’impatto sociale della lingua tra gli italiani. Lingua viva, perciò, e non solo la lingua della letteratura (che ben conosceva).
Le sue opere, i suoi studi sono dei veri e propri monumenti, a partire dalla traduzione, datata 1967, del Corso di linguistica generale di De Saussure, fino ai volumi dedicati all’italiano dell’uso e al Dizionario avanzato dell’italiano corrente negli anni Novanta dello scorso secolo.
Non era raro leggere suoi articoli nei principali quotidiani nei quali bacchettava il malcostume di maltrattare l’italiano; ma lo faceva sempre in maniera lucida e intelligente, e non come fosse una sorta di Padre Cesari 2.0.
Non erano rare nemmeno le sue incursioni in rete; anzi, malgrado l’età, è stato uno dei primi a rendersi conto dell’alta potenzialità, anche di rischio, che aveva la rete nei confronti della lingua dell’uso.
Insomma, quella di oggi è una gravissima perdita per chi come me guarda all’italiano ancora con gli occhi dello studente al primo anno che durante le lezioni di Storia della lingua italiana cominciava a chiedersi “chi è ‘sto De Mauro?”
Grazie professore!

Fabio Michieli e la redazione di Poetarum Silva

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