Ostri ritmi #5: Ifigenija Zagoričnik

Ostri ritmi è una rubrica a cura di Amalia Stulin che, ogni ultimo venerdì del mese, ci introduce a voci della poesia slovena del Novecento. La traduzione è della stessa curatrice, che propone a ogni post anche una breve nota biografica sull’autore. È questa un’occasione di scoperta di poeti mai tradotti in italiano e sino a ora non affrontati su «Poetarum Silva», con un taglio nuovo e personale. Il titolo è tratto da una lirica di Srečko Kosovel: Ritmi affilati.

ifigenija-zagoricnik

Stavek

iskati ime za neznano
sedeti za mizo
….spotaknjen ob vsako besedo
….ko so v napoto vse misli
prepričevati se o uničenju
ugotavljati vzrok stvarstva
buljiti v praznino
….v njej iskati besedo
….ime za neznano
čakati na nekaj posebnega
slepiti se z upanjem
….da se nekaj vendar mora zgoditi
misliti na nešteto stvari
….ki niso niti malo jasne
iskati njihov pomen
….ki ga ni v enciklopedijah
skomigovati z rameni
….ko teža pade nanje
tehtati samoneobdelovanje
brskati po preteklosti
….če je v njej kaj
drezati v žerjavico
….da zagori
sklanjati se v brezno
….v njem iskati neznano
….ki je brez pomena
tožiti po izgubljenem času
….ki se ne vrača
….v smrti
sprejemati vase molk
….ki je sumljiv od prenapolnjenosti
….kadar pobiram kamenje
….in ga prekinja samo vonj gnile trave
….in plast prahu na dnu reke
ugibati v katero mesto vozi vlak
….ki me vleče za sabo
opredeliti nič

Proposizione

cercare un nome per l’ignoto
sedere dietro a un tavolo
….bloccati ad ogni parola
….quando tutti i pensieri son d’impiccio
convincersi dell’annullamento
intuire la causa del creato
fissare il vuoto
….cercarvi la parola
….il nome per l’ignoto
aspettare qualcosa di speciale
accecarsi con la speranza
….che qualcosa debba pur accadere
pensare a mille cose
….per nulla chiare
cercarne il significato
….che non si trova nelle enciclopedie
stringersi nelle spalle
….quando il peso vi cade sopra
soppesare la propria stessa primitività
frugare se nel passato
….c’è qualcosa
attizzare le braci
….perché prendano fuoco
chinarsi sull’abisso
….cercarvi l’ignoto
….che non ha significato
piangere il tempo perduto
….che non torna
….nella morte
accogliere in sé il silenzio
….che diffida del sovraffollamento
….quando raccolgo sassi
….e lo interrompe solo l’odore dell’erba marcia
….e lo strato di polvere sul fondo del torrente
indovinare in quale città è diretto il treno
….che mi trascina con sé
definire: nulla

***

Ptiču otroka v kletki v kletko

otroku lahko populiš lase
oči izkljuješ
ga napihneš
posiliš
vzgajaš
onemogočiš ga lahko
lahko ga drziš za gležnje dva metra od tal
lahko ga mečeš ob tla ob zid
z dvajstega nadstropja ga spustiš
lahko ga držiš za zapestja viseti
na balkonu lahko tudi v vlaku skozi okno
lahko mu tiščiš glavo v gnoj
lahko ga oblačiš po svojem okusu
lahko ga imaš rad
ga zadušiš z objemom
lahko ga zastrupiš
okužiš ga s poljubom
lahko ga ne jemlješ resno
lahko ga pustiš na cedilu
čakati
upati
pustiš ga na žgočem soncu
hrepeneti

otroku lahko prepoveš
dopoveš naročiš
ukažeš obljubiš
daj daj nedam
lahko ga spustiš po ljubljanici
otroku lahko vse razložiš
muhi potrgaš krila
kuri glavo odrežeš
mački mladiče podaviš

All’uccello del bambino nella gabbia verso la gabbia

al bambino puoi tirare i capelli
puoi cavare gli occhi
lo gonfi
costringi
ammaestri
puoi renderlo impotente
puoi tenerlo per le caviglie a due metri da terra
puoi scagliarlo per terra contro il muro
lo molli dal ventesimo piano
puoi tenerlo sospeso per il polso
sul balcone forse anche sul treno attraverso il finestrino
puoi spingergli la testa nel letame
puoi vestirlo secondo il tuo gusto
puoi amarlo
lo soffochi in un abbraccio
puoi avvelenarlo
lo contagi con un bacio
puoi non prenderlo sul serio
puoi abbandonarlo
ad aspettare
sperare
lo lasci sotto il sole cocente
a struggersi

a un bambino puoi vietare
spiegare ordinare
imporre promettere
dai dai non do
puoi mollarlo nella ljubljanica¹
a un bambino puoi chiarire tutto
alla mosca strappare le ali
alla gallina tagliare il collo
alla gatta strozzare i piccoli

***

Dračje in korenine

slišati moraš
kako zaškripajo veke
kako zaloputnejo
kako se zapahnejo
za zmeraj

kako trava raste ni nič
kako lasje pokajo ni nič

pustiti moraš
da zaškripajo veke
da zaloputnejo močno
da se zapahnejo
za zmeraj

La sterpaglia e le radici

devi sentire
come scricchiolano le palpebre
come sbattono
come si serrano
per sempre

come l’erba cresce è nulla
come i capelli si spezzano è nulla

devi lasciare
che le palpebre scricchiolino
che sbattano con forza
che si serrino
per sempre

***

Poskakovala sem kakor otrok kakor kodri jezne deklice

kar utopi se v svojih slanih solzah
žejajo naj te ko jih piješ
naj ti bo hudo kot bi imel kepo
….kamnito v grlu
naj te muči nespečnost
imej se preganjano pasje
….jalovo življenje
….se pojdi
naj te trese vročica
vrti naj se ti v glavi da se boš izgubil
….v svoji lastni sobi
naj te zasuje beton milijonskega mesta
nanj naj priderejo vsi ledeniki sveta
….v hipu
….zabrisana
….zabrisana
….sled

(Saj nisi pozlačen s tankimi lističi najdragocenejšega zlata
….in tudi
na konici svojega meča nimaš nobenega velikega
….rdečega rubina)

Saltellavo come un bambino come le trecce di una bimbetta arrabbiata

annega pure nelle tue lacrime salate
che ti assetino quando le bevi
che tu stia male come se avessi un grumo
….di pietra in gola
che ti affligga l’insonnia
sia la tua una vita tormentata
….da cani sterili
….attèggiati
che ti scuota la febbre
che ti giri la testa tanto da perderti
….nella tua stessa stanza
che ti sepolga l’asfalto di una metropoli
che vi irrompano tutti i ghiacciai del mondo
….all’improvviso
….una traccia
….sfumata
….sfumata

(Non sei mica adornato da sottili foglie d’oro purissimo
….e pure
sulla punta della tua lancia non hai nessun
….gran rubino rosso)

¹Fiume di Lubjana

I testi originali sono tratti da © Antologija slovenskih pesnic (Antologia di poetesse slovene) 2: 1941-1980, uredila (a cura di) Irena Novak Popov, Založba Tuma, Ljubljana 2005.

© traduzione a cura di Amalia Stulin

Eva Batič nasce nel marzo del 1953 a Kranj. Il matrimonio della madre di Eva col poeta croato France Zagoričnik porta alla bambina un nuovo nome, rendendola nota anche in seguito come Ifigenija Zagoričnik. Non solo: probabilmente grazie alla sua influenza, nella giovane Ifigenija, già al liceo, nasce l’interesse per la poesia e la curiosità verso una ricerca letteraria di tipo sperimentale, neo-avanguardista. Studia all’università di Ljubljana slavistica e letterature comparate, mantenendosi con un lavoro da bambinaia e come traduttrice, frequentando intanto i circoli letterari della capitale, che le danno l’occasione di vedere pubblicate diverse raccolte di poesie. Nel 1978, dopo il matrimonio col corrispondente della BBC Veseljko Simonović, si trasferisce a Londra, dove inizia gli studi d’arte, sviluppando in particolar modo la scultura e gli interventi su ceramica e diplomandosi nel 1985. Non abbandona mai la letteratura e viene perciò considerata ancora oggi un’importante figura nell’ambito degli scambi culturali tra Inghilterra e Slovenia. Nel 2003 torna a Ljubljana, dove vive tutt’ora. Scrive per importanti testate di livello nazionale come Delo e Dnevnik, si occupa anche di letteratura per l’infanzia e traduce dall’inglese, il tutto in parallelo alla sua attività di artista della ceramica.
La poesia di Zagoričnik Simonović si distingue per una libertà pressoché assoluta: mancano maiuscole e segni d’interpunzione, cosicché il testo risulta quasi un flusso di coscienza; la giustapposizione in certi titoli (ad esempio: Ptiču otroka v kletki v kletko) di parole declinate in modo molto − se non del tutto − incoerente rende surreale l’atmosfera e difficile la traduzione. Si è comunque scelto di riproporre la stessa fluidità, anche quando la sintassi italiana avrebbe potuto risentirne. Questa struttura apparentemente ritmata, ordinata, ma in realtà priva di articolazioni, impone una voce limpida, tanto semplice e quotidiana quanto dura e spietata, che vuole riflettere sul lato inquietante di alcuni aspetti dell’esperienza umana: l’educazione e la genitorialità, la femminilità, gli equilibri interpersonali.

© Amalia Stulin

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